Si allarga e si complica il caso Paragon. David Yambio, attivista e fondatore della rete Refugees in Libya, che di recente ha denunciato di essere stato vittima del comandante libico Almasri durante la sua prigionia a Mittiga, nei mesi scorsi è stato spiato nell’ambito di “un attacco spyware mercenario”. Non è come Luca Casarini, Beppe Caccia e Francesco Cancellato fra i 90 target, fra cui molti attivisti e giornalisti, avvertiti da Meta giorni fa, a contattarlo – addirittura a metà novembre – è stato il centro di sicurezza di Apple.
"Sono rimasto sorpreso, poi ho avuto paura. Per me, la mia famiglia, i miei contatti stretti, ma anche per tutte quelle persone che quotidianamente si affidano a me”, spiega Yambio. “Sono notoriamente impegnato nel denunciare i crimini che avvengono in Libia, gli accordi che li permettono, sono testimone e vittima di torture e abusi come quelli commessi dal comandante Almasri che l’Italia ha rimandato indietro, e in contatto con altre persone che li subi…
Si allarga e si complica il caso Paragon. David Yambio, attivista e fondatore della rete Refugees in Libya, che di recente ha denunciato di essere stato vittima del comandante libico Almasri durante la sua prigionia a Mittiga, nei mesi scorsi è stato spiato nell’ambito di “un attacco spyware mercenario”. Non è come Luca Casarini, Beppe Caccia e Francesco Cancellato fra i 90 target, fra cui molti attivisti e giornalisti, avvertiti da Meta giorni fa, a contattarlo – addirittura a metà novembre – è stato il centro di sicurezza di Apple.
"Sono rimasto sorpreso, poi ho avuto paura. Per me, la mia famiglia, i miei contatti stretti, ma anche per tutte quelle persone che quotidianamente si affidano a me”, spiega Yambio. “Sono notoriamente impegnato nel denunciare i crimini che avvengono in Libia, gli accordi che li permettono, sono testimone e vittima di torture e abusi come quelli commessi dal comandante Almasri che l’Italia ha rimandato indietro, e in contatto con altre persone che li subiscono o li hanno subiti e li stanno documentando. Per loro essere scoperti significa morte”.
La scoperta dell’attacco spyware
Con una mail, l’azienda ha avvertito Yambio di un attacco spyware in corso, in grado di “compromettere da remoto l'iPhone associato al tuo account Apple", specificando che l’intrusione "è probabilmente rivolta a te a causa di chi sei o quello che fai".
Nel messaggio ricevuto da Meta non si specificava che tipo di spyware stesse tentando di violare il suo telefono e il suo account. Stanno tentando di scoprirlo i ricercatori di CitizenLab, a cui è stato indirizzato dal primo centro di sicurezza digitale che ha contattato.
Si tratta dello stesso team dell’Università di Toronto che traccia le minacce digitali contro la società civile e ha assistito WhatsApp nel rintracciare tentativi di hacking contro le 90 persone prese di mira con lo spyware di Paragon.
Obbligo di tutela
Con l’operazione di spionaggio contro Yambio, il quadro rischia di complicarsi politicamente. E non poco. Lo Statuto di Roma che ha istituito la Corte penale internazionale prevede specifiche forme e obblighi di tutela nei confronti dei testimoni su casi in corso e obbliga a perseguire i reati di cui sono vittime.
"Quando sono arrivato in Italia – spiega Yambio – pensavo che questo fosse un Paese sicuro, ma adesso non so per quanto potrà rimanerlo. Se persone come Almascri, che mi hanno arrestato arbitrariamente e torturato, possono impunemente venire in Italia, vengono aiutati dal governo a sottrarsi alla giustizia, come posso sentirmi al sicuro. Chi mi dice che Almasri non fosse qui per cercare me o gente come me che combatte per svelare al mondo i suoi crimini e gli accordi che li permettono?”.