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“La procreazione medicalmente assistita è un diritto, giusto garantirlo a ogni coppia”

17/11/2015 Roma. Rai. Trasmissione televisiva Porta a Porta. Nella foto la professoressa Eleonora Porcu Responsabile del Centro di Infertilità e Procreazione Medicalmente Assistita, Universita' di Bologna, Policlinico S.Orsola - Malpighi 

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L’intervista a Eleonora Porcu, ginecologa che ha fatto nascere 5.500 bambini. “Ora tutte le Regioni offrano servizi di qualità”
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Ha fatto nascere circa 5.500 bambini con la procreazione medicalmente assistita. Allieva di Carlo Flamigni, ha diretto per 40 anni il centro di pma del Sant’Orsola di Bologna. Eleonora Porcu ha iniziato quando la legge 40 ancora non c’era e poi l’ha vista approvare e modificare a colpi di sentenze della Corte Costizionale.

La pma diventa un Livello essenziale di assistenza. È soddisfatta?

“Sì. Dobbiamo essere contentissimi che finalmente sia arrivata questa approvazione. Viene assicurata una prestazione sanitaria fondamentale a cittadini meno fortunati, che hanno problemi di infertilità. Ho sempre pensato che la fertilità debba essere coperta dal mantello del sistema sanitario. Anche perché la fertilità, naturale o assistita, è una funzione complessa, che come prodotto terminale ha la condivisione di geni, di materiale biologico di due individui”.

La legge 40 è di vent’anni fa. Perché c’è voluto così tanto tempo?

"Secondo me una delle colpe più grosse, che riguarda anche altri settor…

Ha fatto nascere circa 5.500 bambini con la procreazione medicalmente assistita. Allieva di Carlo Flamigni, ha diretto per 40 anni il centro di pma del Sant’Orsola di Bologna. Eleonora Porcu ha iniziato quando la legge 40 ancora non c’era e poi l’ha vista approvare e modificare a colpi di sentenze della Corte Costizionale.

La pma diventa un Livello essenziale di assistenza. È soddisfatta?

“Sì. Dobbiamo essere contentissimi che finalmente sia arrivata questa approvazione. Viene assicurata una prestazione sanitaria fondamentale a cittadini meno fortunati, che hanno problemi di infertilità. Ho sempre pensato che la fertilità debba essere coperta dal mantello del sistema sanitario. Anche perché la fertilità, naturale o assistita, è una funzione complessa, che come prodotto terminale ha la condivisione di geni, di materiale biologico di due individui”.

La legge 40 è di vent’anni fa. Perché c’è voluto così tanto tempo?

"Secondo me una delle colpe più grosse, che riguarda anche altri settori della sanità, è della regionalizzazione. Quando è arrivata l’approvazione della 40, nella varie Regioni ci si è arrangiati, cercando di addomesticare la normativa in casa propria e muovendosi così ognuno in modo diverso. E questo è stato deleterio, l’assistenza è stata differenziata nelle varie zone del Paese. Si è così consolidato un turismo inter regionale che ha rafforzato il servizio in alcuni luoghi senza che si sviluppasse in altri”.

Eppure ci sono sempre più coppie che ricorrono alla pma.

"La fertilità umana è povera, modesta, rispetto ad altri animali. Bisogna informare i cittadini, le giovani donne, che c’è una finestra di tempo stretta per fare i figli. Ma gli obiettivi riproduttivi si sono spostati in avanti, le donne non sono informate. Non si tratta di imporre in modo moralistico o ossessivo di fare figli, si può anche decidere di non farli. Però ci vuole consapevolezza, bisogna sapere che dopo una certa età non si riuscirà ad averli. Vedo ancora donne stupite dal fatto che a 45 anni la fertilità sia quasi completamente volata via”.

Secondo lei adesso le persone che chiederanno un trattamento di pma aumenteranno?

"Sì. È possibile che chi non se lo poteva permettere adesso possa accedere a un servizio equo e solidale. Del resto i problemi di infertilità sono sempre più diffusi». Cosa dovranno fare le Regioni adesso?«La cosa più importante è avere una uniformità nazionale di attrezzature, procedure, e in generale di tutti gli standard assistenziali, al di sotto dei quali non si deve scendere. La qualità delle prestazioni deve essere uniforme ed elevata. Magari ci vorrà un po’ di tempo ma con l’ingresso nei Lea il viaggio è iniziato”.

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