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Il pranzo di Natale con chi ha un disturbo alimentare: “Evitare commenti e sguardi insistenti”

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Per i tre milioni di ragazzi e ragazze in Italia che convivono con anoressia, bulimia o binge-eating (abbuffate incontrollate), le festività rappresentano una prova emotiva durissima: ogni invito è una sfida
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Ci vediamo al sushi? «No, grazie, ho un impegno. Vi raggiungo dopo cena!». Federica ripete questa bugia da settimane. Prima era la pizzata della pallavolo, poi quella di classe, infine con gli amici. Ogni volta la stessa scusa, una risposta che nasconde un tormento. Intorno, la città sembra esplodere di tentazioni: ristoranti gremiti, vetrine traboccanti di leccornie. Ma per Federica tutto questo è solo fonte di ansia. Da mesi evita di mangiare con gli altri. A dire il vero, quasi non mangia più. «Mi basta la schiuma del cappuccino – solo quella – per andare avanti tutto il giorno», confessa. Dietro questa abitudine si nasconde un dolore profondo, una battaglia quotidiana contro se stessa.

L’incubo delle tavole imbandite

Per i tre milioni di ragazzi e ragazze in Italia che convivono con un disturbo del comportamento alimentare (DCA), come anoressia, bulimia o binge-eating (abbuffate incontrollate), le festività nataliz…

Ci vediamo al sushi? «No, grazie, ho un impegno. Vi raggiungo dopo cena!». Federica ripete questa bugia da settimane. Prima era la pizzata della pallavolo, poi quella di classe, infine con gli amici. Ogni volta la stessa scusa, una risposta che nasconde un tormento. Intorno, la città sembra esplodere di tentazioni: ristoranti gremiti, vetrine traboccanti di leccornie. Ma per Federica tutto questo è solo fonte di ansia. Da mesi evita di mangiare con gli altri. A dire il vero, quasi non mangia più. «Mi basta la schiuma del cappuccino – solo quella – per andare avanti tutto il giorno», confessa. Dietro questa abitudine si nasconde un dolore profondo, una battaglia quotidiana contro se stessa.

L’incubo delle tavole imbandite

Per i tre milioni di ragazzi e ragazze in Italia che convivono con un disturbo del comportamento alimentare (DCA), come anoressia, bulimia o binge-eating (abbuffate incontrollate), le festività natalizie rappresentano una prova emotiva durissima: ogni invito a tavola è una sfida, ogni portata un ostacolo, ogni sguardo una condanna – reale o immaginaria. «Per Federica, il Natale è una corsa all’evitamento: non solo del cibo, ma anche delle relazioni», spiega Stefano Vicari, professore di Neuropsichiatria Infantile all’Università Cattolica di Roma e primario all’Ospedale Bambino Gesù. Anche Alessia, 17 anni, vive le festività come un incubo. «So già che dovrò incontrare mia nonna, quella che mi ha sempre chiamata “ragazzina pienotta”. Ogni anno prepara ogni ben di Dio e poi mi dice: “Non ti pare di aver mangiato abbastanza? Non sei sazia?”, mentre ai miei cugini offre un’altra porzione di lasagne e panettone».«La difficoltà non è solo affrontare piatti abbondanti, ma anche convivere con sguardi e domande indiscrete», spiega Aurora Caporossi, presidente di Animenta, un’associazione che supporta chi affronta un DCA e le loro famiglie.

Ci vediamo dopo cena

«Si potrebbero prevenire situazioni spiacevoli parlando con chi tende a fare commenti inappropriati, spiegando quanto sia importante evitare domande come: “Perché non mangi?” o osservazioni del tipo: “Ti trovo proprio bene”, “come sei dimagrito/ingrassato”». Caporossi sa bene di cosa parla: «A 16 anni mi sono ammalata di anoressia nervosa e ho apprezzato enormemente gli sforzi di mia mamma per proteggermi da parole che avrebbero potuto ferirmi». È fondamentale andare oltre le apparenze: il peso e l’aspetto fisico sono solo manifestazioni esterne. Come i rami spezzati e i detriti trasportati da una valanga, non rappresentano la valanga stessa né le forze che l’hanno originata. «I disturbi alimentari sono malattie mentali vere e proprie», spiega Vicari, che ha affrontato questo tema nel libro Vi raggiungo dopo cena (Ed. Erickson), scritto insieme alla psicoterapeuta Maria Pontillo.

Quando sorridere è insopportabile

«In certi casi, anche la semplice pressione sociale a festeggiare o sorridere davanti all’albero può diventare insopportabile». Ancora una volta il ruolo dei genitori è cruciale. «Può essere utile dire: “So che questi momenti sono difficili per te. Troviamo insieme un modo per affrontarli. Puoi occuparti dei bambini più piccoli o aiutarmi a rassettare, se stare a tavola ti mette a disagio”. Riconoscere le difficoltà senza giudicare è un passo fondamentale per rafforzare l’alleanza con i figli». Certo, non sempre è facile. «Relazionarsi con una persona che soffre di anoressia o bulimia è come camminare su un campo minato. Se non conosci l’esatta posizione delle mine, che cambia ogni giorno, rischi di far saltare tutto», racconta Agnese Buonomo nel suo libro La famiglia divorata (Mursia editore). «Quando in una famiglia c’è un malato, in un certo senso si ammalano tutti».

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