Una sigaretta può allungare la vita soltanto davanti al plotone di esecuzione: in tutti gli altri casi la accorcia. E ora sappiamo anche di quanto: di ben 20 minuti, in media, secondo una stima pubblicata dall’epidemiologa Sarah Jackson, ricercatrice all’University College di Londra, sul giornale scientifico Addiction.
Raddoppiano quindi le ansie dei tabagisti — e al contrario appaiono più giustificate misure come il divieto di fumo all’aperto entrato in vigore a Milano — rispetto a una stima precedente uscita sul British Medical Journal nel 2000, dove i minuti di vita gettati nel posacenere insieme a ogni mozzicone erano soltanto 11.
Bisogna però anche tenere conto che i risultati per chi smette di fumare non si vedono all’istante: l’investimento in salute è da considerarsi a lungo termine. Infatti secondo uno studio pubblicato quest’anno su JAMA Network Open da epidemiologi …
Una sigaretta può allungare la vita soltanto davanti al plotone di esecuzione: in tutti gli altri casi la accorcia. E ora sappiamo anche di quanto: di ben 20 minuti, in media, secondo una stima pubblicata dall’epidemiologa Sarah Jackson, ricercatrice all’University College di Londra, sul giornale scientifico Addiction.
Raddoppiano quindi le ansie dei tabagisti — e al contrario appaiono più giustificate misure come il divieto di fumo all’aperto entrato in vigore a Milano — rispetto a una stima precedente uscita sul British Medical Journal nel 2000, dove i minuti di vita gettati nel posacenere insieme a ogni mozzicone erano soltanto 11.
Bisogna però anche tenere conto che i risultati per chi smette di fumare non si vedono all’istante: l’investimento in salute è da considerarsi a lungo termine. Infatti secondo uno studio pubblicato quest’anno su JAMA Network Open da epidemiologi sudcoreani, una volta che si smette di fumare il rischio complessivo di tumori inizia a calare solo dopo 10 anni dallo stop (anche se il rischio specifico di tumori ai polmoni scende già dopo sette anni). Ma già solo a 15 anni dallo stop risulta dimezzato rispetto a coloro che invece continuano a fumare.
Come nasce la nuova stima?
«Tutto parte dalla stessa ricerca: il British Doctors Study, iniziato nel 1951. La prima stima sull’impatto del fumo sull’aspettativa di vita si fondava sui dati di 40 anni di follow-up sui pazienti seguiti dallo studio, e il risultato era di 6.5 anni di vita in meno per i fumatori. Se aggiorniamo la stima considerando i dati di follow-up a 50 anni, vediamo che gli anni di vita persa — lasciando intatto il consumo medio considerato, 15,8 sigarette al giorno — sono 10 per gli uomini e 11 per le donne. Da questo aggiornamento nei decessi imputabili al fumo e da questi dati sul consumo medio abbiamo ottenuto il tempo sottratto da ogni singola sigaretta».
Oltre alla revisione della speranza di vita, quali altri fattori potrebbero essere cambiati rispetto allo studio del 2000, ad esempio la composizione delle sigarette?
«Abbiamo dati dell’Health Survey for England che mostrano come la concentrazione nella saliva della cotinina, un metabolita della nicotina, ha avuto solo leggerissimi cambiamenti negli ultimi 30 anni: le sigarette non sono cambiate molto, né i loro effetti».
Quali fattori spiegano questa sottrazione di minuti di vita?
«Il fumo aumenta il rischio di malattie croniche — come cancro, disturbi polmonari e cardiovascolari — e disabilità: sono queste che accorciano la vita».
Ridurre il numero di sigarette può giovare?
«Una cosa da tenere presente è che i rischi del fumo non crescono in maniera lineare, vale a dire che non è sufficiente dimezzare il consumo di tabacco per dimezzare il rischio. A riprova di questo, la letteratura scientifica mostra che chi fuma una sola sigaretta al giorno ha un rischio di eventi cardiaci che è solo del 50% inferiore a chi fuma venti sigarette al giorno. Insomma possiamo ben dire che la cessazione totale è l’unico modo per sentirsi più sicuri. Anche perché gli anni che il fumo ci toglie sono proprio quelli in cui potremmo vivere discretamente bene».
Può spiegarci meglio questo punto?
«Il fumo va a rovinare con l’accumulo dei problemi di salute quegli anni relativamente sani che abbiamo dalla mezza età in poi: non accorcia soltanto l’ultimo periodo della vita, quello in cui già siamo afflitti dagli altri acciacchi della vecchiaia. Tipicamente un forte fumatore a 60 anni ha la salute di un 70enne».
Il vostro studio è una chiamata ai fumatori affinché si responsabilizzino di più?
«Si conoscono bene i danni del fumo, ma questo nei fumatori fa fatica a tradursi in azioni risolutive. La cosa da ricordare è che il fumo di tabacco, tra le grandi cause di malattie e morti premature al mondo, è una tra le più facilmente prevenibili. Per avere un’idea approssimativa di quanto è consigliabile smettere appena possibile, nello studio calcoliamo che se una persona che fuma 10 sigarette al giorno smette oggi, 2 gennaio, entro il 9 gennaio avrà guadagnato un giorno di vita, entro il 21 febbraio una settimana di vita e il 6 agosto un mese di vita. A fine anno, potrebbe avere ben 50 giorni di vita in più».