Il linguista Arcangeli: “Il ministro Valditara mi ha usato per fare causa a Lagioia, ora voglio denunciarlo”
di Raffaella De SantisROMA — Sembrava tutto passato, invece l’affaire Valditara-Lagioia non è chiuso. Ricapitoliamo in breve: dopo le critiche di Nicola Lagioia a un tweet di Giuseppe Valditara, il ministro dell’Istruzione aveva citato in sede civile lo scrittore Premio Strega accusandolo di diffamazione e chiedendo un risarcimento di 20 mila euro. La colpa di Lagioia? Aver ironizzato mesi fa durante la trasmissione di Rai3 Chesarà sulla sintassi di un post di Valditara che parlava dell’insegnamento della lingua italiana agli stranieri. Da quel momento è stato un ping pong di botta e risposta, concluso con la mediazione di Lagioia («mi dispiace se il ministro si è sentito insultato, la mia era solo una critica alla forma del tweet») e con Valditara che ritira l’azione legale. Pareva fatta e invece ora il linguista Massimo Arcangeli, professore a Cagliari, minaccia di rivalersi per essere stato citato come consulente del ministro nell’atto contro Lagioia. Nel documento sono riportate infatti le parole di Ar…
ROMA — Sembrava tutto passato, invece l’affaire Valditara-Lagioia non è chiuso. Ricapitoliamo in breve: dopo le critiche di Nicola Lagioia a un tweet di Giuseppe Valditara, il ministro dell’Istruzione aveva citato in sede civile lo scrittore Premio Strega accusandolo di diffamazione e chiedendo un risarcimento di 20 mila euro. La colpa di Lagioia? Aver ironizzato mesi fa durante la trasmissione di Rai3 Chesarà sulla sintassi di un post di Valditara che parlava dell’insegnamento della lingua italiana agli stranieri. Da quel momento è stato un ping pong di botta e risposta, concluso con la mediazione di Lagioia («mi dispiace se il ministro si è sentito insultato, la mia era solo una critica alla forma del tweet») e con Valditara che ritira l’azione legale. Pareva fatta e invece ora il linguista Massimo Arcangeli, professore a Cagliari, minaccia di rivalersi per essere stato citato come consulente del ministro nell’atto contro Lagioia. Nel documento sono riportate infatti le parole di Arcangeli a difesa della correttezza grammaticale del famoso tweet. Parole, spiega il linguista, espresse in libertà sui social: «Nessuno mi ha chiesto niente, non si tratta di una consulenza, come è scritto lì. Chiedo una rettifica pubblica o procederò per vie legali contro il ministro».
Professore come mai parla solo adesso?
«Perché sono stato fuori, ho staccato la spina e sono rimasto disconnesso dai social per via di un libro sui fratelli D’Inzeo che dovevo chiudere. Una volta rientrato a casa, la sorpresa. Riaccendendo il telefonino ho trovato una sfilza di messaggi, molti erano insulti».
Che cosa ci sarebbe di male ad aver dato quella consulenza al ministro?
«Avevo espresso sui social un giudizio tecnico di mia iniziativa, motu proprio, e non rispondendo a una chiamata. Nessuno mi ha mai sollecitato, né ho mai ricevuto messaggi o telefonate dal ministro o altri del suo staff. Tra l’altro sono politicamente dalla parte opposta e il riverbero di questa storia mi sta danneggiando».
È passato un po’ di tempo, ci ricorda per favore il contenuto del suo post?
«Dicevo che la sintassi del tweet di Valditara non era sgrammaticata e difendevo l’uso del congiuntivo fatto dal ministro. Il mio era un parere da esperto naturalmente. Ne salvavo dunque la forma, ma aggiungevo che nei contenuti il tweet era l’espressione peggiore del leghismo a trazione salviniana. Non condivido l’idea di scuola che ha Valditara, come considera gli stranieri e le minoranze, la trovo vecchia, ci porta indietro di almeno trent’anni. Il ministro aveva ripostato il mio commento sul suo profilo X, cosa che non potevo impedire. Ma ritrovarmi poi nella citazione contro Lagioia mi ha lasciato basito».
Hanno usato nell’atto ufficiale il suo post senza dirglielo?
«Dovranno spiegare, o c’è ignoranza o c’è malizia».
Davvero quel tweet le sembra perfetto grammaticalmente?
«Effettivamente qualche piccola cosa che non andava nella punteggiatura c’era, ma si tratta solo di sciatteria. Lagioia aveva un po’ calcato la mano prendendolo di mira. Farmi passare però per consulente ministeriale la considero un’onta, vista anche la battaglia che sto facendo contro il ministero per denunciare i quesiti errati nel concorso per scuola secondaria del 2020. Ho consegnato alla sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti un dossier di 800 pagine con elencati tutti gli errori del peggior concorso scolastico dell’Italia repubblicana. Poi sono venuto a scoprire che Frassinetti frequenta ambienti neonazisti e i miei rapporti col ministero sono cessati».
Quali saranno le sue prossime mosse?
«Mi sono già attivato con i miei avvocati, se non ci sarà una smentita pubblica da parte del ministro procederemo per vie legali. Valuteremo se andare avanti con una denuncia per diffamazione o con un atto di citazione in sede civile, chiedendo un risarcimento. Le dico queste cose per farle capire perché il mio punto di polemica è così acceso e infuocato. Questa faccenda è istituzionalmente inaccettabile, di una gravità inaudita. Voglio la smentita, dopodiché la voce grossa la faccio io».