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Il dossier di Bolzano sui preti pedofili: “Decine di abusi sessuali, molti insabbiati”

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Prima diocesi italiana a indagare sul passato. “Un sacerdote pretese di celebrare il funerale di un ragazzo suicida”
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Quando anni fa aprì un telefono verde per raccogliere le denunce degli abusi sessuali le telefonate arrivarono da tutta Italia, finanche dalla Sicilia. Era il 2010, lo scandalo della pedofilia del clero era appena scoppiato in Germania e altri paesi del nord Europa e la diocesi di Bolzano e Bressanone, con la sua cultura mista italiana e tedesca, era all’avanguardia. Molte di quelle denunce, beninteso, non poterono essere raccolte, perché l’iniziativa era tesa a censire i soli abusi avvenuti all’interno della diocesi, ma l’episodio rivelò che di trasparenza c’era bisogno ben oltre i confini dell’Alto Adige. Che la domanda, per così dire, era ben più grande dell’offerta.

Una diocesi all’avanguardia

Nel corso degli anni quasi tutte le oltre duecento diocesi italiane si sono dotate di un servizio per la tutela dei minori analogo a quello guidato nella provincia più settentrionale d’Italia dal sacerdote saveriano Gottfried Ugolini, molte hanno aperto uno sportello per le denunce, ma Bolza…

Quando anni fa aprì un telefono verde per raccogliere le denunce degli abusi sessuali le telefonate arrivarono da tutta Italia, finanche dalla Sicilia. Era il 2010, lo scandalo della pedofilia del clero era appena scoppiato in Germania e altri paesi del nord Europa e la diocesi di Bolzano e Bressanone, con la sua cultura mista italiana e tedesca, era all’avanguardia. Molte di quelle denunce, beninteso, non poterono essere raccolte, perché l’iniziativa era tesa a censire i soli abusi avvenuti all’interno della diocesi, ma l’episodio rivelò che di trasparenza c’era bisogno ben oltre i confini dell’Alto Adige. Che la domanda, per così dire, era ben più grande dell’offerta.

Una diocesi all’avanguardia

Nel corso degli anni quasi tutte le oltre duecento diocesi italiane si sono dotate di un servizio per la tutela dei minori analogo a quello guidato nella provincia più settentrionale d’Italia dal sacerdote saveriano Gottfried Ugolini, molte hanno aperto uno sportello per le denunce, ma Bolzano-Bressanone è di nuovo un passo avanti. E ieri ha pubblicato il primo, e per ora unico, rapporto indipendente sugli abusi compiuti dai sacerdoti locali dal 1963 al 2023, un’operazione-verità già intrapresa nell’ultimo ventennio dagli episcopati di Germania, Stati Uniti, Australia, Irlanda, Francia e svariati altri paesi. Che scoperchia alle latitudini più diverse sempre lo stesso quadro di crimini impuniti, vittime inascoltate, e superiori gerarchici complici.

I numeri degli abusi

In sessant’anni sono 67 i casi accertati di abusi sui minori, 59 comprovati e 16 ancora da chiarire pienamente. I sacerdoti accusati con certezza o con alta credibilità sono 29, mentre per altri 12 sacerdoti le accuse non sono state dimostrate «con il necessario grado di certezza». Gli abusatori hanno agito talvolta per diversi anni e con molteplici episodi. Si va dal comportamento inappropriato alla violenza sessuale passando per l’ampio ventaglio delle molestie sessuali. L’età media degli abusatori è tra i 28 e 35 anni, quella delle vittima tra gli 8 e i 14 anni. Dato insolito rispetto a molti altri studi in materia, la maggioranza delle vittime, attorno al 51%, è di sesso femminile.

I dettagli dell’orrore

Il rapporto, un tomo voluminoso di oltre 600 pagine pubblicato online in italiano e tedesco, è stato commissionato dal vescovo Ivo Muser allo studio legale tedesco Westpfahl-Spilker-Wastl, lo stesso che anni fa passò al pettine fine gli abusi avvenuti nella diocesi di Monaco di Baviera scoprendo che anche Benedetto XVI, quando era arcivescovo, aveva preso sottogamba il caso di un prete pedofilo. Quanto all’Alto Adige, non sono tanto i numeri a spiccare – tanto più che non c’è il raffronto con il numero complessivo di sacerdoti attivi nello stesso lasso di tempo – quanto i dettagli, coperti dall’anonimato, di alcuni casi. C’è il sacerdote che bacia, spoglia e tocca i genitali delle bambine – tra di loro, una bimba di 10 anni immobilizzata a causa di un handicap – dalla fine degli anni Sessanta al 2010, e in 50 anni viene spostato innumerevoli volte da una parrocchia all’altra. Una vittima confessa la sua rabbia, diretta, spiega, «più contro la diocesi che contro il sacerdote, il quale era semplicemente un maiale. Ma la diocesi non ha agito». C’è la giovane che negli anni Ottanta viene abusata per cinque anni da un sacerdote, poi arrestato e condannato, e solo decenni dopo con un accordo di conciliazione ottiene un indennizzo «a sei cifre». C’è il giovane insegnante che a metà degli anni Novanta si tolse la vita, e i funerali vengono celebrati dal sacerdote accusato da metà parrocchia di essere, con gli abusi che gli aveva fatto subire da bambino, la causa del suicidio.

Il confronto con lo studio Cei

«Nessuno qui vuole mettere alla gogna o sollevare polveroni», ha detto in conferenza stampa l’avvocato Ulrich Wastl, l’obiettivo è ascoltare le vittime, imparare dagli errori e rafforzare la prevenzione. E se la Conferenza episcopale italiana punta a concludere entro fine anno la sua prima analisi «quantitativa e qualitativa», affidata all’Istituto degli Innocenti di Firenze e al Centro Interdisciplinare sulla vittimologia e la sicurezza dell’Università di Bologna, sui soli abusi compiuti da preti italiani, e già denunciati, nel ventennio 2001-2021, «la nostra speranza», hanno detto gli avvocati, «è che questo studio possa rappresentare una scintilla per una inchiesta sugli abusi sessuali da estendere anche al resto d’Italia»

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