Chiara Petrolini, così l’avvocato chiede i domiciliari: “Troppo nota, non può più uccidere neonati”
di Romina MarcecaChiara Petrolini può rimanere agli arresti domiciliari perché non ucciderà nessun altro neonato “da qui ai prossimi anni”. Il motivo? L’attenzione della stampa ha reso il suo volto noto agli italiani e tutta questa notorietà le impedirà di nascondere altre gravidanze e uccidere altri neonati. Nascondersi nell’ombra della sua villa sconosciuta fino allo scorso 9 agosto, giorno del ritrovamento del primo bambino sotterrato. È in sintesi quello che l’avvocato Nicola Tria, difensore della ventiduenne di Parma, accusata di duplice omicidio e occultamento dei cadaveri nel giardino di casa dei due figli partoriti nel giro di poco più di un anno, ha inserito come “dato di peso”, insieme a diverse altre argomentazioni, chiedendo al tribunale del Riesame di Bologna nel settembre scorso che la sua assistita non finisse in carcere. Perché il volto di quella ragazza, fotografato mentre lei esce dalla procura il giorno dell’arresto o sorridente mentre fuma una sigaretta sul patio della villetta do…
Chiara Petrolini può rimanere agli arresti domiciliari perché non ucciderà nessun altro neonato “da qui ai prossimi anni”. Il motivo? L’attenzione della stampa ha reso il suo volto noto agli italiani e tutta questa notorietà le impedirà di nascondere altre gravidanze e uccidere altri neonati. Nascondersi nell’ombra della sua villa sconosciuta fino allo scorso 9 agosto, giorno del ritrovamento del primo bambino sotterrato. È in sintesi quello che l’avvocato Nicola Tria, difensore della ventiduenne di Parma, accusata di duplice omicidio e occultamento dei cadaveri nel giardino di casa dei due figli partoriti nel giro di poco più di un anno, ha inserito come “dato di peso”, insieme a diverse altre argomentazioni, chiedendo al tribunale del Riesame di Bologna nel settembre scorso che la sua assistita non finisse in carcere. Perché il volto di quella ragazza, fotografato mentre lei esce dalla procura il giorno dell’arresto o sorridente mentre fuma una sigaretta sul patio della villetta dove ha seppellito i suoi figli e dove è ritornata nei giorni scorsi, è entrato nelle case di chi segue la cronaca di quando avvenuto a Traversetolo, la frazione dove vive la Petrolini con la sua famiglia.
Il passaggio si trova nelle motivazioni del tribunale del Riesame di Bologna depositate lo scorso novembre e di cui Repubblica è entrata in possesso. I giudici di Bologna hanno accolto l’appello della procura di Parma e disposto gli arresti in carcere, la Cassazione deciderà il 25 febbraio sul ricorso contro questa decisione presentato dalla difesa della studentessa universitaria.
Il clamore mediatico
Le parole sul “clamore mediatico” si trovano nella parte delle motivazioni in cui la difesa espone diverse argomentazioni sull’adeguatezza degli arresti domiciliari al posto del carcere. Tra queste c’è il rischio di recidiva che viene legato “al rapporto di filiazione e con la negazione della maternità” come motivato dal gip di Parma. E nella pagina seguente l’avvocato Tria inserisce che “dal momento che la vita dell'indagata viene pubblicamente vivisezionata, spettacolarizzata, giudicata, di qui ai prossimi anni certamente non si verificheranno più le condizioni che hanno consentito la realizzazione delle condotte (nascoste) oggetto di imputazione".
Gli zii “controllori” insieme ai genitori
Tra le 25 pagine a firma del presidente Mazzino Barbensi uno degli elementi su cui la procura ha fondato il suo appello è quello che riguarda l’adeguatezza dei genitori come coloro che controllano la figlia agli arresti domiciliari. Per la procura di Parma quei genitori sono “inaffidabili”. Non è così per il gip che ha demandato a loro il controllo sulle azioni della figlia. Nelle motivazioni viene riportato anche che il gip ha designato due zii per sostituire i genitori quando sono fuori per motivi di lavoro “quasi a rinforzare il controllo parentale domiciliare sull'indagata”. Ma quel controllo non è sufficiente per il tribunale del Riesame di Bologna che invece scrive: “Non è equiparabile in nessun modo a quello connesso al regime della custodia in carcere”.
Chiara non è bugiarda
La difesa di Chiara Petrolini nell’opporsi agli arresti domiciliari ha poi “censurato diffusamente” anche le valutazioni, del tutto negative, nell'atto d'appello della procura “in relazione al contegno procedimentale fin qui tenuto dall'indagata”. Chiara Petrolini per la procura di Parma ha mentito più volte: nascondendo le due gravidanze, e poi una volta scoperta, la verità su come ha ucciso il secondo figlio, non rivelando la prima gravidanza e il primo bambino seppellito in giardino poi scoperto solo grazie all’intuito dei carabinieri. Per il suo avvocato, invece, “il percorso confessorio non potrebbe essere riduttivamente liquidato soltanto come menzognero in quanto risentirebbe del suo peculiare funzionamento psichico, che senza dubbio l’ha condotta al nascondimento totale e alla negazione della realtà e che comporta una faticosa presa di coscienza". Cioè Chiara Petrolini non è una bugiarda ma si è comportata secondo le sue difficoltà psichiche che uno specialista di parte, incaricato di eseguire una perizia, ha ricondotto a una prima diagnosi: disturbi della personalità con stati dissociativi.