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Tragedia del Natisone, indagati tre vigili del fuoco e un infermiere. “L’elicottero chiamato tardi”

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L’accusa è di omicidio colposo. Le indagini si sono concentrate su coloro che hanno gestito il protocollo di emergenza e non sul personale che è materialmente intervenuto sul posto
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Lo scorso 25 settembre, il Comune di Premariacco aveva dato la cittadinanza onoraria al Corpo dei vigili del fuoco «per gli immani sforzi compiuti» nel tentativo di restituire alle famiglie i corpi dei tre ragazzi inghiottiti dal fiume Natisone dopo che il 31 maggio un’improvvisa piena, con rapidità torrenziale, aveva sommerso il ghiaione sul quale erano scesi a scattare fotografie.

All’epoca, con l’attività investigativa in pieno svolgimento, il fascicolo per omicidio colposo aperto dalla procura di Udine sulla morte di Patrizia Cormos, 21 anni, iscritta all’accademia di Belle arti Tiepolo del capoluogo friulano, della sua amica Bianca Doros, 23, residente in Romania e in visita dai genitori a Udine, e del fidanzato di quest’ultima, il 25enne romeno Cristian Casian Molnar, venuto per incontrarla, era a carico di ignoti. Ma il perimetro delle indagini era già stato circoscritto. «Si tratta di stabilire se vi siano responsabilità di natura omissiva nei soccorsi — aveva spiegato il pr…

Lo scorso 25 settembre, il Comune di Premariacco aveva dato la cittadinanza onoraria al Corpo dei vigili del fuoco «per gli immani sforzi compiuti» nel tentativo di restituire alle famiglie i corpi dei tre ragazzi inghiottiti dal fiume Natisone dopo che il 31 maggio un’improvvisa piena, con rapidità torrenziale, aveva sommerso il ghiaione sul quale erano scesi a scattare fotografie.

All’epoca, con l’attività investigativa in pieno svolgimento, il fascicolo per omicidio colposo aperto dalla procura di Udine sulla morte di Patrizia Cormos, 21 anni, iscritta all’accademia di Belle arti Tiepolo del capoluogo friulano, della sua amica Bianca Doros, 23, residente in Romania e in visita dai genitori a Udine, e del fidanzato di quest’ultima, il 25enne romeno Cristian Casian Molnar, venuto per incontrarla, era a carico di ignoti. Ma il perimetro delle indagini era già stato circoscritto. «Si tratta di stabilire se vi siano responsabilità di natura omissiva nei soccorsi — aveva spiegato il procuratore Massimo Lia –. Se, cioè, non si sia intervenuti tempestivamente per approntare i mezzi che ne avrebbero consentito il salvataggio».

Ipotesi che ora si traduce nei quattro inviti a comparire notificati in questi giorni, insieme all’informazione di garanzia con la versione embrionale del capo d’imputazione. Sono proprio tre vigili del fuoco, quel giorno in servizio nella sala operativa, e un operatore della Sores, la Sala operativa regionale emergenza sanitaria del Friuli Venezia Giulia che riceve le richieste di soccorso, gli uomini sui quali la magistratura ha puntato i fari. Sarebbero stati loro a gestire le richieste d’aiuto giunte dai ragazzi, attraverso le quattro telefonate di Patrizia. E loro, quindi, dalle rispettive cabine di regia, a determinare i presunti ritardi nell’attivazione degli elicotteri. Ossia gli unici mezzi ritenuti in grado di mettere i tre amici, stretti fino all’ultimo in un abbraccio diventato iconico, al riparo dalla furia della corrente.

L’interrogatorio

L’interrogatorio è stato fissato per domani, ma stando ai difensori nessuno si presenterà. Con le indagini preliminari ancora in corso, la contestazione è troppo vaga per sottoporsi alle domande del pm. «Per rispetto verso le persone coinvolte, al momento non commento le contestazioni», dice l’avvocato Maurizio Miculan, che nel procedimento assiste l’addetto della Sores. «Svolgeremo ogni opportuna difesa quando avremo accesso al fascicolo processuale». Analoga la risposta dei legali dei pompieri. L’avvocato Stefano Buonocore, che ne difende due, «non potendo conoscere il contenuto degli atti e, quindi, le ragioni dell’addebito», si riserva di «elaborare la strategia difensiva con cognizione di causa» e altrettanto fa il collega Alfonso Mangoni, per il terzo.

I dubbi sull’elicottero

A sollecitare chiarezza sui tempi dei soccorsi, fin dal principio, era stato anche il ministero della Protezione civile, con una richiesta urgente alla prefettura di Udine. I corpi delle tre vittime erano stati trovati dopo lunghe e faticose ricerche: due giorni dopo la piena quelli delle ragazze e il 23 giugno quello del giovane, rimasto incastrato in una forra.

Erano le 13.29 del 31 maggio quando dal cellulare di Patrizia, ripescato e funzionante, era partita la prima richiesta di intervento. La seconda, pochi minuti dopo, era fallita. Alle 13.36 la terza, mentre il livello dell’acqua continuava ad alzarsi, e alle 13.48 la quarta, quando anche l’autista di uno scuolabus, notando i ragazzi sul greto del fiume, aveva allertato i carabinieri. Le squadre di terra dei vigili del fuoco erano arrivate in poco più di un quarto d’ora dalla prima chiamata. Il punto è chiarire se avrebbe dovuto essere attivato anche l’elicottero attrezzato, che invece è decollato da Venezia solo alle 14.03.

Intanto, l’avvocato Gaetano Laghi, che assiste le famiglie di Doros e Molnar, non esclude che in futuro la lista degli indagati possa allungarsi: «Ci sono una catena di responsabilità e un’ipotesi di omessa vigilanza».

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