Cringe, crush, flexare: arriva la guida di una linguista per capire le parole usate dalla Gen Z
di Allegra ZanniAvere il cuore a pezzi per una crush non dà l’ICK, ma certamente fare la pick me è piuttosto cringe. E se la tua situationship finisce con un ghosting non c’è bisogno di disperare, finché si può contare sulla propria bestie per risollevarsi d’animo. Se invece sei un tipo chill, tanto meglio, è una caratteristica che puoi flexare.
Se quello che è scritto qui sopra non è molto chiaro, anzi non lo è per nulla, niente paura: non è nulla di grave. È solo molto probabile, però, che tu sia un boomer (in senso strettamente anagrafico oppure solo mentalmente) alle prese con lo slang delle generazioni Z (quella dei nati fra il 1997 e il 2012) e Alpha (2012-2024). Entrare nella logica di questa lingua nata dall’incontro tra i social e l’inglese, intrisa di riferimenti ai meme non è sicuramente semplice, ma non è neppure impossibile se si ha a disposizione un “Dizionario per boomer” (Rizzoli), scritto dalla linguista Beatrice Cristalli.
POV: sei un boomer
POV significa point-of-view, punto di vist…
Avere il cuore a pezzi per una crush non dà l’ICK, ma certamente fare la pick me è piuttosto cringe. E se la tua situationship finisce con un ghosting non c’è bisogno di disperare, finché si può contare sulla propria bestie per risollevarsi d’animo. Se invece sei un tipo chill, tanto meglio, è una caratteristica che puoi flexare.
Se quello che è scritto qui sopra non è molto chiaro, anzi non lo è per nulla, niente paura: non è nulla di grave. È solo molto probabile, però, che tu sia un boomer (in senso strettamente anagrafico oppure solo mentalmente) alle prese con lo slang delle generazioni Z (quella dei nati fra il 1997 e il 2012) e Alpha (2012-2024). Entrare nella logica di questa lingua nata dall’incontro tra i social e l’inglese, intrisa di riferimenti ai meme non è sicuramente semplice, ma non è neppure impossibile se si ha a disposizione un “Dizionario per boomer” (Rizzoli), scritto dalla linguista Beatrice Cristalli.
POV: sei un boomer
POV significa point-of-view, punto di vista. È un termine che viene impiegato per identificare il personaggio attraverso i cui occhi seguiamo il racconto di un romanzo, di un film o di un videogioco. Sui social, in particolare Tiktok, quasi sempre non è così: il POV, che è diventato un vero e proprio format, non mostra una scena in soggettiva, ma una scena divertente interpretata dal creator.
Se siete boomer, è probabile che tu non vi siate imbattuti in un contenuto POV prima d’ora. Sicuramente, però, avrete visto tantissimi meme, le spiritose vignette che vengono condivise sui social network. Basti sapere che oggi i meme non sono solo questo, ma sono anche video e persino suoni che vengono riproposti, come canzoni – velocizzate o rallentate – o stralci di conversazioni diventati virali.
Crush, situationship, simp: il vocabolario dell’amore
I sentimenti fanno parte della nostra vita, ma esprimerli a parole è spesso difficile. Ecco allora che quello delle emozioni diventa il campo semantico ideale per far fiorire nuovi modi di dire. Crush, ad esempio, è come i ragazzi definiscono la persona per cui hanno una cotta. “Filippo è la mia crush”, oppure “Ho una crush per Ludovica”. Spesso crush diventa la parola da usare per parlare della persona di cui si è innamorati, per evitare di farsi scoprire ed evitare imbarazzo e pettegolezzi. Se ci si inizia a frequentare, non è detto che si diventi subito fidanzati: molti giovani vivono delle situationship, un’altra parola che viene dall’inglese e ne unisce due, situazione (situation) e relazione (relationship). Si tratta di una fase dai confini poco nitidi, in cui c’è qualcosa in più di un’amicizia, ma senza i termini di una relazione vera e propria.
Sugli amici si può sempre contare: bestie è la migliore amica, il bro un amico fidato come un fratello, le amo (o amio, da dire in “corsivo", enfatizzando una parlata milanese) e gli amo sono tutti quelli a cui vuoi bene, bae è quella persona che viene al primo posto (la sigla sta per before anyone else, prima di chiunque altro).
Occhio a non esagerare però con le smancerie: si rischia di diventare dei simp, dei sottoni, delle persone disposte a tutto per compiacere l’oggetto del proprio amore – che non viene ricambiato. Essere troppo appiccicosi rischia di dare l’ICK, ovvero di disgustare. Il ghosting è invece la sgradevole pratica di sparire nel nulla, lasciando la persona con cui ci si sente appesa a un semplice “visualizzato” in chat, senza più risentirsi.
Red flag: stare alla larga
I giovani chiamano i campanelli d’allarme red flag, bandiera rossa. Spesso il termine viene utilizzato per indicare genericamente i difetti di qualcuno, mentre i suoi pregi più speciali sono le green flag, le bandiere verdi. Essere cringe è un difetto, ma non è proprio una red flag. Cringe significa imbarazzante, è un aggettivo che può essere rivolto a cose o persone. Se lo è qualcuno, molto probabilmente è perché assume dei comportamenti che non sono socialmente accettati, fatica a integrarsi in un contesto, o al contrario è troppo esuberante e mette a disagio i suoi interlocutori.
Tra i comportamenti da evitare c’è quello delle pick me girl e dei pick me boy, ragazze e ragazzi che vogliono farsi scegliere (pick me significa proprio “scegli me”) a tutti i costi dal genere opposto. Per riuscire nel loro intento assumono comportamenti al limite, screditano amiche e amici, si piegano ai dettami degli altri. Neppure gli snitch godono di buona fame: sono le spie, chi fa una soffiata a qualcun alto (snitchare).
Ed essere maranza? Significa assumere un look e un atteggiamento di strada, i maranza hanno un abbigliamento sportivo ma spesso griffato, portano cappellini e borselli, parlano in slang, ascoltano musica rap e bazzicano per le strade. Se si parla di stile, c’è chi lo apprezza tra ragazzi e ragazze, e chi invece lo rifiuta completamente. Spesso il termine si estende ai giovanissimi che delinquono, sovrapponendolo in parte al significato di baby gang.
Flexare, chillare, triggerare
Una volta che le parole inglesi entrano a far parte della nostra lingua subiscono numerose trasformazioni. Tra le più comuni, c’è l’abitudine di far diventare un sostantivo un verbo. È quello che è successo a parole come flex, chill e trigger, diventare rispettivamente flexare, chillare e triggerare. Un flex è qualcosa di cui vantarsi, chill significa tranquillo e chillare significa passare il tempo in puro relax; trigger al contrario è qualcosa che ci colpisce, che ci agita, che provoca una reazione. Quest’ultima parola è un termine anche medico, che si usa per indicare qualcosa che scatena crisi in alcune condizioni psicologiche.
Mia madre, mio padre (ma non si parla di famiglia)
Mia madre, mio padre. Tutte espressioni italianissime, al contrario della maggior parte di quelle usate dalla Gen Z. Non per questo però sono di più facile comprensione: non si parla di familiari.
I termini “madre e padre” sono complimenti rivolti a persone, spesso famose, di cui si ha molta stima o di cui si apprezza un lavoro, un’esibizione, con cui ci si identifica. “Slay!” è un’affermazione positiva, anche se cercando la parola sul dizionario inglese scoprireste che significa “uccidere”: nello slang dei giovani vuol dire solo che avete spaccato.