Nascosto in un sacco nero ha cercato di nascondersi tra i rifiuti per uscire dal carcere. Se sulle evasioni dagli istituti di pena c’è letteratura e cinematografia, più o meno liberamente ispirata alla realtà, in futuro un capitolo potrebbe essere dedicato al piano di un detenuto di Cosenza. Per scappare dal Sergio Cosmai, l’uomo si è nascosto fra i sacchi allineati fuori dalle cucine, sperando di farsi caricare sul compattatore per poi riemergere e allontanarsi una volta che il camion avesse varcato le mura dell’istituto. Un piano semplice, ma che forse avrebbe potuto funzionare. A tradirlo però sono stati gli altri detenuti che alla penitenziaria hanno segnalato uno strano sacco caricato sui carrelli in cortile da cui usciva una scarpa. Una volta scoperto, il detenuto si è dato alla fuga, cercando addirittura di arrampicarsi sul muro di cinta della casa circondariale di via Popilia, ma anche questo tentativo è miseramente naufragato. È stato rapidamente riacciuffato e riportato in c…
Nascosto in un sacco nero ha cercato di nascondersi tra i rifiuti per uscire dal carcere. Se sulle evasioni dagli istituti di pena c’è letteratura e cinematografia, più o meno liberamente ispirata alla realtà, in futuro un capitolo potrebbe essere dedicato al piano di un detenuto di Cosenza. Per scappare dal Sergio Cosmai, l’uomo si è nascosto fra i sacchi allineati fuori dalle cucine, sperando di farsi caricare sul compattatore per poi riemergere e allontanarsi una volta che il camion avesse varcato le mura dell’istituto. Un piano semplice, ma che forse avrebbe potuto funzionare. A tradirlo però sono stati gli altri detenuti che alla penitenziaria hanno segnalato uno strano sacco caricato sui carrelli in cortile da cui usciva una scarpa. Una volta scoperto, il detenuto si è dato alla fuga, cercando addirittura di arrampicarsi sul muro di cinta della casa circondariale di via Popilia, ma anche questo tentativo è miseramente naufragato. È stato rapidamente riacciuffato e riportato in cella.
I cellulari nascosti nel pallone
In passato, più volte le carceri calabresi sono state al centro di inchieste che hanno svelato le complicità dei direttori degli istituti, più di una volta finiti a processo per complicità con i clan. Ma dove non arrivano i tentacoli delle famiglie di ‘ndrangheta, si prova a usare la fantasia. E ecco che un pallone, lanciato al di là delle mura diventa un modo per tentare di far arrivare ai detenuti agognati cellulari, necessari per conversazioni non tracciabili. Ci hanno provato un ventiduenne e un ragazzino di 15 anni di Isola Capo Rizzuto, che dopo aver tagliato una palla da calcio, “farcendola” di cellulari, hanno provato a farla arrivare nel cortile del carcere di Catanzaro. A tentare il tiro da bomber, il quindicenne, la cui performance è stata ovviamente ripresa dalle telecamere di videosorveglianza. Risultato, i due poco dopo sono stati fermati. Il maggiorenne è finito in cella di sicurezza a Catanzaro, l’adolescente affidato alla famiglia, con un’accusa di procurata inosservanza delle misure detentive.