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Toghe e opposizioni contro il governo “Almasri libero per l’inerzia di Nordio”

'INAUDITO IL RILASCIO DI ALMASRI', OPPOSIZIONI ALL'ATTACCO - Il generale libico Njeem Osama Almasri Habish atterra a Tripoli il 21 gennaio +++OBBLIGO DI CITARE IL CREDIT - FOTO DISTRIBUITA AI SOLI ABBONATI A SOLO SCOPO EDITORIALE - NPK +++ (ansa)

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Schlein: l’Italia paga l’incoerenza di Meloni. Fratoianni: scelta politica scarcerare un torturatore. Appendino: la premier mente Le carte della Corte penale internazionale contro il ras del carcere di Mitiga: sotto la sua gestione 34 detenuti uccisi e 22 violentati
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Roma — L’Associazione nazionale magistrati va giù dritto: «Il generale libico Najeem Osema Almasri è stato liberato per inerzia del ministro della Giustizia». Le opposizioni, Elly Schlein in testa, alzano il tiro contro «le bugie» del governo, sul caso Santanchè, sulla questione accise e sul caso Almastri: « Lo avevano arrestato e l’hanno liberato. Il problema è che l’incoerenza di Giorgia Meloni la paga l’Italia».

A rialzare la tensione nello scontro tra toghe, opposizioni e governo a tre giorni dall’informativa in Parlamento del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, attesa per mercoledì, sono le prime dichiarazioni sul caso Almastri fatte dalla premier a Gedda: «La liberazione di Almasri non è stata una scelta dell’Esecutivo ma è avvenuta su disposizione della magistratura». Parole a cui l’Anm risponde con durezza: «Nordio avrebbe potuto - perché notiziato dalla polizia giudiziaria il 19 gennaio e dalla Corte d’appello di Roma il 20 gennaio - e dovuto, per rispetto degli obblig…

Roma — L’Associazione nazionale magistrati va giù dritto: «Il generale libico Najeem Osema Almasri è stato liberato per inerzia del ministro della Giustizia». Le opposizioni, Elly Schlein in testa, alzano il tiro contro «le bugie» del governo, sul caso Santanchè, sulla questione accise e sul caso Almastri: « Lo avevano arrestato e l’hanno liberato. Il problema è che l’incoerenza di Giorgia Meloni la paga l’Italia».

A rialzare la tensione nello scontro tra toghe, opposizioni e governo a tre giorni dall’informativa in Parlamento del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, attesa per mercoledì, sono le prime dichiarazioni sul caso Almastri fatte dalla premier a Gedda: «La liberazione di Almasri non è stata una scelta dell’Esecutivo ma è avvenuta su disposizione della magistratura». Parole a cui l’Anm risponde con durezza: «Nordio avrebbe potuto - perché notiziato dalla polizia giudiziaria il 19 gennaio e dalla Corte d’appello di Roma il 20 gennaio - e dovuto, per rispetto degli obblighi internazionali, chiederne la custodia cautelare in vista della consegna alla Corte penale internazionale».

Contro Almastri non ci sarà più alcun processo

E invece, nei confronti del comandante della polizia giudiziaria di Tripoli non ci sarà più alcun processo: la decisione dell’Italia di scarcerarlo e rimandarlo in Libia ha vanificato tredici anni di indagini: il regolamento prevede infatti che si possa aprire un processo soltanto in presenza di almeno un imputato in uno dei Paesi che riconosce la Corte penale. E la Libia ovviamente non lo è.

A definire, con particolari sempre più agghiaccianti il profilo del generale-torturatore, sono i dettagli delle accuse di crimini di guerra e crimini contro i diritti umani contenuti nel mandato di cattura desecretato dalla Corte penale internazionale:almeno 34 detenuti uccisi e 22 stuprati tra cui un bimbo di soli cinque anni nel carcere di Mitiga diretto dal 2015 da Almastri. Che - scrive la Corte - ha «picchiato, torturato, sparato, aggredito sessualmente e ucciso personalmente detenuti, nonché ha ordinato alle guardie di picchiarli e torturarli».

Le opposizioni chiedono un’inchiesta alla Procura di Roma

A fianco dei giudici su cui la premier ha scaricato la responsabilità della scarcerazione di Almastri si schierano tutte le opposizioni: «La gravissima liberazione del torturatore libico Almasri non è né frutto di un cavillo né tanto meno colpa dei giudici come vorrebbe far credere Giorgia Meloni. Quei magistrati che con la sua riforma vorrebbe sottomettere all’esecutivo: no, è una scelta politica di questo governo e noi insisteremo a chiederne conto», dice Nicola Fratoianni di Avs mentre Angelo Bonelli, coportavoce di Europa Verde, chiede alla procura di Roma di verificare eventuali responsabilità del governo. « Nel nostro paese esiste l’obbligatorietà dell’azione penale e auspico che la Procura della Repubblica di Roma guidata dal procuratore Lo Voi, chiarisca se ci sono state omissioni e responsabilità da parte del ministro della Giustizia e del governo nel non aver ottemperato alla richiesta di arresto di un criminale assassino e stupratore come Almasri». Inchiesta che la Procura di Roma, almeno come atto dovuto, deve comunque aprire dopo aver ricevuto l’esposto dell’avvocato Luigi Li Gotti che ha denunciato per favoreggiamento nei confronti di Almasri la premier Meloni, i ministri della Giustizia Nordio e dell’Interno Piantedosi e il sottosegretario alla Presidenza Mantovano. Mentre Riccardo Magi chiede l’istituzione di una commissione parlamentare sugli accordi Italia-Libia.

Chi ha disposto il volo di Stato?

Il passaggio più scivoloso che l’informativa di Piantedosi dovrà ricostruire è quello del volo di Stato che ha riportato Almasri in Libia. La domanda è: chi già alle 11 del mattino, quando il provvedimento di scarcerazione non era stato ancora firmato dai giudici della Corte d’appello di Roma, ha fatto partire per l’aeroporto di Torino il Falcon rimasto fino a sera ad attendere l’arrivo di Almasri ? Segno evidente che, a Palazzo Chigi, da cui dipende l’utilizzo di ogni volo di Stato, il finale della storia era già noto.

«Meloni deve fare due cose - dice la vicepresidente del M5S Chiara Appendino - smetterla di raccontare falsità agli italiani e venire in Parlamento a spiegarci perché il suo governo ha fatto tornare in Libia un criminale di guerra, accolto in patria come un eroe. E già che c’è faccia anche sapere agli Italiani quanto hanno pagato per rimandare a casa Almasri con un volo di Stato».

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