Parchi pericolosi, la psicologa: “Possono far bene ai bimbi, ma non sempre. I combattimenti? Mai”
di Federica AngeliAd Amsterdam la giunta comunale vuole trasformare tutti i parchi pubblici per bambini replicando il modello “Far west”, ora esistente a ovest della città, ovvero parchi dedicati a bambini lasciati in libertà alle prese con giochi rischiosi – tipo pagaiare da soli su un fiumiciattolo, accendere il fuoco, combattere tra loro con bastoni – senza la supervisione dei genitori. L’esperienza insegnerebbe infatti che a contatto col rischio, sotto forma di gioco, aumenterebbero le capacità del bambino di reagire ai pericoli del mondo una volta adulto.
“Sul play risk ci sono studi, anche recenti. Quello che sostengo io è: trovare il giusto equilibrio tra la libertà di esplorazione di un bambino e la sua capacità di risposta all’esposizione a un pericolo”. Francesca Schir, coordinatrice nazionale per la psicologia scolastica del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi e ricercatrice nell’ambito della pedagogia dell’infanzia riconosce senza dubbio la positività dell’esperienza del “Far w…
Ad Amsterdam la giunta comunale vuole trasformare tutti i parchi pubblici per bambini replicando il modello “Far west”, ora esistente a ovest della città, ovvero parchi dedicati a bambini lasciati in libertà alle prese con giochi rischiosi – tipo pagaiare da soli su un fiumiciattolo, accendere il fuoco, combattere tra loro con bastoni – senza la supervisione dei genitori. L’esperienza insegnerebbe infatti che a contatto col rischio, sotto forma di gioco, aumenterebbero le capacità del bambino di reagire ai pericoli del mondo una volta adulto.
“Sul play risk ci sono studi, anche recenti. Quello che sostengo io è: trovare il giusto equilibrio tra la libertà di esplorazione di un bambino e la sua capacità di risposta all’esposizione a un pericolo”. Francesca Schir, coordinatrice nazionale per la psicologia scolastica del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi e ricercatrice nell’ambito della pedagogia dell’infanzia riconosce senza dubbio la positività dell’esperienza del “Far west” olandese ma non in senso universale e assoluto.
Quali sono gli aspetti positivi di giocare letteralmente col fuoco per un bambino?
“La parte utile del gioco rischioso va sicuramente messa in relazione alla gestione della paura e allo sviluppo della tolleranza allo stress. Aiuta i bambini a autoregolarsi a fronte di uno stile educativo molto controllante che riduce la loro autonomia: se tutto è sicuro anche le piccole incertezze diventano stress. In sostanza chi non sperimenta il gioco libero può essere più impreparato”.
Nell’esperienza olandese si parla di aiuto non solo cognitivo ma anche fisico del gioco rischioso, è così?
“Senza dubbio un altro aspetto super positivo del gioco libero – mi piace chiamarlo così invece di rischioso - riguarda i temi legati alla sedentarietà. Anche da noi, come in Olanda, c’è un aumento delle problematiche legate a obesità e diabete, quindi i parchi dove possono arrampicarsi sugli alberi e correre, migliorano l’umore e hanno buoni effetti anche sulla salute”.
Ci vuole però la giusta misura diceva. Cosa non la convince appieno del modello olandese?
“La parola d’ordine è bilanciare il rischio con la sicurezza, il play risk è utile ma non è una soluzione universale, va infatti parametrato sul bambino e il suo contesto, non si può prescindere da questo. Un bambino che abbia un tratto temperamentale più timoroso lo può trovare stressante e non stimolante. Quindi il risk play è utile ma va adattato a carattere ma anche all’età; nei troppo piccoli, almeno fino ai 5 anni, c’è bisogno di una supervisione discreta, e si può pensare a una libertà vigilata per impedire dei traumi, una caduta grave può sviluppare una fobia, ad esempio”.
Rendere normale accendere un fuoco può portare all’eccesso opposto?
“Possono non essere in grado di valutare il rischio per quello che è se non lo si contestualizza e potrebbe svilupparsi una emulazione pericolosa. Se il gioco rischioso viene imitato, il fuoco s’accende anche in casa, per imitazione, e potrebbe provocare danni e situazioni drammatiche”.
Stesso discorso si può fare sulla lotta con i bastoni?
“Ecco, sul tema combattimenti mi sento di fare un discorso a parte. Su questo è importante che non vengano rafforzati nè tanto meno trasmessi i comportamenti aggressivi. Nei bambini più predisposti a questo, giocare con le spade, educare al combattimenti non è mai positivo in nessuna delle sue forme”.