Giubileo, il Papa ha aperto la porta santa: “Alziamo la voce, la speranza non è quieto vivere”
di Iacopo ScaramuzziROMA – “Haec porta Domini…”, è questa la porta del Signore: seguendo l’antico rito cadenzato dalle formule in latino papa Francesco ha aperto la porta santa di San Pietro, questa sera, dando così avvio al giubileo della speranza, che si concluderà il sei gennaio del 2026. Ai cristiani, ha detto, è chiesto di essere “pellegrini di luce nelle tenebre del mondo”.
“Chiesa testimone di pace”
Preceduto dalle letture dell’antico e del nuovo Testamento, Jorge Mario Bergoglio è giunto in carrozzina nell’atrio della basilica vaticana. “Fratelli e sorelle”, ha scandito, “nel Natale del Signore, luce da luce, speranza inestinguibile, ci prepariamo a varcare con fede la porta santa. I passi del nostro cammino sono i passi di tutta la Chiesa, pellegrina nel mondo e testimone di pace”.
“I bambini mitragliati”
Bisogna “ritrovare la speranza perduta, rinnovarla dentro di noi, seminarla nelle desolazioni del nostro tempo e del nostro mondo, e ce ne sono tante: pensiamo alle guerre, ai bambini mitraglia…
ROMA – “Haec porta Domini…”, è questa la porta del Signore: seguendo l’antico rito cadenzato dalle formule in latino papa Francesco ha aperto la porta santa di San Pietro, questa sera, dando così avvio al giubileo della speranza, che si concluderà il sei gennaio del 2026. Ai cristiani, ha detto, è chiesto di essere “pellegrini di luce nelle tenebre del mondo”.
“Chiesa testimone di pace”
Preceduto dalle letture dell’antico e del nuovo Testamento, Jorge Mario Bergoglio è giunto in carrozzina nell’atrio della basilica vaticana. “Fratelli e sorelle”, ha scandito, “nel Natale del Signore, luce da luce, speranza inestinguibile, ci prepariamo a varcare con fede la porta santa. I passi del nostro cammino sono i passi di tutta la Chiesa, pellegrina nel mondo e testimone di pace”.
“I bambini mitragliati”
Bisogna “ritrovare la speranza perduta, rinnovarla dentro di noi, seminarla nelle desolazioni del nostro tempo e del nostro mondo, e ce ne sono tante: pensiamo alle guerre, ai bambini mitragliati, alle bombe sulle scuole e gli ospedali”. Così papa Francesco nella omelia della vigilia di Natale. Nei giorni scorsi Francesco ha usato queste parole per ciò che sta accadendo nella Striscia di Gaza.
La speranza non è quieto vivere
La speranza, tema del Giubileo 2025, “non tollera l’indolenza del sedentario e la pigrizia di chi si è sistemato nelle proprie comodità”, dice il Papa nell’omelia. “Non ammette la falsa prudenza di chi non si sbilancia per paura di compromettersi e il calcolo di chi pensa solo a sé stesso; è incompatibile col quieto vivere di chi non alza la voce contro il male e contro le ingiustizie consumate sulla pelle dei più poveri”. Poi aggiunge che la speranza cristiana “esige da noi l’audacia di anticipare oggi questa promessa, attraverso la nostra responsabilità e la nostra compassione”.
La porta aperta
Papa Francesco ha aperto la porta santa di San Pietro, dando così avvio al giubileo che terminerà il sei gennaio del 2026. Dopo le preghiere iniziali, il Papa si è assentato brevemente per poi tornare nell’atrio della basilica e ha raggiunto in carrozzina, tramite una pedana, la porta santa, sulle note intonate in latino dal coro: “Haec porta Domini…”, è questa la porta del Signore, entro nella tua casa signore, mi prostro verso il tuo tempio santo, apritemi le porte della giustizia, vi entrerò per ringraziare il Signore.
Dopo alcuni secondi in silenzio, sempre in carrozzina, dinanzi alla porta santa, il Papa si è protesto verso la porta, sfiorandola, e la porta santa, grazie a due addetti dentro la basilica, si è è aperta dinanzi a lui. Subito dopo le campane della basilica vaticana hanno iniziato a suonare in segno di festa. Dietro il Pontefice hanno fatto l’ingresso in basilica i ministri, alcuni fedeli provenienti dai cinque continenti, dall’Iran alla Nigeria fino alla Cina, e alcuni concelebranti, e la processione si è incamminata verso l’altare della Confessione. Alla messa partecipano la presidente del consiglio Giorgia Meloni e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.
Carceri, guerre, povertà
“Fratelli e sorelle”, ha detto Francesco nell’omelia, “con l’apertura della Porta Santa abbiamo dato inizio a un nuovo Giubileo: ciascuno di noi può entrare nel mistero di questo annuncio di grazia. Questa è la notte in cui la porta della speranza si è spalancata sul mondo; questa è la notte in cui Dio dice a ciascuno: c’è speranza anche per te”, ha detto il Papa rivolto a un immaginario fedele.
“A noi discepoli del Signore”; ha detto Bergoglio – è chiesto di ritrovare in lui la nostra speranza più grande, per poi portarla senza ritardi, come – ha sottolineato il Papa – pellegrini di luce nelle tenebre del mondo. Fratelli e sorelle, questo è il Giubileo, questo è il tempo della speranza! Esso ci invita a riscoprire la gioia dell’incontro con il Signore, ci chiama al rinnovamento spirituale e ci impegna nella trasformazione del mondo, perché questo diventi davvero un tempo giubilare: lo diventi – ha detto il Papa – per la nostra madre Terra, deturpata dalla logica del profitto; lo diventi per i Paesi più poveri, gravati da debiti ingiusti; lo diventi per tutti coloro che sono prigionieri di vecchie e nuove schiavitù".
"A noi, tutti, il dono e l’impegno di portare speranza là dove è stata perduta: dove la vita è ferita, nelle attese tradite, nei sogni infranti, nei fallimenti che frantumano il cuore; nella stanchezza di chi non ce la fa più, nella solitudine amara di chi si sente sconfitto, nella sofferenza che scava l’anima; nei giorni lunghi e vuoti dei carcerati, nelle stanze strette e fredde dei poveri, nei luoghi profanati dalla guerra e dalla violenza. Il Giubileo si apre – ha detto il Pontefice argentino – perché a tutti sia donata la speranza del Vangelo, la speranza dell’amore, la speranza del perdono”.
Le altre porte
Oltre a quella di San Pietro, la prima ad essere aperta, nei prossimi giorni Francesco in persona aprirà una porta santa nel carcere romano di Rebibbia (26 dicembre), e saranno poi aperte le porte santa delle altre tre basiliche papali maggiori, San Giovanni in Laterano (29 dicembre), Santa Maria Maggiore (primo gennaio) e San Paolo fuori le Mura (cinque gennaio). Per “lucrare l’indulgenza” in occasione del Giubileo i fedeli potranno solcare anche le porte sante delle tre delle tre basiliche della Terra Santa – il Santo Sepolcro in Gerusalemme, la Natività in Betlemme, l’Annunciazione in Nazareth – e il Papa ha concesso ai vescovi di tutto il mondo di aprire una porta santa nella propria cattedrale o in altre chiese e santuari che ritenga adatti alle esigenze dei fedeli.
Il prete apprezzato da Fidel
Nella sua omelia il Papa ha insistito sulla urgenza di testimoniare al mondo la speranza cristiana, che, ha puntualizzato, “non è un lieto fine da attendere passivamente: è la promessa del Signore da accogliere qui e ora, in questa terra che soffre e che geme. Essa ci chiede perciò di non indugiare, di non trascinarci nelle abitudini, di non sostare nelle mediocrità e nella pigrizia; ci chiede – direbbe Sant’Agostino – di sdegnarci per le cose che non vanno e avere il coraggio di cambiarle; ci chiede di farci pellegrini alla ricerca della verità, sognatori mai stanchi, donne e uomini che si lasciano inquietare dal sogno di Dio, il sogno di un mondo nuovo, dove regnano la pace e la giustizia”.
Bergoglio ha citato don Alessandro Pronzato, sacerdote defunto che ha sempre apprezzato (regalò i suoi libri a Fidel Castro quando gli fece visita a Cuba nel 2015), “un bravo prete scrittore” che così pregava per il Santo Natale: “Signore, Ti chiedo qualche tormento, qualche inquietudine, qualche rimorso".
Mattoni, calcinacci e battenti
L’apertura della Porta Santa è il segno del passaggio salvifico aperto da Cristo con la sua incarnazione, morte e risurrezione, chiamando tutti a riconciliarsi con Dio e con il prossimo. L’adozione di una porta santa è attribuita al papa Martino V che, per il giubileo straordinario del 1423, l’aprì per accedere alla basilica di San Giovanni in Laterano. Risale invece al giubileo del 1450 l’apertura della porta santa a San Pietro. Dopo che, aprendo la porta santa per il giubileo del 1975 papa Paolo VI rischiò di essere colpito dai calcinacci, si rinunciò al muro di mattoni sino ad allora invalso verso l’esterno (un muro viene eretto all’interno della basilica alla fine del giubileo e tirato giù con una recognitio alcuni giorni prima dell’anno santo) e dal 1983 il rito fu sostituito con l’apertura dei due battenti della porta di bronzo.
Il Papa conclude la messa
Papa Francesco ha concluso attorno alle 21 la messa della vigilia di Natale a San Pietro, iniziata alle 19 con l’apertura della porta santa che ha marcato l’avvio del giubileo. Domani, Natale, a mezzogiorno Francesco impartisce la benedizione “urbi et orbi” dal loggione centrale di San Pietro, tradizionale occasione per un giro d’orizzonte geopolitico sulla situazione del mondo attuale.