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Aviaria, osservate mutazioni del virus nell’uomo. L’infezione colpisce anche i gatti domestici

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Le autorità sanitarie americane hanno osservato un cambiamento di H5N1 che lo rende potenzialmente più contagioso. Ma il livello di allerta resta basso. Morto un gatto che viveva in appartamento, contagiato dal cibo acquistato dai padroni. Uccisi anche dei grandi felini di un parco safari
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Sessanta persone si sono infettate con il virus dell’influenza aviaria negli ultimi mesi in Stati Uniti e Canada. Uno di loro però è finito sotto stretta osservazione da parte delle autorità sanitarie.

Un uomo di 65 anni in Louisiana è stato ricoverato per una forma grave della malattia. Il virus isolato nel suo organismo ha mostrato una mutazione, piccola ma importante.

La nuova mutazione

Secondo i Cdc, i Centers for Disease Control americani, l’autorità sanitaria che monitora le infezioni, la mutazione riguarda una proteina che si trova sulla superficie del virus e gli permette di ancorarsi alle cellule umane. Potenzialmente lo rende dunque più adatto a contagiare le alte vie respiratorie, cioè naso, gola e laringe. Il rischio è per ora solo teorico e i Cdc mantengono il livello di allerta basso.

La salute dell’uomo era già compromessa da altre malattie. Il suo sistema immunitario, debilitato, potrebbe aver ingaggiato con il virus una battaglia lunga e dall’esito incerto, che avreb…

Sessanta persone si sono infettate con il virus dell’influenza aviaria negli ultimi mesi in Stati Uniti e Canada. Uno di loro però è finito sotto stretta osservazione da parte delle autorità sanitarie.

Un uomo di 65 anni in Louisiana è stato ricoverato per una forma grave della malattia. Il virus isolato nel suo organismo ha mostrato una mutazione, piccola ma importante.

La nuova mutazione

Secondo i Cdc, i Centers for Disease Control americani, l’autorità sanitaria che monitora le infezioni, la mutazione riguarda una proteina che si trova sulla superficie del virus e gli permette di ancorarsi alle cellule umane. Potenzialmente lo rende dunque più adatto a contagiare le alte vie respiratorie, cioè naso, gola e laringe. Il rischio è per ora solo teorico e i Cdc mantengono il livello di allerta basso.

La salute dell’uomo era già compromessa da altre malattie. Il suo sistema immunitario, debilitato, potrebbe aver ingaggiato con il virus una battaglia lunga e dall’esito incerto, che avrebbe dato al microrganismo il tempo e l’opportunità di mutare. L’evoluzione dei virus nei pazienti con il sistema immunitario indebolito era già stata osservata con il Covid.

Le infezioni umane, fa notare uno studio di prossima pubblicazione coordinato da Massimo Ciccozzi, virologo del Campus Biomedico di Roma, “restano eventi isolati derivanti dall’esposizione diretta o ambientale a animali infetti, piuttosto che prove di una diffusione efficiente da uomo a uomo”. Tuttavia “ogni evento di spillover (trasmissione del virus da una specie all’altra) rappresenta un passo potenziale verso l’adattamento e una trasmissione più ampia”.

L’epidemia fra gli animali domestici

Il fatto che il paziente della Louisiana non abbia infettato nessuno è rassicurante. La contagiosità dell’aviaria fra gli esseri umani resta nulla, o comunque molto limitata. Il sobbollire dell’epidemia ormai da 4 anni tiene però in allarme gli esperti. Il virus chiamato anche H5N1 è diffuso ormai non solo fra gli uccelli, serbatoio naturale, ma anche in altri animali domestici come maiali e mucche. L’estendersi dell’epidemia fra allevamenti e caseifici ha spinto la California a dichiarare lo stato di emergenza.

Le vittime più recenti sono i felini. In Oregon un gatto domestico è morto per l'infezione. Le indagini hanno individuato il virus nella confezione di carne acquistata dai suoi padroni. “Siamo certi che questo gatto abbia contratto l’H5N1 mangiando cibo crudo e congelato per animali domestici” ha scritto il servizio veterinario dello stato americano. “Questo gatto era rigorosamente un animale da appartamento. Non era esposto al virus nel suo ambiente”.

In un parco safari dello stato di Washington il virus dell’aviaria ha ucciso anche una ventina di grandi felini. Una tigre del Bengala, linci e coguari si sono ammalati di polmonite e sono morti tra novembre e dicembre. Il parco ha chiuso al pubblico per precauzione e il 6 dicembre sono arrivati i risultati dei test: tutti positivi a H5N1.

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