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Migranti, la lettera d’addio del padre alla bambina morta dopo il salvataggio

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La piccola naufraga, 7 anni, era stata rianimata dall’equipaggio di Ocean Viking e trasferita a Malta. Ma le sue condizioni erano troppo compromesse
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“Hai sopportato le difficoltà del viaggio, la crudeltà delle onde... Tutto per cosa? Solo per una vita dignitosa”. Non ha potuto neanche salutarla, o accompagnare le sue ultime ore, la sua ultima battaglia. Mentre la sua bambina si spegneva all’ospedale di Malta, Mounir (nome di fantasia) era ancora sulla Ocean Viking, costretta a quattro giorni di navigazione prima di far sbarcare ad Ancona i naufraghi soccorsi nel Mediterraneo centrale.

Erano tutti su un barcone cencioso, con un motore che un paio d’ore dopo la partenza ha iniziato a perdere colpi fino a spegnersi. A bordo erano più di novanta, quando i soccorritori della Ocean Viking sono arrivati erano tutti terrorizzati.

A 7 anni tra la vita e la morte

Fra loro, anche quella piccolina, Rahaf, 7 anni …

“Hai sopportato le difficoltà del viaggio, la crudeltà delle onde... Tutto per cosa? Solo per una vita dignitosa”. Non ha potuto neanche salutarla, o accompagnare le sue ultime ore, la sua ultima battaglia. Mentre la sua bambina si spegneva all’ospedale di Malta, Mounir (nome di fantasia) era ancora sulla Ocean Viking, costretta a quattro giorni di navigazione prima di far sbarcare ad Ancona i naufraghi soccorsi nel Mediterraneo centrale.

Erano tutti su un barcone cencioso, con un motore che un paio d’ore dopo la partenza ha iniziato a perdere colpi fino a spegnersi. A bordo erano più di novanta, quando i soccorritori della Ocean Viking sono arrivati erano tutti terrorizzati.

A 7 anni tra la vita e la morte

Fra loro, anche quella piccolina, Rahaf, 7 anni appena, che sul rhib (gommone) è crollata. Il team medico di bordo l’ha strappata per un momento alla morte, per poi affidarla a un elicottero che la portasse a Malta. Invano. Sull’isola, dopo un nuovo attacco cardiaco, la bambina si è spenta davanti agli occhi della madre e della sorellina, le uniche autorizzate a accompagnarla.

Il padre no, ha dovuto per quattro giorni ancora affrontare il mare che le ha preso una figlia, in bilico fra paura e speranza, per poi vivere da solo il lutto, senza neanche il conforto dell’ultimo saluto, dell’ultima carezza. E allora Mounir l’ha trasformata in parole. Al team ha chiesto carta e penna e alla figlia da cui non ha potuto neanche congedarsi ha scritto una poesia.

Alla ricerca di una vita dignitosa

La chiama “bella mia”, “piccola mia”, parla al “cuoricino ancora acerbo che non poteva resistere”, gli chiede “come ha potuto lasciare noi, i tuoi cari, così all’improvviso?” E c’è sofferenza, rabbia e dolore nel verso in cui alla figlia andata via per sempre scrive: “Hai sopportato le difficoltà del viaggio, la crudeltà delle onde... Tutto per cosa? Per una vita dignitosa”.

Ma la pace e la quiete che della traversata erano meta ultima, sono sfuggite a un passo dalla salvezza. Rimangono “un padre, una madre e una sorella, perduti, vagando tra mare e cielo”. Espropriati anche del diritto di piangere insieme davanti a una tomba.

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