Cronaca

Microplastiche, il cervello è l’organo che ne contiene di più. Accumulo legato all’Alzheimer

Microplastiche, il cervello è l’organo che ne contiene di più. Accumulo legato all’Alzheimer

Studio su Nature Medicine: i neuroni più colpiti rispetto al resto dell’organismo. La quantità di frammenti che finiscono nel nostro corpo oggi è superiore del 50% rispetto al 2016

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I nostri occhi vedono strade e spiagge invase da bottigliette e buste di plastica. I microscopi hanno appena osservato campioni del nostro cervello con scaglie di plastica di pochi nanometri incagliate fra i vasi sanguigni. Sono circondate da cellule del sistema immunitario che cercano invano di eliminarle. Le immagini e la loro descrizione arrivano dalla rivista Nature Medicine. Una ricerca dell’università del New Mexico mostra come i rifiuti lasciati nell’ambiente, triturati e sminuzzati dal tempo, finiscano per penetrare nei nostri organismi.

Dei tre organi analizzati con campioni prelevati da autopsie – reni, fegato e cervello – proprio quest’ultimo sembra essere il più colpito, per ragioni che non sono state comprese.

Una delle immagini di Nature. In bianco un frammento di plastica
Una delle immagini di Nature. In bianco un frammento di plastica 

L’aumento della plastica nel corpo

Il microscopio a luce polarizzata usato dai ricercatori, insieme ad altre tecniche molto avanzate, è riuscito a individuare particelle di plastica di dimensioni piccole fino al nanometro (un miliardesimo di metro). Anche se non è stato possibile stabilire un legame diretto fra presenza di microplastiche (frammenti dell’ordine di grandezza del milionesimo di metro) e danni alla salute, due aspetti dello studio di Nature non sono di buon auspicio.

Il primo è che i campioni più recenti contengono una maggior quantità di microplastiche rispetto a quelli del passato. I ricercatori hanno analizzato 28 campioni di cervello risalenti al 2016 e 24 al 2024. Tutti contenevano sia nanoplastiche che microplastiche, ma i secondi in misura maggiore del 50% rispetto ai primi. La tendenza all’aumento è stata confermata dall’analisi di campioni di cervello ancora più vecchi, risalenti fino al 1997. Questo dimostra che l’inquinamento da plastica è in crescita non solo fuori, ma anche dentro di noi.

Il possibile legame con la demenza

Il secondo aspetto è che dodici individui sottoposti ad autopsia e poi studiati con il microscopio dei ricercatori americani erano affetti da demenza o Alzheimer. Fra i loro neuroni si annidava in media un numero fra 2 e 10 volte più alto di frammenti di microplastiche rispetto agli individui senza demenza. Il sospetto è che ci sia un legame fra i detriti, l’effetto infiammatorio che si genera fra i neuroni e la degenerazione delle funzioni cognitive. Lo studio pubblicato oggi da Nature Medicine trova valori di nanoplastiche nel cervello fra le 7 e le 30 volte più alti rispetto a quelli di fegato e reni.

A inquinare il nostro organismo è soprattutto il polietilene, la plastica più diffusa, usata tra l’altro per buste e bottigliette di plastica, giocattoli e buona parte del packaging dei prodotti di uso quotidiano. Studi del passato avevano identificato frammenti di questo materiale praticamente in ogni organo del corpo, inclusi i polmoni, l’intestino, i testicoli, lo sperma e la placenta. Una ricerca italiana li aveva trovati all’interno dei vasi sanguigni, dove formavano pericolose placche aterosclerotiche.

L’invasione della plastica

La plastica prodotta nel mondo ogni anno arriva a 460 milioni di tonnellate. Solo un decimo circa viene riciclata. Una serie di vertici patrocinati dalle Nazioni Unite nel 2024 avevano cercato di stilare un accordo per limitarne la fabbricazione, ma non erano riusciti a elaborare nemmeno un testo base.

Le microplastiche vengono generate dalla degradazione che gli oggetti di plastica gettati nell’ambiente subiscono nel tempo o dal lavaggio degli indumenti composti da fibre artificiali. Ne sono state trovate in ogni ambiente della Terra, inclusa la Fossa delle Marianne o le nuvole. Il cibo, l’acqua e perfino il respiro fanno penetrare i frammenti più piccoli nell’organismo. Ma come facciano a raggiungere l’organo più protetto e prezioso del nostro corpo, il cervello, è una domanda davanti alla quale anche i ricercatori di Nature hanno allargato le braccia.

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