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Libia, uomini uccisi con un colpo alla nuca e gettati in una fossa comune. “A Kufra almeno 70 corpi”

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Altri diciannove cadaveri sono stati trovati a quattrocento chilometri da Bengasi, a Jakharrah. Nicoletta Giordano: “Tragico promemoria dei pericoli affrontati dai migranti costretti a intraprendere viaggi pericolosi"
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Un colpo alla nuca, poi giù in una fossa. Prima di essere buttate nella sabbia come stracci vecchi, gli uomini e le donne trovati nelle due fosse comuni scoperte nei giorni scorsi in Libia sono stati vittime di una barbara esecuzione. Nel deserto a nord e a sud-est di Bengasi si continua a scavare.

Almeno 70 corpi

Al momento, sono diciannove i corpi riemersi a Jakharrah, a circa quattrocento chilometri a nord di Bengazi, almeno trenta a Al kufra. “Stimiamo che potrebbero esserci almeno 70 corpi”, dicono dall’agenzia Onu Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazione. Le due fosse comuni sono state scoperte dopo un raid contro un’organizzazione di trafficanti di uomini, che ha permesso di liberare 76 persone, detenute arbitrariamente, seviziate e torturate. "Siamo profondamente sconvolti”, hanno fatto sapere dall’agenzia Onu.

"La perdita di queste vite è un altro tragico promemoria dei pericoli affrontati dai migranti costretti a intraprendere viaggi pericolosi" ha detto Nicole…

Un colpo alla nuca, poi giù in una fossa. Prima di essere buttate nella sabbia come stracci vecchi, gli uomini e le donne trovati nelle due fosse comuni scoperte nei giorni scorsi in Libia sono stati vittime di una barbara esecuzione. Nel deserto a nord e a sud-est di Bengasi si continua a scavare.

Almeno 70 corpi

Al momento, sono diciannove i corpi riemersi a Jakharrah, a circa quattrocento chilometri a nord di Bengazi, almeno trenta a Al kufra. “Stimiamo che potrebbero esserci almeno 70 corpi”, dicono dall’agenzia Onu Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazione. Le due fosse comuni sono state scoperte dopo un raid contro un’organizzazione di trafficanti di uomini, che ha permesso di liberare 76 persone, detenute arbitrariamente, seviziate e torturate. "Siamo profondamente sconvolti”, hanno fatto sapere dall’agenzia Onu.

"La perdita di queste vite è un altro tragico promemoria dei pericoli affrontati dai migranti costretti a intraprendere viaggi pericolosi" ha detto Nicoletta Giordano, Capo della Missione dell'Oim in Libia. "Troppi di loro subiscono gravi forme di sfruttamento, violenza e abuso”.

Alle autorità libiche, l’Oim ha chiesto “una sepoltura dignitosa, identificazione e trasferimento delle vittime, i cui familiari devono essere rintracciati, avvertiti e assistiti”.

Senza lasciare traccia

Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, più del 22 per cento dei 965 migranti e rifugiati morti o spariti in Libia, avrebbero perso la vita in zone rurali. Ma sono numeri approssimati per difetto: molti di loro spariscono in centri di detenzione formali e informali senza lasciare alcuna traccia. Nel deserto si continua a scavare. Kufra, al confine con Egitto e Sudan, è uno dei crocevia del traffico di esseri umani. Su quella rotta – hanno documentato associazioni umanitarie, ong e agenzie Onu – sono stati registrati innumerevoli casi di torture, abusi, stupri, detenzione arbitraria e tratta da parte di milizie, spesso legate a apparati governativi.

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