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Pronto soccorso in crisi: “Parcheggi per malati che aspettano un ricovero”

04 luglio 2022 foto Angelo Franceschi.Ambulanze parcheggiate fuori dei pronto soccorso ospedali romani..Nella foto ospedale Sant'Andrea.i 

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In un anno sono più di seimila i pazienti morti dopo essere rimasti per oltre 24 ore in emergenza. Il Lazio maglia nera. “Colpa del taglio di posti nei reparti di medicina”
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Roma — Freddo, influenza, ferie natalizie dei medici di famiglia e del personale sanitario ospedaliero: in questo periodo si manifesta il mix perfetto per mandare in crisi i pronto soccorso italiani. Nelle stanze dell’emergenza d’inverno le attese diventano lunghissime anche per chi ha patologie che richiederebbero il ricovero, mentre tanti codici bianchi con problemi banali abbandonano prima che un dottore possa vederli, estenuati dai tempi biblici per ottenere una visita. La tensione sale e si manifesta anche tra colleghi. Chi si occupa di urgenza chiede con insistenza posti letto ai responsabili dei reparti di degenza.

Chi muore nell’attesa

Quanto avvenuto a Palermo, dove una donna è morta dopo aver atteso per ben otto giorni su una barella di essere ricoverata, è il caso estremo, che però racconta un problema diffuso: i servizi di emergenza faticano e a farne le spese sono prima di tutto i cittadini. Nel 2023 sono morte 6.555 persone che aspettavano da almeno 24 ore di essere spo…

Roma — Freddo, influenza, ferie natalizie dei medici di famiglia e del personale sanitario ospedaliero: in questo periodo si manifesta il mix perfetto per mandare in crisi i pronto soccorso italiani. Nelle stanze dell’emergenza d’inverno le attese diventano lunghissime anche per chi ha patologie che richiederebbero il ricovero, mentre tanti codici bianchi con problemi banali abbandonano prima che un dottore possa vederli, estenuati dai tempi biblici per ottenere una visita. La tensione sale e si manifesta anche tra colleghi. Chi si occupa di urgenza chiede con insistenza posti letto ai responsabili dei reparti di degenza.

Chi muore nell’attesa

Quanto avvenuto a Palermo, dove una donna è morta dopo aver atteso per ben otto giorni su una barella di essere ricoverata, è il caso estremo, che però racconta un problema diffuso: i servizi di emergenza faticano e a farne le spese sono prima di tutto i cittadini. Nel 2023 sono morte 6.555 persone che aspettavano da almeno 24 ore di essere spostate in un reparto. Quasi un terzo di queste, circa 2 mila, si trovavano in ospedali del Lazio. Al di là dei decessi, capita in molte Regioni che i malati stiano più di due giorni ad aspettare il trasferimento. Con il freddo si aggravano problemi respiratori, malattie cardiache e in generale patologie croniche e quindi sono soprattutto gli anziani ad occupare i lettini.

Oltre 48 ore

E’ come se una città di medie dimensioni rimanesse bloccata in barella. Sono ben 330 mila, infatti, gli italiani che ogni anno trascorrono almeno 48 ore all’interno di un pronto soccorso, ad aspettare che si trovi un posto per ricoverarli. La Regione con più problemi è il Lazio, dove addirittura il 15% di coloro ai quali serve un ricovero devono avere pazienza, se ci riescono, almeno per due giorni. Almeno, perché a volte i tempi sono più lunghi.

“Non è accettabile una cosa del genere, si tratta di un’offesa alla dignità della persona”. A reagire così è Alessandro Riccardi, il nuovo presidente di Simeu, la società scientifica dell’emergenza-urgenza. Lui fa il primario a Pietra Ligure. “Il ministero ha imposto un massimo di otto ore di tempo per far uscire dal pronto soccorso chi è già stato indirizzato in un reparto. Purtroppo in tanti casi il limite non viene rispettato”. E i pronto soccorso diventano parcheggi per i malati.

"Depauperati i reparti di medicina”

Nel 2023 nelle stanze dell’emergenza degli ospedali italiani sono arrivate 18,6 milioni di persone. Il dato cresce dal 2020 ma nel 2019 i numeri erano più alti. Ad avere bisogno di un ricovero sono circa 2,1 milioni di persone. “C’è un depauperamento di posti nei reparti di medicina e questa è la causa principale di quello che sta accadendo”, aggiunge Riccardi. L’assistenza nei pronto soccorso non è adeguata e il primario spiega bene come mai. “Il nostro non è lo spazio giusto per seguire questi malati, intanto perché il personale pensa all’emergenza e può fornire loro solo un’assistenza discontinua. E poi chi sta in pronto soccorso non si riposa, si trova tutto il giorno esposto a rumori e luci, perde l’alternanza tra il giorno e la notte. Questa situazione porta alcuni anziani al delirium. Anche la dignità dei parenti non è rispettata, visto che hanno grandi difficoltà a fare visita ai loro cari”.

Il ruolo delle carenze di organico

A rendere difficilissima la situazione sono anche le carenze di organico, ormai croniche, visto che sono molto pochi i giovani medici che vogliono occuparsi di emergenza. Ieri pomeriggio e ieri notte, racconta Giovanni Noto, primario a Ragusa, dove arrivano tra gli 80 e i 100 casi urgenti al giorno, da lui c’era un solo camice bianco di turno. “La situazione è drammatica — dice — Già dobbiamo seguire l’attività ordinaria, in più i pochi dottori presenti sono assorbiti anche dall’assistenza di chi aspetta un posto in reparto. Avremmo sei letti di osservazione ma li usiamo, insieme ad un’altra decina di barelle messe nei corridoi, per dare appunto un posto a chi aspetta il ricovero”. Si tratta spesso di persone anziane con tante patologie, come la donna di Palermo. “Quella paziente — dice Noto — è rimasta per otto giorni in attesa perché apparentemente non sembrava più grave dei tanti altri che come lei avevano bisogno di un letto”.

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