Il fotografo Massimo Sestini fuori pericolo: “Io, salvato da un sub, sono morto e risorto”
dal nostro inviato Giampaolo VisettiTRENTO – «Sono morto e risorto: se posso rivolgermi di nuovo a voi è grazie alla prontezza e alla capacità professionale di un istruttore sub che mi è venuto a ripescare». Massimo Sestini è fuori pericolo e ha subito scritto un messaggio «per ringraziare colleghi e amici», indirizzandolo a Sandro Bennucci, presidente dell’Associazione stampa toscana.
"Non mi ha visto riemergere ed è venuto a prendermi”
Il grande fotoreporter, nato a Prato 62 anni fa, ha lasciato ieri la rianimazione dell’ospedale Santa Chiara di Trento, dove è ricoverato da sabato scorso, dopo aver rischiato di morire nel corso di un’immersione sotto la superficie ghiacciata del lago di Lavarone, in Trentino. «Quel sub non mi ha visto riemergere — il racconto di Sestini — ed è sceso a prendermi. Ero lì come sempre per il mio lavoro, ossia per informare attraverso le foto. Un lavoro che ho sempre svolto ovunque, spesso nelle condizioni più difficili: anche nell’aria e, appunto, nell’acqua».
Prognosi ancora riservata
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TRENTO – «Sono morto e risorto: se posso rivolgermi di nuovo a voi è grazie alla prontezza e alla capacità professionale di un istruttore sub che mi è venuto a ripescare». Massimo Sestini è fuori pericolo e ha subito scritto un messaggio «per ringraziare colleghi e amici», indirizzandolo a Sandro Bennucci, presidente dell’Associazione stampa toscana.
"Non mi ha visto riemergere ed è venuto a prendermi”
Il grande fotoreporter, nato a Prato 62 anni fa, ha lasciato ieri la rianimazione dell’ospedale Santa Chiara di Trento, dove è ricoverato da sabato scorso, dopo aver rischiato di morire nel corso di un’immersione sotto la superficie ghiacciata del lago di Lavarone, in Trentino. «Quel sub non mi ha visto riemergere — il racconto di Sestini — ed è sceso a prendermi. Ero lì come sempre per il mio lavoro, ossia per informare attraverso le foto. Un lavoro che ho sempre svolto ovunque, spesso nelle condizioni più difficili: anche nell’aria e, appunto, nell’acqua».
Prognosi ancora riservata
In base a quanto riferito a chi lo ha soccorso, il fotografo toscano ricorda tutto dei drammatici istanti in cui è «rimasto sospeso tra la vita e le morte». Non più intubato, è ora ricoverato in medicina generale, nelle stanze riservate alle cure ad alta intensità. Solo i famigliari possono visitarlo: grazie alle terapie respira in modo autonomo e già da lunedì le sue funzioni vitali non dipendono più dalle macchine. Dai medici trentini filtra ottimismo: la prognosi resta riservata, ma se il rischio di complicazioni si confermerà scongiurato, in particolare quello da infezioni generate dall’acqua finita nei polmoni, la prossima settimana verrà dimesso. «Il pericolo è insito nella nostra professione — ricorda Sestini — è andata bene e presto spero di tornare a casa».
"Siete la spinta verso la ripresa”
Appena uscito dal coma farmacologico il fotoreporter aveva già chiesto di poter ringraziare personalmente gli uomini della Guardia costiera che lo hanno salvato, accorgendosi che non respirava più grazie alle bombole d’ossigeno. All’origine del dramma del 25 gennaio, secondo i sanitari, l’ipotermia indotta dalle acque gelate del lago in cui si era immerso in occasione della 40° edizione di “Under Ice”, stage di immersioni sotto ghiaccio organizzato dall’Associazione nazionale istruttori subacquei. «Con queste poche righe scritte a fatica e di getto — il messaggio di Sestini dal letto d’ospedale — voglio ringraziare e abbracciare idealmente tutti per la straordinaria dimostrazione d’affetto che si è riversata su di me. Sapere che ci siete è stata una formidabile spinta verso la ripresa».
Un recupero “sorprendente”
Tra i fotoreporter più seguiti a livello internazionale e autore di celebri scatti pluripremiati, Sestini aveva perso conoscenza solo a bordo dell’elicottero che da Lavarone lo stava trasferendo d’urgenza a Trento. Appena uscito dall’acqua aveva chiesto ai suoi soccorritori di avvisare i famigliari e di permettergli di scattarsi un selfie per rassicurarli. Da sabato lo hanno raggiunto la compagna Camilla, la figlia Chiara e il fratello. Considerata la gravità del principio di annegamento e i tre giorni di coma, i medici definiscono il recupero «sorprendente».
Il World Press Photo
Appena le condizioni lo permetteranno Sestini, che nel 2015 ha ricevuto il premio World Press Photo grazie al celebre scatto “Mediterraneo” che ritrae i migranti alla deriva su un barcone al largo della Libia, potrà incontrare il capitano di corvetta Giuseppe Simeone, della Guardia costiera. È lui il sub che sabato scorso, tuffandosi nel foro aperto nella superficie ghiacciata del Lavarone, per primo si è accorto che qualcosa non andava e lo ha rianimato. Pochi attimi prima Sestini stava «dando indicazioni per scattare le ultime immagini». Poi si è accasciato perdendo il boccaglio. Solo la rapidità con cui è stato sottratto all’acqua ha evitato una tragedia.