Gestione dei preti fuori controllo, il Papa prepensiona un vescovo francese
di Iacopo ScaramuzziPapa Francesco ha prepensionato un vescovo francese ultraconservatore, monsignor Dominique Rey, 72 anni, noto per dare rifugio nella sua diocesi di Toulon-Fréjus a seminaristi e sacerdoti tradizionalisti e carismatici provenienti da svariati paesi e in rotta con le loro diocesi a causa delle posizioni integraliste.
“Accetto per obbedienza”
In una nota diffusa poco prima dell’annuncio ufficiale diramato dal Vaticano, martedì mattina, il vescovo di Toulon-Fréjus ha dato la notizia della sua rimozione che, ha spiegato, ha accettato per “obbedienza”: “Di fronte alle incomprensioni, alle pressioni e alle polemiche sempre nefaste per l’unità della Chiesa”, ha scritto il presule, “il criterio ultimo di discernimento resta per me l’obbedienza al successore di Pietro”. La sala stampa vaticana, da parte sua, si è limitata a dare come di consueto la notizia stringata: il Papa “ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Fréjus-Toulon” presentata da monsignor Rey, al quale, com…
Papa Francesco ha prepensionato un vescovo francese ultraconservatore, monsignor Dominique Rey, 72 anni, noto per dare rifugio nella sua diocesi di Toulon-Fréjus a seminaristi e sacerdoti tradizionalisti e carismatici provenienti da svariati paesi e in rotta con le loro diocesi a causa delle posizioni integraliste.
“Accetto per obbedienza”
In una nota diffusa poco prima dell’annuncio ufficiale diramato dal Vaticano, martedì mattina, il vescovo di Toulon-Fréjus ha dato la notizia della sua rimozione che, ha spiegato, ha accettato per “obbedienza”: “Di fronte alle incomprensioni, alle pressioni e alle polemiche sempre nefaste per l’unità della Chiesa”, ha scritto il presule, “il criterio ultimo di discernimento resta per me l’obbedienza al successore di Pietro”. La sala stampa vaticana, da parte sua, si è limitata a dare come di consueto la notizia stringata: il Papa “ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Fréjus-Toulon” presentata da monsignor Rey, al quale, come vuole il diritto canonico, succede il coadiutore, mons. François Touvet, che Bergoglio gli aveva affiancato l’anno scorso.
I movimenti carismatici e conservatori
Nato 72 anni fa in una famiglia molto cattolica, Dominique Rey aveva seguito la vocazione al sacerdozio dopo aver lavorato come ispettore delle tasse. Erano gli anni Settanta, non andò in seminario ma entrò nella comunità carismatica dell’Emmanuel. Si tratta di uno dei numerosi movimenti di orientamento conservatore sorti dopo il Concilio vaticano II, soprattutto Oltralpe, che, incoraggiati da Giovanni Paolo II, hanno abbracciato una fede proselitistica ed emozionale, in polemica più o meno aperta con la società secolarizzata, coagulandosi non di rado attorno a personalità carismatiche se non veri e propri guru. Realtà che, come è emerso negli ultimi anni, ed è illustrato bene nel libro “Il tradimento dei padri” di Celine Hoyeau (Queriniana) hanno spesso incubato derive settarie, abusi di coscienza nonché abusi sessuali: problemi che hanno interessato anche la communauté de l’Emmanuel. Nel 2000 monsignor Rey viene nominato da papa Wojtyla vescovo di Fréjus-Toulon, nel dipartimento del Var, una regione francese tradizionalmente di destra.
Gay, messa in latino e Marion Le Pen
Il presule diventa in breve tempo un punto di riferimento del cattolicesimo conservatore d’Oltralpe. Ha contatti con teste coronate europee, nel 2012-2013 dà aperto sostegno alla manif pour tous, la manifestazione contro il matrimonio tra persone omosessuali che mobilita la destra cattolica, e durante una “università d’estate”, nel 2015, ospita Marion Maréchal, l’ultima rampolla della famiglia Le Pen, rompendo un cordone sanitario che tra i vescovi francesi non era meno sentito che tra i partiti tradizionali. Nel 2019 spunta a Roma a un pellegrinaggio di sostenitori della messa in latino organizzato per protestare con la decisione di papa Francesco di circoscrivere l’uso del messale antico. “Una decina d’anni fa”, ha scritto su Liberation Bernadette Sauvaget, “ha una deriva tradizionalista, o più precisamente ‘tradismatica’, un mix esplosivo tra tendenze carismatiche e tradizionalismo”.
Seminaristi in cerca di una diocesi
Visto da Roma, però, il vero problema è un altro. Monsignor Rey accoglie, o sarebbe meglio dire che dà rifugio, seminaristi e sacerdoti tradizionalisti e carismatici che non sono stati accettati altrove, o addirittura sono stati allontanati dall’America latina, dall’Irlanda, ma anche dall’Italia. Il presule viaggia in Brasile, negli Stati Uniti, entra in contatto con pastori evangelici come Rick Warren, si ispira ai loro metodi di proselitismo. “Sui 350 preti incardinati nella diocesi”, ha riferito Liberation, “quasi la metà sono di nazionalità straniera, provenienti in particolare dall’America latina”. C’è chi lo giustifica: “Rey ritiene che tutti hanno diritto ad una seconda opportunità”. C’è chi la prende con ironia: “Siamo la diocesi più ecologica di Francia, ricicliamo molto”. Lui a Famille Chretienne dichiara: “Da 25 anni ho tentato di dare impulso nella diocesi ad uno slancio missionario”. La realtà è che la diocesi di Toulon-Fréjus diventa un ricettacolo di reazionari, contravvenendo alla prassi prudenziale che vuole che un seminarista rifiutato in una diocesi non venga facilmente accolto in un’altra diocesi e, oltretutto, perdendo di vista molti dei nuovi acquisti: se il numero di ordinazioni sacerdotali è quasi a livello di quelle di Parigi, e viene presentato come un segno di vitalità del cattolicesimo locale, di svariati nuovi sacerdoti si perdono rapidamente le tracce. Se sulla carta i sacerdoti sono 350, quando arrivano gli ispettori vaticani il vescovo dice che ce ne sono 282, in diocesi dicono 255.
Il commissariamento e l’addio
La situazione è fuori controllo, forse anche dal punto di vista finanziario, e il Papa manda dapprima in “visita fraterna” il fidato cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, l’arcidiocesi metropolitana per Toulon-Fréjus. Poco dopo arrivano due visitatori vaticani, l’arcivescovo di Digione Antoine Hérouard e Joel Mercier del dicastero dei vescovi, che fanno rapporto a Roma. L’anno scorso il Papa nomina un vescovo coadiutore, ossia un ausiliare con diritto di successione: si tratta di monsignor François Touvet, presule a sua volta conservatore, al quale vengono affidati, togliendoli all’ordinario, “le facoltà proprie del governo nell’ambito della gestione economica e immobiliare, dell’accompagnamento del clero, della formazione dei seminaristi e della pastorale con le comunità presenti in diocesi”. Jorge Mario Bergoglio convoca il presule a Roma: “Mi aveva incoraggiato ad accogliere questa nomina in spirito fraterno, senza dimettermi”, dice ora monsignor Rey. E ora, senza essere venuto a conoscenza di “nuovi elementi”, da Roma gli è giunta la notizia che non è più il vescovo della sua diocesi.