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Jovanotti in Vaticano per una mostra sul viaggio: “Qui ho trascorso la mia infanzia”

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Il cantante è tra i creativi chiamati ad animare una esposizione che rimarrà aperta durante il Giubileo nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Il padre di Lorenzo Cherubini era gendarme. E a chi gli chiede di Sanremo dice: “Mi hanno dato carta bianca”
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Ha ricordato quando correva lungo il corridoio della mappe dei Musei vaticani, “facendo una scivolata sui pavimenti di marmo”, quando entrava oltre le mura Leonine, “e mi perdevo nel cortile del Belvedere”: Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, cappellino rosso in testa, arriva in Vaticano, anzi ci torna: il noto cantante è tra gli autori di una mostra dedicata al viaggio nella Biblioteca Apostolica Vaticana che durerà per tutto il Giubileo, e nella conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, intitolata “En Route”, è partito dalla sua infanzia vissuta proprio in Vaticano, dove il padre, Mario, lavorava come gendarme.

"Molto emozionato”

“Mio padre avrebbe sperato un figlio che facesse carriera qui dentro, è stato deluso da tutti e quattro noi figli, ma in qualche modo la mia presenza a questo tavolo oggi mi fa pensare che niente succede a caso”, ha detto Jovanotti nel corso della conferenza stampa che si è tenuta nella sala stampa della Santa Sede. “Sono molto emozionato e molt…

Ha ricordato quando correva lungo il corridoio della mappe dei Musei vaticani, “facendo una scivolata sui pavimenti di marmo”, quando entrava oltre le mura Leonine, “e mi perdevo nel cortile del Belvedere”: Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, cappellino rosso in testa, arriva in Vaticano, anzi ci torna: il noto cantante è tra gli autori di una mostra dedicata al viaggio nella Biblioteca Apostolica Vaticana che durerà per tutto il Giubileo, e nella conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, intitolata “En Route”, è partito dalla sua infanzia vissuta proprio in Vaticano, dove il padre, Mario, lavorava come gendarme.

"Molto emozionato”

“Mio padre avrebbe sperato un figlio che facesse carriera qui dentro, è stato deluso da tutti e quattro noi figli, ma in qualche modo la mia presenza a questo tavolo oggi mi fa pensare che niente succede a caso”, ha detto Jovanotti nel corso della conferenza stampa che si è tenuta nella sala stampa della Santa Sede. “Sono molto emozionato e molto contento”, ha detto l’artista che ha ricordato la propria infanzia in Vaticano, “che per me non era un luogo di spiritualità ma di bellezza”.

I giornali del diplomatico

La mostra espone il fondo di Cesare Poma, diplomatico e linguista a cavallo tra Otto e Novecento, che nel corso della sua vita ha raccolto giornali di tutto il mondo. Una documentazione che racconta in lingue e alfabeti diversi viaggi diplomatici, giornalistici, politici, e che, grazie alla maison Dior, è stata ora catalogata, digitalizzata e viene esposta per l’anno santo. Per vivacizzare l’esposizione, l’archivista e bibliotecario vaticano, mons. Angelo Vincenzo Zani, don Giacomo Cardinali, commissario della sala espositiva, e gli altri curatori hanno pensato di coinvolgere alcuni creativi: Maria Grazia Chiuri, direttrice artistica delle collezioni donna Dior, Karishma Swali, direttrice creativa della Chanakya School of Craft, e Kristjana S. Williams, illustratrice e graphic artist, nota in particolare per il packaging dei profumi Penhaligon's. Tra i temi approfonditi nella mostra, le “storie di donne che in età vittoriana partivano da sole in barba alle abitudini dell’epoca”, ha spiegato don Cardinali, “incrociando la questione dell’abbigliamento”.

Paesaggi sonori in esposizione

Jovanotti, chiamato per la sua arte e per i suoi viaggi, ha raccontato di essere stato coinvolto nel frangente in cui, dopo un incidente, si stava sottoponendo ad un percorso riabilitativo: “La mia unica possibilità era viaggiare con la fantasia”, ha raccontato l’artista, “l’ho colta come un segno fortunato per mettere in moto la mia immaginazione”. Proprio oggi esce un nuovo disco di Jovanotti, “Il corpo umano”, creato dopo il periodo dell’incidente: un’opera “allegra, leggera, romantica”. Nella zona dell’esposizione a lui affidata, il cantante ha messo la bicicletta con la quale nel corso degli anni ha girato il mondo, una sua chitarra, una palla da discoteca (“Mi piaceva l’idea di entrare in Vaticano con una mirror ball”), un blocchetto di disegni dei viaggi che fatto, e poi, cuore dell’esposizione, “un viaggio sonoro che dura due ore e che mescola cose che ho sentito e realizzato in 58 anni di vita e 40 anni di dischi, un grande mix come se fossi a bordo della bici, le mie canzoni rimaneggiate, i paesaggi sonori che ho registrato, i miei flussi di coscienza”.

Viaggi, ritorni e pellegrinaggi

Jovanotti, che si è schermito a chi gli domandava della sua fede (“Sarei più a mio agio a fare un spogliarello che a spogliare l’anima”), ha definito il proprio ruolo come quello del cavallo di Troia, ossia “far venire a qualcuno che non sarebbe mai venuto in Vaticano la voglia di visitare questo posto e sentire il cuore battere per qualcosa che non conosceva prima in un mondo oggi sempre più minacciato dall’opportunità di non scoprire più nulla perché il mondo degli algoritmi continuano a proporci quello che già sappiamo. Che poi – ha sottolineato l’artista – il senso del viaggio è scoprire quello che non siamo e potremmo essere, l’altro, le altre culture, luoghi, climi, le meraviglie che il mondo ci offre a patto che decidiamo di andargli incontro. Ed è il senso del pellegrinaggio: per me ogni viaggio è un pellegrinaggio, ogni spostamento è un ritorno. Ma – ha detto Jovanotti – non si torna mai, si è sempre trasformati, oppure tutto è un ritorno verso una casa che ci aspetta nel futuro”. Quanto al festival di Sanremo, dove comparirà nella prima serata, Jovanotti non ha voluto rivelare in cosa consisterà la sua esibizione, ma, ha detto, “sarà una cosa bella e grande: mi hanno dato carta bianca”.

Una mostra aperta sul mondo

Nel corso della conferenza stampa don Cardinali ha spiegato la genesi della esposizione. La Biblioteca Apostolica Vaticana ha ricevuto in donazione a inizio Novecento le carte di Cesare Poma. Il fondo è rimasto a lungo negli scaffali di una istituzione che ha un patrimonio documentale estesissimo. Gli articoli di giornale, inoltre, non sono stati ritenuti una priorità, tanto più perché, in diverse lingue e alfabeti, richiedono un non facile lavoro esegetico. Quando una discendente del diplomatico li ha sollecitato, gli studiosi della biblioteca hanno ripreso in mano i documenti, decidendo di dedicarvi una esposizione. Il giubileo, tempo di pellegrinaggi, è apparso come il momento opportuno. Ma poiché una esposizione di soli giornali non sarebbe stata fruibile, è stato deciso di coinvolgere alcuni creativi. Non solo: se fino ad un passato recente le mostre sono state spesso esclusive, sia per il materiale esposto che per il pubblico a cui erano rivolte, questa volta, su spinta di papa Francesco, la biblioteca ha voluto aprirsi al mondo, coinvolgendo personalità non assimilabili al mondo della Chiesa e immaginando un percorso espositivo “pop”. “Volevamo far conoscere al mondo che c’è oggi cosa c’è qui dentro”, ha spiegato don Cardinali. Grazie anche all’aiuto di Jovanotti.

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