Roma — Milletrecento saluti romani, milletrecento «Presente!», milletrecento braccia alzate nella notte di Roma. Dura un minuto, sessanta secondi che mettono i brividi perché trascinano il Paese indietro nella storia. «Da pelle d’oca», commenta un ragazzone del servizio d’ordine di Casapound che sorveglia la piazza e obbedisce ai comandi.
«Camerati, attenti!», e su tutti dritti, impettiti come militari. «Ai camerati caduti: presente», ripetuto tre volte. «Camerati, riposo!» e giù le braccia tese. «Camerati, in libertà!» e via, le righe si rompono, inizia la fila di chi attende di entrare nella sede-sacrario del neofascismo romano.
Abiti scuri, cappucci, passamontagna, ci sono tanti giovani in un rito nostalgico, militanti di Verona, Viterbo, Latina, Napoli, camerati ungheresi e francesi. Nulla…
Roma — Milletrecento saluti romani, milletrecento «Presente!», milletrecento braccia alzate nella notte di Roma. Dura un minuto, sessanta secondi che mettono i brividi perché trascinano il Paese indietro nella storia. «Da pelle d’oca», commenta un ragazzone del servizio d’ordine di Casapound che sorveglia la piazza e obbedisce ai comandi.
«Camerati, attenti!», e su tutti dritti, impettiti come militari. «Ai camerati caduti: presente», ripetuto tre volte. «Camerati, riposo!» e giù le braccia tese. «Camerati, in libertà!» e via, le righe si rompono, inizia la fila di chi attende di entrare nella sede-sacrario del neofascismo romano.
Abiti scuri, cappucci, passamontagna, ci sono tanti giovani in un rito nostalgico, militanti di Verona, Viterbo, Latina, Napoli, camerati ungheresi e francesi. Nulla di nuovo in via Acca Larentia, una strada trascurabile se dal satellite non si vedesse la mega croce celtica che nessuno riesce a far cancellare. Il copione è lo stesso da anni.
Ne sono passati 47 da quando davanti alla sezione del Msi furono uccisi tre giovani militanti: Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta raggiunti dalle raffiche di mitraglietta dell’estremismo rosso; e Stefano Recchioni ucciso ore più tardi negli scontri con i carabinieri. Ma il ricordo di quella strage impunita del 7 gennaio va oltre la celebrazione: è l’appello alla galassia nera, la conta di chi c’è e di chi manca. Istituzionale al mattino, combattente al calare del sole, almeno dal ‘99, quando le strade (in apparenza) si separarono, lasciando le corone alla destra di governo e i saluti romani a quella di lotta.
A organizzare i «cuori neri» ora è Casapound, che detiene le chiavi della sede passata prima per l’Msi e Forza Nuova; acquistata, dopo anni d’occupazione, con il contributo della Fondazione Alleanza nazionale nel cui Cda siede anche Arianna Meloni. Ma ad Acca Larentia c’erano pure gruppi neofascisti minori: Lealtà e Azione, Azione Frontale, Spqr Skinhead, a vigilare dalla notte sulla targa abusiva, firmata «i camerati», che il Comune di Roma aveva rimosso. «Una provocazione inutile» quella del Campidoglio per il governatore del Lazio Rocca. E così la destra s’è sfilata, è andata sola, in una cerimonia istituzionale separata dalle braccia tese ma pure dal Comune.
Trovare una «commemorazione condivisa» pare difficile finché resisteranno «condotte apologetiche del fascismo», come dice la sinistra e annota la Digos, al lavoro per identificare gli autori dei saluti romani. Alcuni sono gli stessi dei 31 che già rischiano il processo per le braccia tese del 2023. Uno a caso? Il presidente di Cpi Gianluca Iannone.
Eppure per ora l’unico identificato è un antifascista, Marco Cardilli. «Viva la Resistenza!», aveva gridato in mattinata, circondato dagli agenti, ore prima dell’adunata nera, guardata da lontano dalla polizia e pure dai giornalisti, rinchiusi «per ragioni di ordine pubblico» in un recinto a 70 metri dal «Presente», cacciati, se scovati, dalle file nere, chiamati «mafiosi» da Iannone.