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Francesco Favaretto ucciso da babygang, la madre: “Non ribellatevi, c’è la morte fuori da famiglia”

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Aveva 22 anni, è stato accoltellato e poi sgozzato con un vetro. Arrestati tre ragazzi: avevano agito sotto l’effetto della ketamina
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Treviso — «Ragazzi non ribellatevi, perché fuori dalla famiglia c’è la morte. Prima di fare certe cose pensate che là fuori c’è un mostro che vi aspetta». Monica non si dà pace e dopo 11 giorni trascorsi ad accarezzare e baciare suo figlio in terapia intensiva, si è dovuta rassegnare. Francesco Favaretto è morto a 22 anni per una storia di droga. Prima picchiato, poi accoltellato e infine sgozzato con un coccio di bottiglia. Aggredito in un parcheggio pubblico di Treviso, tra le auto in sosta dei turisti accorsi per lo shopping di Natale.

La polizia ha arrestato i tre che l’hanno ammazzato e sono tutti più giovani di lui. È il dramma sociale e generazionale che nessuno è stato in grado di vedere, in questa città di benestanti amministrata dalla Lega. Erano tutti fatti di ketamina, giravano come zombie in una città piena di addobbi e luminarie. «Gli abbiamo dato solo qualche calcio», aveva detto ai poliziotti uno degli aggressori. E invece l’avevano massacrato e l’hanno fatto per la …

Treviso — «Ragazzi non ribellatevi, perché fuori dalla famiglia c’è la morte. Prima di fare certe cose pensate che là fuori c’è un mostro che vi aspetta». Monica non si dà pace e dopo 11 giorni trascorsi ad accarezzare e baciare suo figlio in terapia intensiva, si è dovuta rassegnare. Francesco Favaretto è morto a 22 anni per una storia di droga. Prima picchiato, poi accoltellato e infine sgozzato con un coccio di bottiglia. Aggredito in un parcheggio pubblico di Treviso, tra le auto in sosta dei turisti accorsi per lo shopping di Natale.

La polizia ha arrestato i tre che l’hanno ammazzato e sono tutti più giovani di lui. È il dramma sociale e generazionale che nessuno è stato in grado di vedere, in questa città di benestanti amministrata dalla Lega. Erano tutti fatti di ketamina, giravano come zombie in una città piena di addobbi e luminarie. «Gli abbiamo dato solo qualche calcio», aveva detto ai poliziotti uno degli aggressori. E invece l’avevano massacrato e l’hanno fatto per la droga. Un panetto di hashish che lui aveva nascosto nelle mutande. All’alba di domenica erano stati tutti individuati e ora sono in carcere. Sono Toluwaloj Ade Linkspual, studente diciannovenne di Ponte di Piave di origini nigeriane, Angelo Riccardo Ozuna, operaio di 18 anni di Treviso e un quindicenne, anch’egli di Treviso.

L’aggressione risale a giovedì 12 dicembre, poco prima delle 20, nel parcheggio pubblico di via Castelmenardo, a due passi dai vicoli del centro storico. «Mio figlio era succube di una ragazza» continua la madre. E infatti quando l’hanno circondato si trovava con questa ragazza, anche lei dipendente dalla droga. Non aveva più una dimora fissa, Francesco l’aveva ospitata a casa sua per un lungo periodo. Monica aveva capito la situazione e non ha mai rinunciato a battersi per togliere il figlio da quella situazione. Si arriva però alla serata dell’aggressione, con un gruppo di ragazzi e ragazze che si mettono a caccia di Francesco Favaretto per regolare i conti. Trovano lui e la fidanzata e subito partono le minacce. «Dacci il fumo», gli intimano. Ma lui si rifiuta e scatta il pestaggio. «Eravamo tutti strafatti, non capivano più nulla e lui era aggressivo», ha raccontato una ragazzina appena diciassettenne che ha visto tutto. Secondo la ricostruzione fatta dalla Squadra mobile di Treviso è stato prima spinto a terra e poi preso a calci. In quel frangente è spuntato anche un coltello, con cui è stato colpito più volte al torace. Qualcuno aveva in mano anche una bottiglia di Prosecco, che è stata infranta per usarne i cocci. Il colpo letale è stato sferrato al collo con un pezzo di vetro. Durante le perquisizioni a casa i poliziotti hanno trovato gli abiti ancora sporchi di sangue. Il telefonino di Francesco, invece, era stato buttato nel Sile.

Ci sono anche delle intercettazioni che incastrano il gruppetto, perché una volta passato l’effetto della droga si sono resi conto della gravità di ciò che avevano commesso. «I giovani stanno andando alla deriva ma non possiamo accettarlo, vanno recuperati», ha detto Alessandra Simone, questora di Treviso. «Il problema ce lo dobbiamo porre tutti. Parliamo di giovanissimi, tra i dieci autori di questa rissa sei sono minorenni e quattro appena diciottenni. Sono coinvolte anche delle ragazzine e questo ci deve preoccupare».

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