Rimpatri nei Paesi sicuri, nuove sentenze gelano il governo. E allontano la ripresa dei viaggi in Albania
di Alessandra ZinitiRoma — Nuove sentenze di nuovi giudici di diversi tribunali italiani gelano l’entusiasmo del governo dopo il recentissimo pronunciamento della Corte di Cassazione in tema di Paesi sicuri. E, con tutta probabilità, allungano i tempi per il ritorno in mare della Libra e la ripresa dei viaggi verso l’Albania.
«Riprenderemo i trasferimenti che in questi giorni non sono necessari perché sta funzionando molto bene l’azione preventiva di contrasto delle partenze da Libia e Tunisia», aveva detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi qualche giorno fa, convinto anche lui che le considerazioni con cui la Cassazione aveva comunque rinviato alla Corte di giustizia europea l’ultima parola dessero piena legittimazione all’azione di governo sulla lista di Paesi sicuri sconfessando le decisioni del tribunale di Roma che ha fin qui liberato tutti i migranti portati in Albania.
Vuoti anche i centri di trattenimento in Sicilia
E liberi, dopo le 48 ore di fermo, sono anche i migranti, ancora una v…
Roma — Nuove sentenze di nuovi giudici di diversi tribunali italiani gelano l’entusiasmo del governo dopo il recentissimo pronunciamento della Corte di Cassazione in tema di Paesi sicuri. E, con tutta probabilità, allungano i tempi per il ritorno in mare della Libra e la ripresa dei viaggi verso l’Albania.
«Riprenderemo i trasferimenti che in questi giorni non sono necessari perché sta funzionando molto bene l’azione preventiva di contrasto delle partenze da Libia e Tunisia», aveva detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi qualche giorno fa, convinto anche lui che le considerazioni con cui la Cassazione aveva comunque rinviato alla Corte di giustizia europea l’ultima parola dessero piena legittimazione all’azione di governo sulla lista di Paesi sicuri sconfessando le decisioni del tribunale di Roma che ha fin qui liberato tutti i migranti portati in Albania.
Vuoti anche i centri di trattenimento in Sicilia
E liberi, dopo le 48 ore di fermo, sono anche i migranti, ancora una volta bengalesi ed egiziani, arrivati a Lampedusa l’ultimo dell’anno e rinchiusi con provvedimento di fermo dei questori di Agrigento e Ragusa nei centri di trattenimento per richiedenti asilo di Porto Empedocle e Pozzallo, l’equivalente del centro di Gjader in Italia. Realizzati nel corso dell’ultimo anno e mezzo e rimasti vuoti anche questi.
Trattenimento illegittimo nonostante la provenienza da Bangladesh ed Egitto, inseriti nella lista dei Paesi sicuri dal governo: questo il verdetto dei giudici di Palermo e Catania, con motivazioni diverse ma che tengono conto del recente pronunciamento della Cassazione non ritenendolo affatto favorevole alle tesi del governo.
Le motivazioni dei giudici siciliani: “Trattenimenti immotivati”
Perché, fermo restando che nessun giudice ha mai messo in discussione che la redazione della lista dei Paesi sicuri sia di competenza dei ministri, quello che interessa ai fini della valutazione sulla legittimità dell’applicazione delle procedure accelerate di frontiera è il principio che la Cassazione ha riaffermato il 30 dicembre: «Il giudice ordinario - scrive il giudice Rosario Cupri - ha il potere-dovere di esercitare il sindacato di legittimità della designazione da parte dell’autorità governativa di un certo Paese d’origine tra quelli sicuri ove tale designazione contrasti in modo manifesto con la normativa europea vigente in materia».
Non solo. A Palermo, nell’annullare il fermo di un migrante del Bangladesh, la giudice Angela Lo Piparo è tornata alle prime motivazioni dei dinieghi della ormai ex collega Iolanda Apostolico e dei giudici di Bologna e Firenze sottolineando come la direttiva europea afferma che «il trattenimento può essere applicato solo dopo che tutte le misure non detentive alternative sono state debitamente prese in considerazione».
Nessun via libera alla ripresa dei viaggi
Insomma, il governo ha decisamente capito male. Il pronunciamento della Cassazione del 30 dicembre ( che comunque - vale ricordarlo - non ha accolto il ricorso del Viminale contro la liberazione dei migranti trattenuti in Albania) non è affatto un via libera a nuovi trasferimenti sull’altra sponda dell’Adriatico. Così continuano a ribadire tutti i giudici ( di qualsiasi corrente) delle sezioni immigrazione. E niente autorizza a pensare che, dall’11 gennaio, con il passaggio delle competenze sulle convalide dei trattenimenti alle Corti d’appello, le valutazioni saranno diverse. Almeno fino al pronunciamento, atteso per la primavera, della Corte di giustizia europea. Nel frattempo al Viminale sperano che il patto con il presidente tunisino Saied continui a funzionare come è stato nel 2024.