Processo telematico, il Csm avvia un monitoraggio immediato sui malfunzionamenti
di Conchita SanninoSi accendono formalmente anche i riflettori del Consiglio superiore della magistratura sul fallimento dell’estensione del processo penale telematico anche alla fase preliminare e dibattimentale.
Un flop annunciato, visto che il decreto, tra pubblicazione ed entrata in vigore, è stato lanciato tra il 27 dicembre ed il primo gennaio, soprattutto senza sperimentazioni e risorse adeguate. Tanto che il test è stato devastante: dalle prime ore dell’anno, giustizia paralizzata nei maggiori distretti del Paese.
Ha un bel dire il ministro Carlo Nordio: “Le cose non vanno così male come sembrerebbe”. La Procura di Roma ha dato lo stop all’applicativo fino al 31 gennaio. Nei Tribunali di Milano e Napoli si sospende fino al 31 marzo. Di fronte al malfunzionamento e ai molteplici disagi riscontrato in tanti uffici, da nord a sud, a Palazzo Bachelet la settima commissione ha avviato “un immediato monitoraggio". Affidando alla “Struttura tecnica” il compito di “verificare la rilevanza e l'entità de…
Si accendono formalmente anche i riflettori del Consiglio superiore della magistratura sul fallimento dell’estensione del processo penale telematico anche alla fase preliminare e dibattimentale.
Un flop annunciato, visto che il decreto, tra pubblicazione ed entrata in vigore, è stato lanciato tra il 27 dicembre ed il primo gennaio, soprattutto senza sperimentazioni e risorse adeguate. Tanto che il test è stato devastante: dalle prime ore dell’anno, giustizia paralizzata nei maggiori distretti del Paese.
Ha un bel dire il ministro Carlo Nordio: “Le cose non vanno così male come sembrerebbe”. La Procura di Roma ha dato lo stop all’applicativo fino al 31 gennaio. Nei Tribunali di Milano e Napoli si sospende fino al 31 marzo. Di fronte al malfunzionamento e ai molteplici disagi riscontrato in tanti uffici, da nord a sud, a Palazzo Bachelet la settima commissione ha avviato “un immediato monitoraggio". Affidando alla “Struttura tecnica” il compito di “verificare la rilevanza e l'entità dei dichiarati malfunzionamenti affinché la Commissione ne valuti in tempi ristretti il loro impatto sull'organizzazione e l'efficienza degli uffici giudiziari".
Non è tutto. Stavolta anche gli avvocati, solitamente non ostili con via Arenula, sono sul piede di guerra contro le inefficienze mostrate dal Ministero: tanto che l'Unione delle Camere penali italiane, guidata da Francesco Petrelli, ha nuovamente scritto al Guardasigilli per sollecitare "un tempestivo e non più rinviabile intervento a tutela dell'effettivo esercizio del diritto di difesa". Da Area, con il segretario nazionale Giovanni Zaccaro, arriva l’affilata replica alla notizia che il governo sta pensando di riaprire le sedi giudiziarie soppresse nel 2012: “Non viene garantito il funzionamento dei Tribunali esistenti e se ne vogliono aprire di nuovi?”. Repubblica affronta questi nodi con uno dei togati del Csm, Marco Bisogni, che siede proprio in settima commissione e che ha studiato quei profili organizzativi. Quarantotto anni, già pm in realtà difficili, da Siracusa a Catania è stato impegnato in inchieste su pubblica amministrazione, cosche mafiose e riciclaggio. Ma si è occupato anche di informatica giudiziaria e dell’impatto dell’Intelligenza artificiale sull’organizzazione degli uffici. In ogni caso, non una toga “comunista”: visto che è stato eletto nella lista di Unicost, la corrente di centro.
Consigliere Bisogni, al Csm avevate già denunciato il rischio di una paralisi.
“Lo specifico tema del processo penale telematico è stato oggetto di ben tre diverse delibere del Csm nell'ultimo anno. Il Consiglio ha poi sempre offerto in questi mesi la sua leale collaborazione al Ministero prospettando soluzioni che avrebbero garantito una informatizzazione graduale, compatibile con il mantenimento della necessaria efficienza degli uffici…”
Non vi hanno ascoltato?
“Abbiamo appunto sempre detto e scritto che la digitalizzazione, il processo telematico devono servire a migliorare la giustizia. Qui invece i dirigenti degli uffici segnalano altro e il Csm verificherà in tempi brevi».
Cronaca di un flop generalizzato?
«La realtà è quella che vediamo. Almeno per ora, siamo di fronte alla moltiplicazione dei disagi, all’esasperante aggravio di procedure fini a se stesse».
Eppure, mentre Tribunali e Procure da nord a sud bloccano temporaneamente l’utilizzo dell’App, il ministro rassicura e minimizza. Anzi, la colpa sarebbe degli uffici territoriali che non si sono preparati per tempo. Chi dice la verità?
“Quel che è certo è che l'applicativo presenta importanti criticità. Sono le stesse che avevamo rilevato nella delibera di plenum dello scorso 11 dicembre. E molte delle nuove funzionalità, poi, non sono state testate prima del rilascio. Poi, è anche vero che in alcuni uffici le richieste della firma digitale, necessaria per utilizzare gli applicativi, sono state avanzate a ridosso delle scadenze, ma questo non incide in alcun modo sulle problematiche dei programmi rilasciati”.
Le date però dicono già tutto. Il decreto ministeriale è del 27 dicembre, la pubblicazione su Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre, l’entrata in vigore del primo gennaio, la circolare operativa dell’8. Non basta a indicare una responsabilità a monte?
“Non a caso, il Consiglio superiore, nella delibera dell'11 dicembre, aveva richiamato con forza la necessità di un adeguato spazio di sperimentazione prima della messa in opera dell'applicativo. Che non c’è stato”.
Il Csm che cosa potrà fare in concreto? Il vostro monitoraggio non comporta alcun potere vincolante.
“Il Csm non gode di poteri speciali naturalmente, non potrebbe. Ma continuerà a fare quello che ha fatto in questi due anni, indicando soluzioni e prassi virtuose . Nella convinzione, ripeto, che tutti gli attori istituzionali siano interessati ad un'informatica che renda la giustizia più efficiente e vicina al cittadino. E non più farraginosa e irraggiungibile”.
Lei è anche uno dei 24 consiglieri che ha votato in plenum il parere che boccia la separazione delle carriere voluta dalla destra. Rispetto alle mancanze evidenziate anche in queste ore, questa riforma potrebbe davvero migliorare il servizio?
“Francamente, in nulla. Come ho detto nel mio intervento in plenum, la separazione delle carriere non incide in alcun modo sui tempi dei processi o sulla qualità delle sentenze. E' una riforma che tende ad avere una magistratura più debole con i forti e più forte con i deboli, ma che non c'entra nulla con il servizio reso ai cittadini”.