Roma — «La Corte ritiene che i reati alla base del mandato di arresto sono stati commessi da Mr. Almasri personalmente, ordinati da lui o commessi con il suo aiuto da membri della Special Deterrence Forces, meglio conosciuta come Rada». Omicidi, torture, rapimenti, violenze sessuali commessi in Libia da febbraio 2015. Ecco la sfilza infinita di crimini contro i diritti umani che i giudici della Corte penale internazionale contestano a Najeem Osema Almasri, enunciati in un mandato di cattura arrivato a 14 anni dall’apertura di un’inchiesta, partita per crimini di guerra alla caduta del regime di Gheddafi e allargatasi ai crimini per violazione dei diritti umani ai danni di migliaia di migranti detenuti nei centri di detenzione.
«I crimini — scri…
Roma — «La Corte ritiene che i reati alla base del mandato di arresto sono stati commessi da Mr. Almasri personalmente, ordinati da lui o commessi con il suo aiuto da membri della Special Deterrence Forces, meglio conosciuta come Rada». Omicidi, torture, rapimenti, violenze sessuali commessi in Libia da febbraio 2015. Ecco la sfilza infinita di crimini contro i diritti umani che i giudici della Corte penale internazionale contestano a Najeem Osema Almasri, enunciati in un mandato di cattura arrivato a 14 anni dall’apertura di un’inchiesta, partita per crimini di guerra alla caduta del regime di Gheddafi e allargatasi ai crimini per violazione dei diritti umani ai danni di migliaia di migranti detenuti nei centri di detenzione.
«I crimini — scrivono i giudici della Corte — hanno avuto luogo nella prigione di Mitiga contro persone detenute per motivi religiosi ( come essere cristiani o atei) o per non aver rispettato l’ideologia religiosa della Rada (comportamenti immorali e omosessualità».
Quasi dieci anni di crimini sostenuti da testimonianze di chi a quel lager è riuscito a sopravvivere e ora vive da rifugiato in Europa, ma anche video, filmati, racconti di analisti e operatori umanitari che nei centri di detenzione hanno avuto accessi. E una montagna di referti medici a suffragare stupri e violenze di ogni genere.
Il torturatore
Il nome del temutissimo comandante Almastri, conosciuto come il torturatore da migliaia di migranti, è rimasto coperto fino a pochi giorni fa. È consuetudine della Corte penale internazionale, infatti, tenere riservati finché possibile persino chi è già destinatario di un mandato di cattura internazionale. E così è stato anche per Almastri: la richiesta nei suoi confronti è stata avanzata il 2 ottobre insieme a quelle di altri sei esponenti di rilievo delle milizie libiche che ricoprono anche incarichi istituzionali, ma il mandato è stato firmato solo il 18 gennaio. E solo quel giorno, in occasione del fermo a Torino, è aavvenuta la discovery della sua posizione.
L’indagine della Cpi
A consentire alla Corte penale internazionale di indagare sui crimini nei confronti dei migranti è stato il Consiglio di sicurezza dell’Onu che, nel 2011, con una richiesta di sanzioni approvata all’unanimità, per la prima volta ha investito l’organismo dell’Aja di una competenza giurisdizionale sulla Libia che diversamente non avrebbe avuto. Da allora, anno dopo anno, ai fascicoli si sono aggiunti diversi altri report degli ispettori dell’Onu che in Libia hanno effettuato diverse missioni lavorando d’intesa anche con unità investigative internazionali di cui spesso ha fatto parte anche l’Italia. Missioni che si sono occupate anche delle violenze subìte dai pescatori di Mazara del Vallo sequestrati e a lungo detenuti in una prigione della Cirenaica.
Anni di denunce
Un lavoro istituzionale a cui si sono aggiunti negli anni diverse denunce. A cominciare da quelle dell’Ecchr, l’European center for constitutional and human rights di Berlino: la prima sulla situazione dei centri di detenzione, la seconda, nel 2022, più specifica sui respingimenti mascherati, le intercettazioni in mare di migliaia di migranti ( circa 30.000 in poco meno di tre anni) da parte della Guardia costiera libica. Uomini, donne, bambini che, riportati a terra, sono stati inghiottiti nel buco nero dei centri di detenzione, su tutti quello di Mitiga diretto da Almasri. Da qui la denuncia di complicità di quelli che sono stati ritenuti dall’Ecchr i responsabili politici e amministrativi degli Stati ( su tutti l’Italia) che proprio alle intercettazioni in mare hanno affidato una parte fondamentale della strategia di contenimento dei flussi migratori.
Nell’inchiesta della Corte penale internazionale sono confluite negli anni anche altre denunce circostanziate di studi legali ( tra cui quello di Parigi coordinato da Amal Ramzi Alamuddin, moglie di George Clooney) ma anche atti di procure italiane come quelle di Agrigento e Trapani che hanno condotto inchieste internazionali sui trafficanti e raccolto le testimonianze dei migranti riusciti a sbarcare in Italia. Atti che spesso sono stati resi noti perché confluiti nei report del Dipartimento di Stato americano sui diritti umani.