Dal Campidoglio a Rebibbia, la parabola dell’ex potente snobbato anche dai vecchi sodali
di Gabriella CeramiQuando nel 2008 viene eletto sindaco di Roma, la scalinata e le finestre del Campidoglio si trasformano per una notte in un tappeto di saluti romani. Le immagini di supporter e tassisti fanno il giro del mondo: Gianni Alemanno, l’ex missino candidato dal Popolo della libertà, aveva battuto Francesco Rutelli diventando primo cittadino della Capitale fino al 2013, quando perde invece contro Ignazio Marino.
Negli anni successivi iniziano i suoi guai giudiziari che lo portano ad allontanarsi dalla politica perché contestato anche dai suoi ex amici. Solo negli ultimi tempi si è riaffacciato con il Movimento Indipendenza, un gruppo che ha radunato la destra estrema, che si dichiara cattolico e pacifista, e che non sta avendo particolare successo. E ora il suo arresto a Rebibbia, l’ultimo giorno dell’anno, per aver violato le regole sulla misura dei servizi sociali a cui era sottoposto, potrebbe segnare la fine della sua parabola politica.
Non è la prima volta che Alemanno finisce in carce…
Quando nel 2008 viene eletto sindaco di Roma, la scalinata e le finestre del Campidoglio si trasformano per una notte in un tappeto di saluti romani. Le immagini di supporter e tassisti fanno il giro del mondo: Gianni Alemanno, l’ex missino candidato dal Popolo della libertà, aveva battuto Francesco Rutelli diventando primo cittadino della Capitale fino al 2013, quando perde invece contro Ignazio Marino.
Negli anni successivi iniziano i suoi guai giudiziari che lo portano ad allontanarsi dalla politica perché contestato anche dai suoi ex amici. Solo negli ultimi tempi si è riaffacciato con il Movimento Indipendenza, un gruppo che ha radunato la destra estrema, che si dichiara cattolico e pacifista, e che non sta avendo particolare successo. E ora il suo arresto a Rebibbia, l’ultimo giorno dell’anno, per aver violato le regole sulla misura dei servizi sociali a cui era sottoposto, potrebbe segnare la fine della sua parabola politica.
Non è la prima volta che Alemanno finisce in carcere. I precedenti risalgono agli anni ’80 quando da animatore dell’ala rautiana dei giovani del Msi viene arrestato perché accusato di aver partecipato prima a un’aggressione e poi di aver organizzato, in due momenti distinti, manifestazioni non autorizzate, la prima contro l’Unione Sovietica e un’altra contro l’allora presidente statunitense George Bush, in visita in Italia.
Sposato con Isabella Rauti, figlia dell’ex segretario dell’Msi Pino Rauti, Alemanno è stato segretario del Fronte della Gioventù fino al 1991. Poi, nel 1994, aderisce alla svolta di Fiuggi diventando uno dei principali dirigenti di Alleanza nazionale. Nel 2001 Gianfranco Fini lo sceglie come ministro dell’Agricoltura nel secondo governo Berlusconi e di quel periodo si ricordano le sue battaglie contro la liberalizzazione dei mercati agricoli, in piena epoca no global.
La sua carriera nel panorama nazionale ha però una breve durata. Nel 2006 è scelto come candidato sindaco di Roma per sfidare Walter Veltroni, ma viene sonoramente sconfitto. Due anni dopo ci riprova e arriva a palazzo Senatorio. Neanche lui credeva che ce l’avrebbe fatta, tanto da chiedere al Pdl, che in quei giorni era alle prese con la formazione del governo, di attendere il turno del ballottaggio perché, in caso di sconfitta, avrebbe preteso di tornare a fare il ministro.
Il suo volto è anche accostato alla grande nevicata del 2012 quando la città, impreparata, rimane totalmente paralizzata e il sindaco, nel tentativo di farsi vedere operoso, va in periferia con la pala invocando l’arrivo dell’esercito. Ma Alemanno è anche il primo cittadino che si è fatto ritrarre in moto per la Capitale in piena emergenza sicurezza parlando di «situazione inquietante» e dando la colpa alla mancanza di pattuglie della polizia in strada. Peccato che fosse in Campidoglio già da quasi tre anni.
Terminata l’esperienza finisce nella bufera dell’inchiesta Mondo di mezzo. L’accusa è di associazione mafiosa, poi caduta, e finanziamento illecito dei partiti. Condannato a un anno e dieci mesi per traffico di influenze, adesso è in carcere perché, secondo il tribunale di Sorveglianza, Alemanno non avrebbe rispettato le prescrizioni previste nell’affidamento ai servizi sociali.
La solitudine politica nella quale l’ex sindaco è piombato da anni è evidente. A esprimersi sulla vicenda è solo Alfredo Antoniozzi, suo vecchio compagno di partito, che lo ha accompagnato durante l’esperienza in Campidoglio, e attuale vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: «Ho fatto l’assessore con Alemanno e per me rimane una persona perbene. Gli sono umanamente vicino anche se non ho elementi per giudicare». Per il resto, silenzio.