ROMA – “Mi aspetta sua santità”, dice lo striscione del terzo trattore. Non andrà, però, oltre Piazza Irnerio, le porte nord di Roma. Un blindato della polizia sbarra l’Aurelia ad ogni progetto clamoroso.
Quest’anno sono collaborativi i “trattori”, ovvero i contadini italiani che, causa settore in strutturale affanno, per la seconda stagione tolgono le loro macchine dai campi per farle muovere sulle statali. Rispetto alla protesta di gennaio-febbraio 2024, tuttavia, i trattori sono numericamente inferiori. Da dodici giorni sono di nuovo in protesta, da Nord a Sud. In alcuni casi – a Pesaro – hanno messo 150 mezzi in fila, ma spesso i numeri sono stati più bassi rispetto all’anno passato.
"Sconfortati dalla politica”
Per scelta politica - “dobbiamo conv…
ROMA – “Mi aspetta sua santità”, dice lo striscione del terzo trattore. Non andrà, però, oltre Piazza Irnerio, le porte nord di Roma. Un blindato della polizia sbarra l’Aurelia ad ogni progetto clamoroso.
Quest’anno sono collaborativi i “trattori”, ovvero i contadini italiani che, causa settore in strutturale affanno, per la seconda stagione tolgono le loro macchine dai campi per farle muovere sulle statali. Rispetto alla protesta di gennaio-febbraio 2024, tuttavia, i trattori sono numericamente inferiori. Da dodici giorni sono di nuovo in protesta, da Nord a Sud. In alcuni casi – a Pesaro – hanno messo 150 mezzi in fila, ma spesso i numeri sono stati più bassi rispetto all’anno passato.
"Sconfortati dalla politica”
Per scelta politica - “dobbiamo convincere i cittadini, non farli arrabbiare” – i produttori e manifestanti stanno creando ingorghi al minimo, ma è pure vero che molti imprenditori e lavoratori della terra sono rimasti in cascina. “Lavoriamo 365 giorni l’anno”, spiega Silvia Benedetti, già deputata Cinque Stelle espulsa dal movimento, il marito agricoltore nel Lazio: “Non è facile abbandonare i campi, anche se la ragione è una sacrosanta protesta. E’ vero, comunque, che molte famiglie sono sconfortate dall’assenza di risposte politiche e quest’anno non sono uscite in strada”.
In Piazza Irnerio la polizia fa arrivare a destinazione solo sei macchine, dopo una trattativa che ne lascia altre diciassette al parcheggio del supermercato Panorama, due chilometri prima.
Il motivo centrale di chi è tornato a manifestare un anno più tardi lo si legge in un secondo cartello, perfettamente riassuntivo. Evidenzia il prezzo pagato al produttore dalla grande distribuzione e quello versato dal consumatore, per lo stesso prodotto, alla stessa grande distribuzione. Per un chilo di broccoli, i contadini incassano 40 centesimi. Conad, Coop ed Esselunga li rivendono a 2 euro.
"E’ la questione delle questioni”, ancora Silvia Benedetti, “le pratiche sleali dei marchi commerciali dominanti sono la quotidianità. Esiste una legge sul tema, recentemente aggiornata, ma nessuno la fa rispettare, a partire dal governo”.
Il ministro: “Non sono rappresentativi”
Dopo averli incontrati la scorsa stagione, con un affannato viaggio nella notte, sulla collinetta della Nomentana, quest’anno il ministro dell’Agricoltura (e della Sovranità alimentare) Francesco Lollobrigida ha scelto di snobbare gli agricoltori ribelli. “Non vedo proteste particolari”, ha detto ieri, “le associazioni rappresentative di centinaia di migliaia di produttori lottano insieme a noi per rimettere al centro l'agricoltura e prendono atto che l'Italia c’è riuscita. Non mi pare che ci sia la protesta degli agricoltori, c'è la protesta di una piccolissima parte di loro e tra quei pochissimi ancora meno sono coloro che manifestano criticità verso il governo. I risultati sono talmente evidenti a tutti che le poche decine di manifestanti, alcuni dei quali esasperati da condizioni legate ad alcuni settori specifici e diciamo altri invece che tentano di strumentalizzare per ragioni di profitto molto meno legato all'agricoltura, non sono certamente rappresentativi della grandissima parte degli agricoltori italiani. Siamo di nuovo la prima agricoltura in Europa per valore aggiunto con il reddito pro capite che cresce di più rispetto a qualsiasi altra nazione europea”.
Silvia Benedetti, che nel curriculum ha esperienze di produzione agricola in proprio, non è d’accordo: “Il ministro si occupa dei prodotti firmati, potremmo dire di design: il parmigiano reggiano, la viticoltura alta, settori che puntualmente, peraltro, hanno alle spalle il mondo della finanza. L’agricoltura di base, quella degli ortaggi in particolare, in questi dodici mesi non ha visto affrontare un problema che sia uno”.
Salvatore Fais, socio fondatore di Agricoltori Italiani, un’azienda condotta nell’entroterra di Piombino, quando inizia a piovere e chiede al gruppo di rientrare, spiega: "Questo governo non ci sta aiutando. Basta guardare il Progetto Mattei, dove il nostro ministro ha firmato intese per portare in Italia il 30 per cento dei prodotti realizzati in Africa. Non ci possiamo permettere una concorrenza sleale, basata su costi inferiori, inferiori controlli, e autorizzata dal nostro ministero e da Coldiretti, un'associazione che dovrebbe tutelare i propri tesserati". Coldiretti sostiene che in quegli accordi non ci sia alcuna slealtà.
Lettera per Sanremo: “Basta pannelli solari”
Fais mostra la lettera scritta agli organizzatori del Festival di Sanremo, sperando venga letta, come già l’anno scorso, sul palco. Questo è il testo: “E’ stato un anno di proteste e di sacrifici, ognuno di noi ha lasciato la propria azienda seguendo quella piccola speranza di cambiare il nostro settore. Lo urleremo sempre più forte, abbiamo bisogno del giusto prezzo sui prodotti, di un’agricoltura italiana messa al centro dell'attenzione da parte della politica e non svenduta alle multinazionali. Riflettiamo sui nuovi progetti ‘green’, dove ettari ed ettari di paesaggi diventeranno grandi estensioni di pannelli fotovoltaici. Là dove prima venivano girate le più belle scene di alcuni film prestigiosi, vedremo soltanto il riflesso del sole sopra pannelli solari”.
"Orgogliosi del nostro lavoro”
Ancora, dice il testo: “Immaginate il Festival di Sanremo diventare un palco per soli cantanti stranieri. Siamo orgogliosi della nostra nazione e del nostro lavoro e lo difenderemo fino all'ultima azienda agricola presente sul territorio. Confidiamo nei cittadini, devono capire quanto è importante il nostro cibo sia per noi produttori che per la loro salute. Vi chiediamo sostegno morale e di aiutare le piccole realtà rurali che vediamo fuori dalle città italiane per poter continuare a proteggere tutti quei paesaggi che tutti postiamo con un bel tramonto. Vorremmo, infine, dedicare un applauso in ricordo di tutte le vittime che si sono suicidate per la questione quote latte, a chi è morto per colpa delle alluvioni e per chi non riesce più a portare avanti la sua azienda. Insieme, possiamo ancora cambiare il nostro settore, migliorare l'Italia e farla tornare grande al posto che merita”.