L’azzardo di Palazzo Chigi: altri migranti in Albania senza aspettare la Corte di giustizia Ue
Alessandra ZinitiRoma — Cittadini di Bangladesh, Egitto, ma adesso anche di Gambia e Costa d’Avorio, tutti Paesi che la lista della Farnesina ritiene sicuri ma non in tutte le Regioni e non per tutte le categorie di persone. Nella speranza di non incappare più nell’alt dei giudici delle sezioni immigrazione, il governo riparte con l’operazione Albania ampliando la rosa dei migranti provenienti da Paesi sicuri da sottoporre alle procedure accelerate di frontiera e ne trasferisce a Shengjin un gruppo mai così numeroso: 49, più del doppio dei primi due viaggi messi insieme.
Otto barche intercettate nel Mediterraneo
Guardia costiera e Guardia di finanza, tra venerdì e sabato, hanno dovuto intercettare ben otto barche provenienti dalla Libia (con 345 persone a bordo) per trovarne 49 con i requisiti previsti per finire in Albania: maschi, maggiorenni, provenienti da Paesi sicuri, non fragili. E in 53, per la prima volta — fanno filtrare dal Viminale — hanno presentato il passaporto e dunque, pur provenen…
Roma — Cittadini di Bangladesh, Egitto, ma adesso anche di Gambia e Costa d’Avorio, tutti Paesi che la lista della Farnesina ritiene sicuri ma non in tutte le Regioni e non per tutte le categorie di persone. Nella speranza di non incappare più nell’alt dei giudici delle sezioni immigrazione, il governo riparte con l’operazione Albania ampliando la rosa dei migranti provenienti da Paesi sicuri da sottoporre alle procedure accelerate di frontiera e ne trasferisce a Shengjin un gruppo mai così numeroso: 49, più del doppio dei primi due viaggi messi insieme.
Otto barche intercettate nel Mediterraneo
Guardia costiera e Guardia di finanza, tra venerdì e sabato, hanno dovuto intercettare ben otto barche provenienti dalla Libia (con 345 persone a bordo) per trovarne 49 con i requisiti previsti per finire in Albania: maschi, maggiorenni, provenienti da Paesi sicuri, non fragili. E in 53, per la prima volta — fanno filtrare dal Viminale — hanno presentato il passaporto e dunque, pur provenendo dagli stessi Paesi sicuri, si sono risparmiati il viaggio in Albania e sono stati portati a Lampedusa. In Italia verranno sottoposti alle procedure ordinarie: così prevede la legge Cutro che esclude, per chi arriva con i documenti, la misura della detenzione amministrativa.
La selezione a bordo senza l’Oim
La selezione, avvenuta a bordo del pattugliatore della Marina militare Cassiopea, non ha avuto però il supporto del personale medico specializzato dell’Oim, l’Organizzazione internazionale delle migrazioni, la cui presenza sulle navi è prevista espressamente dal protocollo Italia-Albania. Scaduta a dicembre la convenzione trimestrale, non si è fatto a tempo a rinnovarla ma il Viminale ha deciso di procedere ugualmente. E dunque, considerando che secondo giurisprudenza consolidata, pressoché tutti i migranti passati dalla Libia, per le violenze subìte, sono da considerare fragili, c’è da aspettarsi che il vero screening, previsto domattina nell’hotspot di Shengjin allo sbarco dalla Cassiopea, possa riservare le prime sorprese, con il reinvio in Italia di persone che, ad accurata visita medica e psichiatrica, dovessero risultare fragili. Come è già accaduto ad ottobre e novembre, quando — comunque — nel giro di 48 ore tutti i migranti furono rimandati in Italia dopo l’annullamento dei fermi da parte dei giudici della sezione immigrazione del tribunale di Roma. A vigilare ci sarà una delegazione di parlamentari dell’opposizione in partenza per Shengjin.
A decidere saranno i giudici della Corte d’appello
Questa volta a decidere saranno (almeno formalmente) altri giudici, quelli che il governo si è scelto cambiando la norma del codice di procedura penale e assegnando la competenza sulle convalide dei fermi ai togati della Corte d’appello, evidentemente ritenuti più affidabili. Di fatto, però, tra mercoledì e giovedì, a valutare le posizioni dei migranti potrebbero essere alcuni degli stessi magistrati che si sono già espressi nei mesi scorsi: e questo perché (in assenza di organici e di competenze adeguati) il presidente della Corte d’appello di Roma Giuseppe Meliadò ha chiesto l’applicazione di giudici della sezione immigrazione, nelle cui aule (le uniche dotate di maxischermi per i collegamenti in videoconferenza) continueranno a svolgersi le udienze.
Il 25 febbraio la sentenza della Corte di giustizia europea
Ipotizzare che la Corte d’appello di Roma possa prendere una decisione diversa da quelle precedenti appare più che un test un azzardo, soprattutto in considerazione del fatto che il pronunciamento decisivo della Corte di giustizia europea sulla lista dei Paesi sicuri è atteso tra meno di un mese, il 25 febbraio. Il Viminale però, forte delle due ultime sentenze della Corte di Cassazione che riconosce al governo la potestà di decidere la lista ma ai giudici il diritto-dovere di verificare le singole posizioni, ha deciso di non attendere e ha dato il via al terzo viaggio verso l’Albania. Una decisione presa anche in considerazione dell’impennata degli sbarchi dalla Libia: più di 2.000 sbarchi dall’inizio dell’anno, ben il 30 % in più rispetto a gennaio.