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Imbarazzò Ratzinger negando la Shoah, morto ex vescovo lefebvriano Williamson

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Il presule britannico ultraconservatore sostenne che le camere a gas non esistevano nel frangente in cui Benedetto XVI tolse la scomunica ai vescovi del gruppo scismatico. Dopo le proteste, il Papa tedesco scrisse una lettera di scuse e spiegazioni
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È morto all’età di 84 anni monsignor Richard Williamson, ex lefebvriano, noto alle cronache soprattutto a causa del suo convinto negazionismo della Shoah, un fatto che creò forte imbarazzo nella Chiesa quando le sue dichiarazioni emersero in concomitanza con la decisione di papa Benedetto XVI, nel 2009, di togliere la scomunica ai quattro vescovi che erano stati consacrati da monsignor Marcel Lefebvre.

Scisma nello scisma

La stessa fraternità sacerdotale San Pio X – questo il nome ufficiale dei lefebvriani – annuncia in un comunicato che il presule britannico è morto ieri notte. Era stato ricoverato d’urgenza per un’emorragia cerebrale la sera del 24 gennaio. “Purtroppo, il suo cammino e quello della Società si sono separati molti anni fa”, puntualizza questo gruppo reazionario cattolico, tuttora in condizione di scisma rispetto alla Chiesa cattolica.

La mossa di Ratzinger

Monsignor Marcel Lefebvre ruppe con la Chiesa in dissenso con le conclusioni del Concilio vaticano II. Il 30 giug…

È morto all’età di 84 anni monsignor Richard Williamson, ex lefebvriano, noto alle cronache soprattutto a causa del suo convinto negazionismo della Shoah, un fatto che creò forte imbarazzo nella Chiesa quando le sue dichiarazioni emersero in concomitanza con la decisione di papa Benedetto XVI, nel 2009, di togliere la scomunica ai quattro vescovi che erano stati consacrati da monsignor Marcel Lefebvre.

Scisma nello scisma

La stessa fraternità sacerdotale San Pio X – questo il nome ufficiale dei lefebvriani – annuncia in un comunicato che il presule britannico è morto ieri notte. Era stato ricoverato d’urgenza per un’emorragia cerebrale la sera del 24 gennaio. “Purtroppo, il suo cammino e quello della Società si sono separati molti anni fa”, puntualizza questo gruppo reazionario cattolico, tuttora in condizione di scisma rispetto alla Chiesa cattolica.

La mossa di Ratzinger

Monsignor Marcel Lefebvre ruppe con la Chiesa in dissenso con le conclusioni del Concilio vaticano II. Il 30 giugno del 1988 consacrò illegittimamente quattro vescovi, incorsi automaticamente nella scomunica: oltre a Williamson, il superiore dell’epoca, Bernard Fellay, e poi Alfonso de Gallareta e Bernard Tissier de Mallerais, morto nel 2024. Da papa Benedetto XVI tentò con i lefebvriani quella riconciliazione che Giovanni Paolo II non aveva voluto, e che Francesco ha sostanzialmente archiviato. In questa chiave vanno letti sia la decisione di liberalizzare il messale pre-conciliare (la cosiddetta “messa in latino”) sia la revoca della scomunica che gravava sui quattro vescovi, ufficializzata il 24 gennaio 2009.

Le scuse di Benedetto

Poco prima, però, spuntò un’intervista che monsignor Williamson aveva rilasciato nel novembre precedente alla televisione svedese Svt-1, nella quale metteva in dubbio l’esistenza delle camere a gas nei lager nazisti. L’intervista ebbe risonanza mondiale e la concomitanza dei due eventi provocò polemiche aspre, alle quali il Pontefice tedesco rispose nella lettera che inviò nel marzo successivo a tutti i vescovi della Chiesa cattolica. “Una disavventura per me imprevedibile”, scrisse Joseph Ratzinger, “è stata il fatto che il caso Williamson si è sovrapposto alla remissione della scomunica. Il gesto discreto di misericordia verso quattro vescovi, ordinati validamente ma non legittimamente, è apparso all’improvviso come una cosa totalmente diversa: come la smentita della riconciliazione tra cristiani ed ebrei, e quindi come la revoca di ciò che in questa materia il Concilio aveva chiarito per il cammino della Chiesa”. Un sovrapporsi “di due processi contrapposti” che Ratzinger volle “deplorare profondamente”. Inoltre, proseguiva, “mi è stato detto che seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l’internet avrebbe dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema. Ne traggo la lezione – scriveva ancora Benedetto XVI – che in futuro nella Santa Sede dovremo prestar più attenzione a quella fonte di notizie”. Quell’incidente, in effetti, segnò, come conseguenza secondaria, la decisione della Santa Sede di monitorare sistematicamente le notizie che apparivano online.

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