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Lanzarote, l’amico di Salvatore: “Si vedeva che era alterato, molestava tutti”

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Parla Michele, testimone dell’aggressione che ha ridotto Sinagra in coma. “Alto e grosso, a noi ha detto di smettere di giocare a biliardino”
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LAS PALMAS (Isole Canarie) – Michele, l’amico di sempre di Salvatore, era con lui al calcio balilla del locale “Sin Nombre”, sull’Isola di Lanzarote. La sera di sabato 25 gennaio, le 21 inoltrate, i due amici italiani sfidavano una coppia conosciuta al bancone. Michele ha osservato un ragazzo possente, alto più di uno e novanta, gli occhi spiritati, avvicinarsi. «Parlava spagnolo, in verità urlava. Non l’avevamo mai visto prima. Si vedeva che voleva litigare. Molestava tutti nel locale, la gente si allontanava. Poi è venuto verso di noi e ci ha detto che stavamo occupando troppo il biliardino, dovevamo smettere. Non gli andava bene neppure il risultato della partita».

È iniziata così l’aggressione, in un pub con clientela inglese e il karaoke a vol…

LAS PALMAS (Isole Canarie) – Michele, l’amico di sempre di Salvatore, era con lui al calcio balilla del locale “Sin Nombre”, sull’Isola di Lanzarote. La sera di sabato 25 gennaio, le 21 inoltrate, i due amici italiani sfidavano una coppia conosciuta al bancone. Michele ha osservato un ragazzo possente, alto più di uno e novanta, gli occhi spiritati, avvicinarsi. «Parlava spagnolo, in verità urlava. Non l’avevamo mai visto prima. Si vedeva che voleva litigare. Molestava tutti nel locale, la gente si allontanava. Poi è venuto verso di noi e ci ha detto che stavamo occupando troppo il biliardino, dovevamo smettere. Non gli andava bene neppure il risultato della partita».

È iniziata così l’aggressione, in un pub con clientela inglese e il karaoke a volume alto nel quartiere affacciato sul mare di Puerto del Carmen. Senza un motivo, quindi un movente. Dopo undici giorni Salvatore Sinagra, un imprenditore del turismo di 30 anni nato a Favignana e conosciuto alle Canarie, è in coma farmacologico indotto. Rischia ancora la vita. E un ragazzo dell’Isola di Lanzarote, che a 25 anni ha già accumulato precedenti per spaccio di droga e furti, violenze in famiglia e oltraggio a pubblico ufficiale, è in carcere. Con l’accusa, per ora, di lesioni aggravate.

"Voleva offrirgli da bere”

Michele, originario di Palermo, che con l’amico condivideva la casa alle Canarie e cinque anni di lavoro al “Vizio Cafè”, poco lontano, continua a raccontare: «Salvatore è una persona placida, evita i conflitti. Ha detto all’energumeno di calmarsi, che avrebbero potuto bere una cosa insieme». Preso in contropiede dall’inaspettata mansuetudine, il ragazzo violento se ne è andato. «Quando Salvatore è uscito per fumare una sigaretta, però, è tornato e attorno aveva gli amici». L’imprenditore di Favignana, alto e robusto anche lui, lo ha preso sotto braccio e lo ha portato di nuovo dentro, per bere, appunto, «ma lo spagnolo si è sottratto all’abbraccio e gli ha tirato un pugno terribile che ha fatto crollare a terra Salvatore»."Ha alzato il cappuccio ed è fuggito in auto”.

La vittima va giù e colpisce uno spigolo con la testa. Michele non sa dire se quel venticinquenne avesse un tirapugni tra le dita, «l’ho solo visto alzarsi il cappuccio e scappare via, in auto, con la sua gang». Lo spagnolo possente è a capo di una banda al quartiere Los Geranios, vicino al capoluogo Arrecife.

Tre “teste” decisivi

Per sette giorni la Guardia Civil visiona video di telecamere, dentro e fuori il locale, lungo il centro commerciale Matagorda che lo ospita, in un parcheggio. Identifica i presenti e ascolta i testimoni. Tre, fra cui Michele, sono decisivi. L’aggressore resta rintanato in casa fino a sabato scorso, quando, alienato da quella vita nascosta, decide di raggiungere un bar vicino casa. E lì le “guardie” lo fermano. E lo portano in caserma. Stretto da immagini e riconoscimenti, l’aggressore confessa subito: «Sono stato io. Ho picchiato perché non avevo controllo, mi ero fatto di cocaina e altre droghe. Ho colpito a mani nude, senza alcun oggetto».

Consigliato dall’avvocato d’ufficio, il venticinquenne chiede di poter scontare la pena a casa: “Ho un figlio piccolo”. Il Tribunale di prima istanza di Arrecife convalida l’arresto, ma lo fa trasferire in carcere.

Il fratello: “E’ un leone, ce la farà”

Sono sette le isole maggiori dell’Arcipelago delle Canarie, al largo dell’Africa nord-occidentale, di potestà spagnola. Qui non è mai inverno. Vito Sinagra, il fratello più grande, è appena uscito dalla camera di Salvatore. Ogni giorno a mezzogiorno entra e gli parla: «Credo che mi ascolti». Dice: «Quella notte Michele mi ha chiamato. All’ospedale di Lanzarote non gli davano notizie. Sono partito con papà, senza cambi. Vesto con questa tuta da una settimana. Mio fratello è un leone, ce la farà».

Salvatore, dopo aver portato al successo un locale a Playa Honda, era tornato a Favignana. E aveva investito i profitti del “Vizio Cafè” in un residence sull’isola al largo di Trapani. Affiancava il bed and breakfast della madre. A gennaio Salvatore Sinagra è rientrato a Lanzarote: voleva vendere la canoa e la tavola da surf, l’automobile.

Il padre: “Bruciate la sua cella”

Nel giardino ai piedi dell’ospedale di Las Palmas c’è anche il padre, Andrea Sinagra, 62 anni, già sommozzatore della Marina militare, ora guida per i turisti amanti della pesca d’altura. «L’isola l’avevo scelta io, mio figlio avrebbe voluto aprire un locale a Fuerteventura. Lanzarote era più tranquilla, con molti residenti anziani. Perfetta per un investimento. E così si è mostrata per cinque anni. Vorrei che lo sbattessero in cella, quel delinquente, e poi la bruciassero».

I medici: “Possibili danni permanenti”

Dopo quel sabato violento e il primo ricovero, Salvatore Sinagra è stato trasferito alla Rianimazione dell’ospedale universitario Doctor Negrin. Ha una frattura al cranio, l’ematoma è stato ridotto e un’infezione polmonare è stata guarita, spiega la cugina Tiziana Borro. I medici le hanno parlato di possibili danni permanenti. «E questo», chiude l’avvocata Donatella Buscaino, «per il gesto di un balordo sotto l’effetto della cocaina».

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