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Impennata di sbarchi, il governo riapre i centri in Albania. E ora spera nella convalida dei fermi

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Terzo viaggio di una nave militare con migranti provenienti da Paesi sicuri. Attesa per il 25 febbraio la sentenza della Corte di giustizia europea sul decreto Paesi sicuri, intanto a Roma decideranno i giudici della Corte d’appello
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Roma — Un azzardo, quando manca solo un mese all’atteso pronunciamento sul decreto Paesi sicuri che la Corte di giustizia europea ha appena fissato per il 25 febbraio. Il governo ha deciso di non aspettare e, con un’improvvisa accelerazione nelle ultime 48 ore, ha deciso di riaprire i centri in Albania. E così, a ruota del «Deportation flights have begun» partito ieri dalla Casa bianca con la foto dei primi migranti in manette, da Palazzo Chigi è arrivato l’ordine di far ripartire una nave della Marina militare, questa volta non più la Lybra, ma il pattugliatore Cassiopea. Ieri sera, a bordo c’erano solo sette migranti, ancora una volta di Bangladesh ed Egitto selezionati da un barcone con 50 persone.

Ma questa volta l’ordine partito dal Viminale è di mettere insieme un nutrito gruppo di migranti provenienti da Paesi sicuri e non di dirigere la prua verso l’Albania con poche persone a bordo come accaduto nei due precedenti viaggi entrambi vanificati dalle decisioni dei giudici di Ro…

Roma — Un azzardo, quando manca solo un mese all’atteso pronunciamento sul decreto Paesi sicuri che la Corte di giustizia europea ha appena fissato per il 25 febbraio. Il governo ha deciso di non aspettare e, con un’improvvisa accelerazione nelle ultime 48 ore, ha deciso di riaprire i centri in Albania. E così, a ruota del «Deportation flights have begun» partito ieri dalla Casa bianca con la foto dei primi migranti in manette, da Palazzo Chigi è arrivato l’ordine di far ripartire una nave della Marina militare, questa volta non più la Lybra, ma il pattugliatore Cassiopea. Ieri sera, a bordo c’erano solo sette migranti, ancora una volta di Bangladesh ed Egitto selezionati da un barcone con 50 persone.

Ma questa volta l’ordine partito dal Viminale è di mettere insieme un nutrito gruppo di migranti provenienti da Paesi sicuri e non di dirigere la prua verso l’Albania con poche persone a bordo come accaduto nei due precedenti viaggi entrambi vanificati dalle decisioni dei giudici di Roma che non hanno mai convalidato i fermi. Meglio evitare altri costi esorbitanti per un numero minimo di persone che potrebbe accelerare l’intervento della Corte dei Conti già sollecitato dalle opposizioni.

Allarme per l’impennata degli sbarchi

La riapertura dei centri viene motivata con l’improvvisa impennata degli sbarchi degli ultimi giorni: 1300 nell’ultima settimana, 1000 dei quali ( tutti provenienti dalla Libia) nei quattro giorni del caso Almasri. Numeri in controtendenza rispetto all’ormai consolidato - 60% del 2024 che hanno fatto balzare gli arrivi di gennaio a 1750, un +20 % rispetto allo stesso mese dello scorso anno. E così Matteo Piantedosi, in nome del presunto effetto deterrenza di cui il governo resta convinto, ha dato il via al terzo viaggio verso l’Albania. Allertati tutti gli operatori per rimettere in moto la macchina dei centri dove presumibilmente i migranti selezionati tra ieri pomeriggio e questa mattina arriveranno non prima di domani.

Le nuove convalide con i giudici d’appello

Una mossa strategica quella del governo, anche per sviare l’attenzione dal caso Almasri e per rispondere subito all’inatteso aumento dei flussi in una finestra di bel tempo. Ma anche un test in attesa del verdetto della giustizia europea che darà l’interpretazione definitiva della sentenza alla quale finora si sono attenuti i giudici di Roma e non solo che non hanno convalidato i fermi dei migranti provenienti da Paesi sicuri ma non del tutto e non per tutti.

Un test, perché per la prima volta a decidere ( grazie alla modifica normativa approvata per tagliare fuori le sezioni immigrazione dei tribunali) saranno i giudici della Corte d’appello di Roma ritenuti, chissà poi perché, dal governo, più affidabili. A Palazzo Chigi sperano questa volta in una convalida, convinti di una lettura favorevole delle ultime sentenze della Cassazione che, pur rinviando anch’esse alla Corte di giustizia europea, affermano il primato della politica nella scelta dei Paesi sicuri ( ma al tempo stesso riconoscono il diritto-dovere dei giudici di valutare i singoli casi). Difficile però azzardare una decisione diversa anche alla luce del fatto che, in assenza di magistrati specializzati, il presidente della Corte d’appello di Roma ha chiesto l’applicazione di alcuni giudici della sezione immigrazione del tribunale, gli stessi che nei casi precedenti hanno annullato i fermi.

I magistrati di Adg sul caso Almastri: “Siamo sgomenti”

Un passaggio delicato segnato da una dura presa di posizione dei magistrati del Gruppo di Area democratica per la giustizia dopo il caso Almasri: «È un diverso destino quello delle vittime di torture collocati in detenzione amministrativa e quello del sospetto torturatore accompagnato a casa con aereo di Stato. Sono così messi in seria discussione non solo il diritto e la ragionevolezza, oltre al rispetto di un organo internazionale di garanzia e giustizia, ma anche il senso di umanità e pietà. Siamo sgomenti».

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