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Annegati nel Natisone, l’accusa sui soccorsi: “Chiamato troppo tardi l’elicottero più vicino”

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Concluse le indagini a carico dei vigili del fuoco per la morte dei tre giovani. A sei minuti di volo c’era la base dell’Aeronautica che venne allertata solo alle 14, oltre mezz’ora dopo la prima chiamata di Patrizia Cormos
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Sei minuti. È il tempo in cui Bianca, Patrizia e Cristian potevano essere raggiunti da un elicottero dell’aeronautica militare di stanza a Pasian di Prato, 20 chilometri dal fiume Natisone. Se quell’elicottero, con tanto di verricello, fosse stato chiamato in tempo i tre amici, quasi sicuramente, non sarebbero stati trascinati via e uccisi dalla piena del fiume del maggio scorso.

È questo il passaggio cruciale dell’avviso di conclusione delle indagini per la tragedia nel fiume del Friuli-Venezia Giulia. Adesso rischiano il processo quattro soccorritori, accusati di omicidio colposo: Andrea Lavia, capoturno della sala operativa dei vigili del fuoco di Udine, e i colleghi in sala con lui Enrico Signor e Luca Mauro, oltre a Michele Nonino, operatore della Sores (struttura operativa regionale di emergenza sanitaria).

Sei minuti. È il tempo in cui Bianca, Patrizia e Cristian potevano essere raggiunti da un elicottero dell’aeronautica militare di stanza a Pasian di Prato, 20 chilometri dal fiume Natisone. Se quell’elicottero, con tanto di verricello, fosse stato chiamato in tempo i tre amici, quasi sicuramente, non sarebbero stati trascinati via e uccisi dalla piena del fiume del maggio scorso.

È questo il passaggio cruciale dell’avviso di conclusione delle indagini per la tragedia nel fiume del Friuli-Venezia Giulia. Adesso rischiano il processo quattro soccorritori, accusati di omicidio colposo: Andrea Lavia, capoturno della sala operativa dei vigili del fuoco di Udine, e i colleghi in sala con lui Enrico Signor e Luca Mauro, oltre a Michele Nonino, operatore della Sores (struttura operativa regionale di emergenza sanitaria).

Perché le indagini dei carabinieri hanno appurato, dai tabulati telefonici, che solo alle 14 la base dell’Aeronautica è stata allertata. L’elicottero è arrivato alle 14,13. Troppo tardi per salvare i ragazzi, trascinati via dalla piena dopo 41 minuti di attesa, speranza e paura. «Imprudenza, negligenza, imperizia», scrive la procura di Udine nell’avviso agli indagati. E elenca una catena di errori imbarazzanti nella gestione dell’emergenza in una giornata dove l’allerta per il maltempo era gialla.

Erano le 13,29 del 31 maggio scorso quando Patrizia Cormos chiama il 112. E spiega al vigile del fuoco di turno, Andrea Lavia, che si trova in mezzo al Natisone. Con lei ci sono Bianca Doros e Cristian Molnar. «Siamo come su un’isola», dice Patrizia che vede il ponte romano in lontananza. Richiama alle 13,36 e spiega che «il livello dell’acqua si sta innalzando». La terza chiamata, alle 13,48, è la più drammatica: «Stiamo per essere raggiunti dall’acqua, inviateci un elicottero». Altre tre le telefonate nelle spazio di pochi minuti, riportate nel 415 bis, a cui Lavia ha risposto. Tutte di testimoni che spiegavano: «Ci sono tre ragazzi in mezzo al fiume».

Ma il capoturno invece di avvisare subito il Sores per fare alzare in volo il “Doppio India”, l’elicottero dell’Aeronautica, invia squadre di terra dei vigili del fuoco. Soccorritori che a loro volta hanno rischiato di morire per cercare, senza mezzi idonei, di raggiungere i tre amici. Poi fa partire da Venezia un altro elicottero. Nel frattempo né Enrico Signor e né Luca Mauro calcolano le coordinate geografiche per accertarsi di dove si trova esattamente Patrizia Cormos.

Dopo la chiusura delle indagini, gli avvocati delle tre vittime, Gaetano Laghi e Maurizio Stefanizzi, dicono: "La procura di Udine ha svolto un lavoro immane e scrupoloso. Da quello che si evince dell'avviso di chiusura delle indagini preliminari, c'è stata una catena di omissioni imbarazzante. Sono trascorsi 22 minuti tra la richiesta di aiuto della ragazza che ha invocato l'invio dell'elicottero e l'arrivo dell'onda di piena del fiume. Devono essere stati minuti terribili per quei poveri ragazzi”.

E, come riporta la procura, Lavia solo «alle 13,45 richiede alla Sores di far intervenire il loro elicottero». Sedici minuti dopo la prima telefonata di Patrizia. Si aggiunge un altro errore, il «colposo ritardo nella gestione della richiesta da parte dell’operatore Sores Michele Nonino». Così il “Doppio India” decolla alle 14,07 e arriva alle 14,13 circa. Da tre minuti i corpi di Bianca, Patrizia e Cristian sono stati inghiottiti dall’acqua.

Per Stefano Buonocore e Alfonso Mangoni, difensori di Lavia, Mauro e Signor, “l’avviso di conclusione delle indagini è uno snodo fondamentale perché finalmente potremo leggere gli atti di indagine e capire quale sia il ragionamento alla base dell’imputazione”. Aggiunge l’avvocato Maurizio Miculan, legale di Michele Nonino: “Si tratta di una vicenda che ha colpito tutti dal punto di vista emotivo, ma che non potrà trovare una soluzione processuale sulla base delle emozioni. Come in ogni processo per reati colposi, si tratterà di verificare se nella catena di soccorsi si sono verificati dei ritardi che hanno concorso a provocare l’evento. Fondamentale sarà la ricostruzione delle responsabilità normative gravanti sui soggetti coinvolti e il rispetto dei protocolli operanti per ciascuno di essi”.

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