A Milano Equalize, a Roma la Squadra Fiore. A 600 chilometri di distanza le due agenzie di spionaggio si muovevano come rette parallele finché non si sono incontrate. Agivano in modo simile, dietro insegne più o meno clandestine di società di investigazioni private. Sbirciavano nei conti correnti, annotavano gli spostamenti dei loro obiettivi, creavano dossier falsi e usavano siti specializzati per veicolare notizie riservate. Cercavano — e ottenevano — relazioni di alto livello: avevano contatti con i servizi segreti, covando l’ambizione di influenzarne le nomine.
Equalize
Lo racconta l’inchiesta della procura di Milano su Equalize, dove tra i 68 indagati ci sono anche elementi legati agli 007. E lo conferma l’indagine del pm di Roma Stefano Pesci, che ha iscritto almeno due persone sul registro degli indagati. Cioè Samuele Calamucci, l’esperto hacker che lavorava per la struttura milanese. E l’ex super poliziotto Carmine Gallo, che dell’agenzia a due passi dal Duomo era amministr…
A Milano Equalize, a Roma la Squadra Fiore. A 600 chilometri di distanza le due agenzie di spionaggio si muovevano come rette parallele finché non si sono incontrate. Agivano in modo simile, dietro insegne più o meno clandestine di società di investigazioni private. Sbirciavano nei conti correnti, annotavano gli spostamenti dei loro obiettivi, creavano dossier falsi e usavano siti specializzati per veicolare notizie riservate. Cercavano — e ottenevano — relazioni di alto livello: avevano contatti con i servizi segreti, covando l’ambizione di influenzarne le nomine.
Equalize
Lo racconta l’inchiesta della procura di Milano su Equalize, dove tra i 68 indagati ci sono anche elementi legati agli 007. E lo conferma l’indagine del pm di Roma Stefano Pesci, che ha iscritto almeno due persone sul registro degli indagati. Cioè Samuele Calamucci, l’esperto hacker che lavorava per la struttura milanese. E l’ex super poliziotto Carmine Gallo, che dell’agenzia a due passi dal Duomo era amministratore delegato. Entrambi ai domiciliari a differenza di Enrico Pazzali, influente ex numero uno della società, indagato ma libero, per quanto col passare del tempo la sua posizione sembri sempre più complessa.
I romani con uffici a New York, sede legale in Florida e legami dagli Usa al signorile quartiere dei Parioli, al pari dei colleghi milanesi, spiavano le carte di credito dei loro obiettivi e monitoravano ogni spostamento acquisendo le liste degli ospiti degli alberghi. Ci sono dossier falsi per fare pressione su aziende di Stato e sono stati accertati rapporti con partecipate pubbliche. Le due agenzie veicolavano notizie mascherandole attraverso siti specializzati in finanza e difesa. Ad alzare il livello delle due strutture sono le connessioni con i servizi segreti, oltre ai legami con la ’ndrangheta. Calamucci, intercettato, «spiega come i rapporti con i servizi siano fondamentali per continuare la propria attività (meglio con quelli “deviati”, di quelli “seri” ci si può fidare di meno) — si legge negli atti — e ribadisce la necessità di mimetizzare la fonte dei dati in quanto allegare pagine Sdi ai report «prima o poi porta problemi». Forse esagerava, sicuramente non si tratta di semplici millanterie per i magistrati (il pm Francesco De Tommasi ha coordinato il lavoro dei carabinieri di Varese con il collega Antonio Ardituro della Dna). Tanto è vero che agli atti si parla di «uomini dell’intelligence» negli uffici di Equalize.
Accessi abusivi, violazioni della privacy e corruzione
Dalle intercettazioni emerge la capacità degli spioni di disporre delle «pagine Sdi», del Sistema di indagine in uso alle forze dell’ordine. Da un lato si è già capito come facessero: attraverso divise infedeli. Si esclude che siano riusciti a “bucare” i sistemi informatici ma le ricerche non sono finite e le due indagini potrebbero allargarsi. Da Roma a Milano gli investigatori ipotizzano reati che raccontano di accessi abusivi, violazioni della privacy e corruzione. Accusa, quest’ultima, che deriva dai rapporti con pubblici ufficiali che fornivano informazioni dietro compenso.
Da Milano a Roma
Era inevitabile che prima o poi i milanesi più attenti all’alta finanza incrociassero un target presente anche nella lista dei romani, più concentrati sui palazzi della politica. Accade quando Calamucci viene contattato da Leonardo Maria Del Vecchio, uno degli eredi del colosso Essilor Luxottica, convinto di essere spiato. Così Calamucci va sotto casa sua. Il giorno seguente viene contattato da un amico, un militare informatico dell’Agenzia per la cybersicurezza che afferma di lavorare su Del Vecchio. Quindi viene a sapere della Squadra Fiore. Poi viene scoperto e racconta tutto. L’interrogatorio secretato. L’incartamento finisce a Roma per una seconda indagine.