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Migranti, in arrivo un decreto bis per estromettere i giudici sgraditi

01/02/2025, Shengjin. La motovedetta della Guardia Costiera è arrivata nel porto di Shengjin per trasferire a Bari i 43 migranti, egiziani e bangladesi, presenti nel centro di Gjader. Nella foto i migranti a bordo della CP 420 “Natale De Grazia”.  (agf)

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L’offensiva del governo dopo il nuovo stop in Albania: via dalle corti d’appello i magistrati delle vecchie sezioni immigrazione
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ROMA — L’attacco di FdI è già partito, per bocca dei massimi vertici dei gruppi parlamentari. E alle parole, riferiscono fonti di governo di primo piano, presto seguiranno i fatti. Allo studio dell’esecutivo di Giorgia Meloni c’è un nuovo intervento sui giudici che si occupano di immigrazione. Sempre per tenere in piedi il progetto dei centri in Albania, ancora deserti. Dopo l’emendamento al decreto flussi di fine novembre, l’esecutivo prepara un decreto bis. Se ne sta occupando il ministero della Giustizia con Palazzo Chigi, dove il dossier è seguito dal sottosegretario Alfredo Mantovano.

L’obiettivo è evitare che nelle corti d’appello, ora titolari della convalida dei trattenimenti, finiscano gli stessi magistrati delle “sezioni im…

ROMA — L’attacco di FdI è già partito, per bocca dei massimi vertici dei gruppi parlamentari. E alle parole, riferiscono fonti di governo di primo piano, presto seguiranno i fatti. Allo studio dell’esecutivo di Giorgia Meloni c’è un nuovo intervento sui giudici che si occupano di immigrazione. Sempre per tenere in piedi il progetto dei centri in Albania, ancora deserti. Dopo l’emendamento al decreto flussi di fine novembre, l’esecutivo prepara un decreto bis. Se ne sta occupando il ministero della Giustizia con Palazzo Chigi, dove il dossier è seguito dal sottosegretario Alfredo Mantovano.

L’obiettivo è evitare che nelle corti d’appello, ora titolari della convalida dei trattenimenti, finiscano gli stessi magistrati delle “sezioni immigrazione” depotenziate a fine anno. Sezioni che finora avevano sempre cassato i trattenimenti al di là dell’Adriatico. «Tutti e 5 i giudici che venerdì hanno firmato i provvedimenti della corte di appello», negando il trattenimento di 43 migranti nel centro di Gjader, «provengono dalla sezione specializzata del tribunale di Roma», è l’offensiva firmata ieri dai capigruppo di FdI a Camera e Senato, Galeazzo Bignami e Lucio Malan. Che sviluppano la tesi così: «Il governo e il Parlamento hanno trasferito la competenza alla corte di appello per sottrarla alle sezioni del tribunale e loro migrano in massa: una presa in giro del Parlamento». Parole che al Pd suonano come «un’inquietante minaccia ai giudici», come dice la responsabile Giustizia, Debora Serracchiani.

L’esecutivo comunque ha fretta. Il nuovo decreto dovrebbe servire proprio a questo: a evitare che i magistrati delle sezioni immigrazione tornino a giudicare sui trattenimenti in corte d’appello. In che modo? Vietando esplicitamente questi prestiti di personale tra uffici (ma molti nell’esecutivo hanno dubbi sulla praticabilità di una simile mossa) oppure inserendo un criterio formalmente asettico, come «l’anzianità», che indirettamente li escluderebbe. Il perché dell’operazione è evidente: al governo sono convinti che si tratti di «magistrati politicizzati», da tagliare fuori dalle decisioni.

Non tutti, nell’esecutivo, sono però convinti che un nuovo decreto sia utile alla causa. C’è anche chi vorrebbe attendere che si esprima la Corte di giustizia europea, che si riunirà in udienza il 25 febbraio. In vista di questo pronunciamento, atteso in primavera, il neo-ministro agli Affari Ue, Tommaso Foti, sta trattando con i partner Ue per ottenere sostegno alla posizione italiana. E ha già incassato l’appoggio della Francia, oltre che della Danimarca.

Il Viminale intanto non proporrà ricorso in Cassazione contro la decisione di venerdì. Sarebbe inutile. «I giudici rinviano per prendere tempo, ma questa giurisprudenza di corto respiro sarà superata dagli eventi», osservano fonti del ministero dell’Interno. Davanti alla terza bocciatura dell’operazione Albania, Matteo Piantedosi preferisce spingere sull’acceleratore in Europa per anticipare l’entrata in vigore del nuovo “Patto asilo e immigrazione”, che cambierà la normativa sulle procedure accelerate di frontiera, prevedendo di applicarle, in tutti e 27 i Paesi, ai migranti che arrivano da Paesi sicuri, intesi come quelli che presentano una soglia inferiore al 20% di richieste d’asilo accettate. In più, al modello Albania si affianca quello trumpiano della realizzazione di hub in paesi terzi dove rinchiudere i migranti illegalmente presenti in Europa, in attesa di rispedirli a casa.

Roma inaugurazione dell' anno giudiziario 2025 presso la Corte di Appello nella foto cardinale Gianfranco Ravasi Alfredo Mantovano Roberto Gualtieri (Roma - 2025-01-25, STEFANO CAROFEI / ipa-agency.net) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate (fotogramma)

Fino al 25 febbraio difficilmente ci sarà un quarto viaggio verso Shengjin, con lo spettro della Corte dei conti sempre più incombente, ora che i difensori di alcuni migranti costretti al via vai annunciano l’intenzione di chiedere il risarcimento per ingiusta detenzione.

La sua proposta Matteo Piantedosi l’ha avanzata giovedì ai colleghi del Consiglio Ue “Interni e giustizia” riuniti a Varsavia. «Posizione — dicono al Viminale — largamente condivisa dai colleghi presenti. I partner europei, in piena sintonia con la commissione, stanno pensando di rafforzare le norme dell’Ue che sostengono le procedure di frontiera applicate anche in Albania, non solo con una anticipazione dell’entrata in vigore di alcune norme del Patto ma anche con soluzioni innovative». I documenti discussi a Varsavia contengono un riferimento al protocollo Italia-Albania. Nonostante le bocciature, per il Viminale è quindi ancora «un modello da cui partire».

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