“No alle trasfusioni a nostro figlio da vaccinati Covid”: la Cassazione dà torto ai genitori
di Federica AngeliEra il gennaio del 2022 quando una coppia di genitori di Modena voleva impedire che il figlioletto di due anni, cardiopatico, ricevesse trasfusioni di sangue di vaccinati Covid durante il delicato intervento a cui doveva sottoporsi. Una vicenda che fece molto discutere quando il dibattito pro e no vax incendiava l’opinione pubblica. L’ospedale Sant’Orsola però si rivolse ai giudici e ottenuto il via libera dal tribunale dei Minori per l’intervento, salvò la vita al piccolo. L’esito positivo dell’intervento, tuttavia, non convinse i genitori,che decisero comunque di rivolgersi alla giustizia facendo partire un iter giudiziario conclusosi qualche giorno fa.
Prima gli interessi del bimbo
La prima sezione civile della Cassazione con una sentenza del 3 dicembre 2024, le cui motivazioni sono state pubblicate il 3 febbraio scorso, ha infatti stabilito che “le convinzioni religiose o ideologiche dei genitori non possono prevalere sugli interessi del figlio, a cominciare dal suo diritto a una…
Era il gennaio del 2022 quando una coppia di genitori di Modena voleva impedire che il figlioletto di due anni, cardiopatico, ricevesse trasfusioni di sangue di vaccinati Covid durante il delicato intervento a cui doveva sottoporsi. Una vicenda che fece molto discutere quando il dibattito pro e no vax incendiava l’opinione pubblica. L’ospedale Sant’Orsola però si rivolse ai giudici e ottenuto il via libera dal tribunale dei Minori per l’intervento, salvò la vita al piccolo. L’esito positivo dell’intervento, tuttavia, non convinse i genitori,che decisero comunque di rivolgersi alla giustizia facendo partire un iter giudiziario conclusosi qualche giorno fa.
Prima gli interessi del bimbo
La prima sezione civile della Cassazione con una sentenza del 3 dicembre 2024, le cui motivazioni sono state pubblicate il 3 febbraio scorso, ha infatti stabilito che “le convinzioni religiose o ideologiche dei genitori non possono prevalere sugli interessi del figlio, a cominciare dal suo diritto a una crescita sana ed equilibrata".
La vicenda
Tutto comincia tre anni fa quando si decide che il piccolo, affetto da una grave malformazione cardiaca, debba sottoporsi a un delicato intervento cardiochirurgico con elevata probabilità di trasfusione di sangue. Di fronte alla firma del consenso informato, i genitori avevano posto una condizione: il consenso alla trasfusione lo avrebbero dato solo a patto che il sangue provenisse da donatori non vaccinati contro il covid 19. In segno di collaborazione di si sarebbero personalmente mossi per trovare donatori No vax.
I motivi ideologici
La motivazione dei genitori era legata al fatto che reputavano pericolosa la proteina Spike contenuta nel vaccino anticovid ma accamparono anche motivi religiosi dietro la scelta. Girava infatti l’insistente voce che per produrre il vaccino sarebbero state utilizzate linee cellulari provenienti da feti abortiti. L’ospedale Sant’Orsola di Bologna, data l’urgenza dell’intervento e posto che sarebbe stato impossibile garantire la scelta di donatori No vax, aveva fatto ricorso al giudice tutelare, proponendo la nomina di un curatore speciale nella persona del direttore sanitario.
La nomina del curatore
Il giudice tutelare, ritenendo legittime le richieste dell’ospedale, aveva nominato il direttore dell’ospedale curatore del minore e l’intervento fu eseguito, salvando il bambino dalla sua patologia. Secondo quanto si legge nella motivazione del decreto di allora "ritenendo al contrario attendibile l’opinione espressa dalla comunità scientifica maggioritaria, non vi sarebbe differenza tra il sangue dei vaccinati e dei non vaccinati”. Mamma e papà del piccolo però, malgrado il successo dell’intervento, decisero di portare avanti la loro battaglia ideologica presentando un ricorso al Tribunale dei Minori. Nel settembre del 2023 anche questo ricorso fu respinto e il caso finì davanti ai giudici della Suprema Corte.
Nessun errore di diritto
Ed eccoci alla parola fine di questa vicenda giudiziaria, scritta nero su bianco nelle motivazioni uscite il 3 febbraio scorso. Secondo la Corte di Cassazione il giudice tutelare che ha deciso di trasferire la patria potestà temporanea del piccolo al direttore sanitario della struttura ospedaliera bolognese “non ha commesso alcun errore di diritto poiché, nel contrasto tra l’opinione dei genitori e quella dei medici, ha individuato il miglior interesse del minore. La richiesta di trasfusione da donatori non vaccinati appare essenzialmente una scelta di coscienza religiosa – sottolinea infine la Corte nel motivare il rigetto del ricorso – che non può essere imposta al minore".