«Le indicazioni nazionali andavano aggiornate anche perché datate. Dovevamo rispondere al bisogno, di tutte le sue componenti della scuola, insegnanti e studenti anzitutto, ma anche famiglie e più latamente società civile, di restituire gioia di imparare e valore a quell’organo costituzionale, come diceva Calamandrei, che è la Scuola, con la S maiuscola. Un cuore pulsante che dava segni di stanchezza per molte ragioni riconducibili a una crisi dell'istruzione». Loredana Perla, pedagogista e direttrice di dipartimento dell’università di Bari, ha coordinato la commissione per la revisione dei programmi e difende le nuove linee guida.
Antica Grecia, Roma, Cristianesimo, unità nazionale, Occidente. Non c’è un po’ troppa patria e poco mondo?
«Il principio didattico è che puoi sporgerti a capire il mondo solo se prima conosci il tuo di mondo. Peraltro è un principio pedagogico fissato da Comenio, teorico della didattica: si studia il concreto e il vicino per capire il lontano.».
«Le indicazioni nazionali andavano aggiornate anche perché datate. Dovevamo rispondere al bisogno, di tutte le sue componenti della scuola, insegnanti e studenti anzitutto, ma anche famiglie e più latamente società civile, di restituire gioia di imparare e valore a quell’organo costituzionale, come diceva Calamandrei, che è la Scuola, con la S maiuscola. Un cuore pulsante che dava segni di stanchezza per molte ragioni riconducibili a una crisi dell'istruzione». Loredana Perla, pedagogista e direttrice di dipartimento dell’università di Bari, ha coordinato la commissione per la revisione dei programmi e difende le nuove linee guida.
Antica Grecia, Roma, Cristianesimo, unità nazionale, Occidente. Non c’è un po’ troppa patria e poco mondo?
«Il principio didattico è che puoi sporgerti a capire il mondo solo se prima conosci il tuo di mondo. Peraltro è un principio pedagogico fissato da Comenio, teorico della didattica: si studia il concreto e il vicino per capire il lontano.».
C’è chi parla di sovranismo. E il professor Filippi ha detto a Repubblica: “é la riforma di chi non ascolta i giovani”.
«Ma in storia entrano anche nuovi temi avvincenti che formano il pensiero critico: rivoluzione americana e rivoluzione francese, due concezioni diverse di libertà; confronti fra liberalismo, democrazia, socialismo; sviluppo economico dell’Occidente e società del benessere; l’Italia repubblicana dalla Costituzione a Mani pulite. Se fossi uno studente sarei felice di studiare questi contenuti per capire il mio presente».
Ci sarà la Bibbia, la mitologia, le saghe nordiche, le graphic novel, Stephen King e il fantasy di Percy Jackson, perché?
«Abbiamo pensato a ciò che i ragazzi leggono a casa, avvicinandosi a generi mai considerati sino ad oggi dalla scuola. La formazione scolastica si muove sempre fra tradizione e innovazione e sarebbe passatista, questo sì, non guardare alle produzioni contemporanee. Abbiamo avuto questa postura in tutte le discipline. E immaginato una scuola con radici profonde e occhi aperti sul mondo».
A proposito di mondo, sarà abolita la geostoria.
«La geografia ritrova il suo spazio: in un mondo in cui spostamenti e geopolitiche cambiano i destini, sviluppare l’orientamento fisico e culturale nella dimensione spaziale è fondamentale. Non bisogna solo localizzare monti, mari e fiumi; la geografia aiuta a capire come si organizzano gli esseri umani, in termini economici, politici e culturali, perché si spostano; a leggere le diseguaglianze regionali; a porci in relazioni armoniose con il paesaggio e l’ambiente; e a capire i cambiamenti climatici».
Altro rewind: torna il latino alle medie. Come mai?
«E’ una delle nostre scommesse. La proposta di revisione è di renderlo opzionale. Il latino ha costituito uno degli assi comuni della costruzione dell’Europa e dei suoi valori fondanti e si pone come strumento interpretativo centrale per la civiltà di oggi e di domani».
Un ripiegamento eurocentrico?
«Non è vero: noi conosciamo la storia della Cina perché è stata scritta e diffusa in latino, più apertura al mondo di così».
Ma era sparito dai programmi curricolari nel ’78.
«Fu un grave errore didattico figlio del pregiudizio che una scuola per tutti, come è la scuola media unica, debba risparmiare l'apprendimento del latino agli studenti svantaggiati. Si tratta di un pregiudizio classista esattamente contrario a quello che pensavano Gramsci e don Milani: proprio questa tipologia di studenti si avvantaggia di più dallo studio del latino che potenzia l'analisi logica, grammaticale e insegna a comunicare correttamente».
E, guardando al futuro, la tecnologia?
«C’è, anche con suggerimenti metodologici specifici per ogni disciplina. L'intento è far capire concretamente a un insegnante come si può usare la tecnologia per insegnare, per esempio, l'italiano o per fare contaminazioni fra discipline. Ma da anni intellettuali – da Asor Rosa a Luciano Canfora, da Roberto Esposito a Galli della Loggia – e un universo di insegnanti ci chiedevano di rafforzare i fondamentali: italiano, grammatica, storia, geografia. Queste nuove Indicazioni saranno il vero antidoto agli assalti dei mondi dell'intelligenza artificiale al mondo della formazione».