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La partenza del treno speciale Sicilia Express da Torino a Palermo dalla stazione di Porta Nuova

 

Sul treno low cost da Torino a Palermo per fare Natale a casa: “Finalmente terra”

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Impiegati, famiglie giovani e molti insegnanti: viaggio di ventiquattr’ore sul Sicilia Express voluto dalla Regione per 500 pendolari delle feste Rientro il 5 gennaio
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A BORDO DEL TRENO TORINO – PALERMO – Tutti a casa, e si arriva alla meta come reduci, molto spettinati, affamati, desiderosi di una doccia, di un caffè amaro. Poco dormire e niente colazione, ma che importa. Ecco infine la Sicilia, vista dal ponte del traghetto, “Terra! Terra!”, grida uno, e non sta mica scherzando. Nella mano destra il trolley, nella sinistra impugna il panettone per i parenti. «Signò, a Natale si fa qualunque sacrificio, pur di tornare a casa. Ma lei è del Nord, non può capire».

E a casa siamo, assieme a un 500 siciliani saliti sul treno speciale e notturno voluto dalla Regione Sicilia, da Torino a Palermo in quasi 24 ore, sono quei viaggi epici, e anche biblici, non fosse perché a un certo punto si attraversa un mare. Ma è andato tutto bene, sul Sicilia Express partito da Torino alle 15 di sabato, che via via ha raccolto i siciliani lombardi, e poi quelli che vivono in Emilia Romagna, e a scendere, i…

A BORDO DEL TRENO TORINO – PALERMO – Tutti a casa, e si arriva alla meta come reduci, molto spettinati, affamati, desiderosi di una doccia, di un caffè amaro. Poco dormire e niente colazione, ma che importa. Ecco infine la Sicilia, vista dal ponte del traghetto, “Terra! Terra!”, grida uno, e non sta mica scherzando. Nella mano destra il trolley, nella sinistra impugna il panettone per i parenti. «Signò, a Natale si fa qualunque sacrificio, pur di tornare a casa. Ma lei è del Nord, non può capire».

E a casa siamo, assieme a un 500 siciliani saliti sul treno speciale e notturno voluto dalla Regione Sicilia, da Torino a Palermo in quasi 24 ore, sono quei viaggi epici, e anche biblici, non fosse perché a un certo punto si attraversa un mare. Ma è andato tutto bene, sul Sicilia Express partito da Torino alle 15 di sabato, che via via ha raccolto i siciliani lombardi, e poi quelli che vivono in Emilia Romagna, e a scendere, i toscani, i romani, i campani. Nessuno è stato male, a parte una ragazza semisvenuta a Messina, e prontamente curata con una bustina di zucchero. Nessuno ha litigato, e anzi sono nate nuove amicizie. Nessun bambino è nato in corsa (immaginate un parto d’urgenza, nel tratto Roma-Salerno, tra le 2 e le 3 del mattino), e i piccolissimi saliti a bordo stanno tutti bene. Sofia Crupi, di mesi tre, ha fatto la sua prima attraversata d’Italia in braccio alla mamma Giusi, che peraltro se l’è portata in giro tutta notte, avanti e indietro per i vagoni, ma è sbarcata che era un fiore, lei, Sofia.

Torino, la partenza

 

E c’erano altri minorenni, e anche anziani, studenti e ricercatori delle università del Nord. Impiegati, famiglie giovani, molti insegnanti, uno spaccato italiano e uno specchio di attaccamento alla famiglia di origine, che è la Sicilia tutta («Io la amo interamente perché ci è nato mio nonno. A Racalmuto, che è il paese di Sciascia», diceva un giovinotto che fa il dj a Milano, con poca fortuna). Beh, la Regione ha lanciato l’iniziativa, un viaggione come si faceva una volta, lento pede anzi lentissimo. Prezzi stracciati, per combattere il caro voli che tutti lamentano. Solo 29,90 euro per il posto a sedere, 39,90 per la cuccetta a 4 posti, fino ai 129,90 per la carrozza letto a uso singolo. In mezz’ora sono andati via tutti, alle 15 del 3 dicembre. Mirko e Susanna, lui cuoco e lei bidella, «abbiamo fatto tanti clic clic finché abbiamo preso i posti. Prima? Sempre in aereo. Ma stavolta erano troppo cari, 500 euro a testa. Mille euro, noi non ce li possiamo permettere».

E benemerita come solo i carabinieri, la Regione ha quindi pagato l’80 per cento dei costi, e ha caricato a bordo casse di vino, giochi di società e alcuni influencer che facessero girare l’iniziativa sui social. Il treno, organizzato da Treni Turistici Italiani, società del Gruppo Ferrovie dello Stato, che ha messo su rotaia 15 vagoni comprese le motrici, e un drappello di funzionari, a controllare che tutto andasse bene. Manu militari, no alla musica troppo alta perché disturba i macchinisti, no a troppi casini perché il re del convoglio è sempre e solo il capotreno. Ordine e pulizia, e niente ubriachi, mi raccomando, a vigilare su tutto un giovane con molti telefoni e la ricetrasmittente, pure lui digiuno. Insomma, così si è arrivati in fondo senza morti e feriti. A Messina, pure lo staff dei Treni Turistici ha pensato “Terra, Terra!”, ma nessuno ha detto beh.

I ragazzi a bordo del treno

 

«Il fatto è che non siamo più abituati. L’ultimo viaggio così l’ho fatto nel 2005, poi hanno eliminato la Freccia del Sud». Selene è farmacista specializzanda all’università di Pisa, ma vive a Firenze e lavora a Livorno, quindi è pronta a tutto, è pendolare nel midollo anche solo in Toscana. E questo viaggio «è un bel sacrificio. È lungo, e abbastanza scomodo». Ma, e qui vien fuori la sua sicilitudine massima, «il sangue e la terra dove sei nato, poi ti chiamano…» e tu devi rispondere, «infatti sto andando a casa ad Agrigento. Da mia mamma, mio papà, mio fratello». Sono concetti semplici, e profondi, e Selene è giovane, pur nella luce sinistra dell’alba che non dona a nessuno.

Il ponte sullo stretto? E chi ha tempo di pensarci, dopo 16 ore di viaggio, e nonostante questo i travel blogger Ignazio e Ilenia stanno facendo un loro sondaggio: siete favorevoli al ponte che vuole Salvini? Ignazio pensa che «ci sono i pro e i contro. Si potrebbe eliminare questa cosa dei treni che salgono sui traghetti a Villa San Giovanni, e sbarcano a Messina. Ma i possibili danni ai fondali? Io sono di Favignana, zona protetta», quindi conosce il rischio dell’operazione, e lo teme. «Fare questa attività sui social, mi permette di restare aggrappato alla mia terra, contro un destino di emigrazione». È una scelta di vita, restare su un’isola e goderne le bellezze, patendone però gli handicap. Il mare grosso, l’aliscafo che non parte, la posta che non arriva.

L'arrivo del treno a Palermo

 

«Noi siamo i più coraggiosi», e in effetti. Francesco Frudà, della polizia locale di Milano, la moglie Valeria Canto, insegnante, con i due bambini Athena, 2 anni, e Alexander, di 4 (uno che cerca sempre di scappare, a vedere il mondo che c’è negli altri scompartimenti). Lui: «Stare con la famiglia, significa unione, amore. Però di solito prendevamo l’aereo». Lei, per spiegare che i siciliani sono abituati al viaggio duro: «Mio padre era ingegnere nucleare all’Ansaldo di Genova, poi hanno chiuso le centrali e quindi si è trasferito alla Fiat di Termini Imerese». Loro, al Nord. E i nonni, emigrati nei Sessanta, «mia nonna lavorava alla Galbani, il marito era gruista nel cantieri edili» della Milano del boom. È stato tutto un su e giù, Nord-Sud, per anni, una generazione dopo l’altra, via via con valigie migliori, fino ai trolley di oggi, con i pupazzetti attaccati alla maniglia.

Nella notte, tra una tombola e una degustazione di vini siciliani, si sono intrecciati molti racconti. «Ma tu come stai, a Milano?». «Eh, sono sola e pago 500 euro una camera in due in zona Bocconi. E la mia coinquilina praticamente non mi parla. Non cucina, compra tutto all’Esselunga». Ugo, 32 anni: «Milano adesso è casa. Poi, casa è quella dove hai le radici, che non seccano mai». Non è colpa del vino, è proprio così, nella nostalgia assoluta dei giovani migrati al Nord, che talvolta campano di apericena, e perciò adesso dicono «ciao Nord, io me ne torno a casa!». «Tanti domandano: ma perché non resti a lavorare in Sicilia? Ma come faccio, visto che i concorsi sono chiusi, non c’è posto per me a Palermo», (Chiara, da poco laureata, lavora in una scuola a Novara, ospite degli zii).

Poi le voci si spengono, ci si sdraia alla meglio con il cuscinetto di acrilico, una racconta ancora che «mia cognata si è operata di cistifellea, le ho detto di venire a Roma, di non stare a Trapani». Passano due ragazzi, «ma lo sai che tra due giorni è Natale?», «e tu lo sai che il prosecco è finito, e che sul treno non c’è neanche una brioche per la colazione? Mangerò il cannolo a Messina», ma sul traghetto il bar è chiuso, niente cannolo, niente caffè. Di colpo, apparirà il mare. Lì tutti si tacciono, perché è di un incredibile colore. Viola, proprio viola.

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