“Che felicità per Fabo, la sua battaglia coraggiosa ha regalato a tutti noi questo pezzo di libertà”
di Michele BocciValeria Imbrogno in aula durante il processo a Marco Cappato per il suicidio assistito di Dj Fabo, avvenuto in Svizzera
(fotogramma)Firenze — La notizia le è arrivata tra un allenamento e l’altro, da uno degli schermi tv della palestra di Milano dove insegna boxe. Valeria Imbrogno era la compagna di dj Fabo, cieco e tetraplegico a causa di un incidente avvenuto nel 2014. Fabiano Antoniani nell’ultima parte della sua vita, finita con il suicidio assistito in Svizzera il 27 febbraio 2017, ha condotto con Marco Cappato la battaglia che ha portato alla pronuncia della Corte Costituzionale sul fine vita.
Sono passati sei anni da quella decisione e qualcosa si è mosso, una Regione ha fatto una legge che stabilisce tempi e modi del suicidio medicalmente assistito.
“Era ora. Sì, era ora. Speriamo che la Toscana faccia da apripista, per altre regioni e per il Parlamento. Sono contenta perché questa è la battaglia portata avanti da Fabiano. Ora, almeno i cittadini di quella regione potranno autodeterminarsi”.
Come è cambiato in questi anni il suo sentire riguardo ai temi del fine vita?
“Non è cambiato. E oggi, provo u…
Firenze — La notizia le è arrivata tra un allenamento e l’altro, da uno degli schermi tv della palestra di Milano dove insegna boxe. Valeria Imbrogno era la compagna di dj Fabo, cieco e tetraplegico a causa di un incidente avvenuto nel 2014. Fabiano Antoniani nell’ultima parte della sua vita, finita con il suicidio assistito in Svizzera il 27 febbraio 2017, ha condotto con Marco Cappato la battaglia che ha portato alla pronuncia della Corte Costituzionale sul fine vita.
Sono passati sei anni da quella decisione e qualcosa si è mosso, una Regione ha fatto una legge che stabilisce tempi e modi del suicidio medicalmente assistito.
“Era ora. Sì, era ora. Speriamo che la Toscana faccia da apripista, per altre regioni e per il Parlamento. Sono contenta perché questa è la battaglia portata avanti da Fabiano. Ora, almeno i cittadini di quella regione potranno autodeterminarsi”.
Come è cambiato in questi anni il suo sentire riguardo ai temi del fine vita?
“Non è cambiato. E oggi, provo una felicità che mi piacerebbe condividere con Fabiano, perché tutto è partito da lui. È un pezzetto di libertà in più che ha regalato a tutti noi”.
Il Parlamento non ha dato seguito alla richiesta della Consulta di fare una legge, molte Regioni sono indietro e solo una arriva all’approvazione di una legge. Perché?
“Ci ho pensato anche di recente: se chi decide, i politici, passasse anche solo una parte di quello che abbiamo passato noi due, quella sul fine vita sarebbe la prima legge approvata da Parlamento. Si tratterebbe di una scelta di libertà, per una vita di qualità e non di quantità. Ma sono cose che si capiscono solo se le si attraversano”.
Lei le ha attraversate. Dopo, la vita come va avanti?
“Intanto, va avanti, e non è poco. Io ho un sacco di progetti, collaboro con l’associazione Coscioni per il Numero Bianco, che dà informazioni su biotestamento, cure palliative, eutanasia. Le norme sono complicate, per fortuna da adesso un po’ meno, e la mia idea è di far capire anche a chi vive in un paesino quali sono i suoi diritti. Riceviamo 5-600 persone al giorno. Ma nella mia vita c’è anche altro”.
Cosa?
“Continuo a lavorare in carcere come criminologa, ho smesso di fare pugilato agonistico tre anni fa, ma aiuto le ragazze che vogliono iniziare a combattere, spiego loro come salire sul ring. E poi continuo ad allenarmi, se non lo faccio tutti i giorni non dormo bene. Ovviamente, sono ancora una grande appassionata dei viaggi”.
Lei e Fabiano avevate vissuto in India. Ci è tornata?
“Non ci sono più andata dopo la cerimonia che abbiamo fatto per la sua morte e un successivo viaggio in solitaria. Sono passati sette anni. In quel Paese ho vissuto una fase importante della mia vita con lui e non è facile tornarci. Ma lo farò, magari l’anno prossimo. Per ora sto visitando altri posti in Asia”.
Gli anni che sono passati hanno lenito il dolore dei momenti più bui?
“No. Parlo anche da pugile, quando perdi un match se lo richiami alla memoria ti fa star male sempre. Per questo cerco di evitare il ricordo dei giorni più brutti con Fabiano”.
Il suo compagno aveva scelto di essere un personaggio pubblico, per portare avanti la sua battaglia. Anche lei in parte lo è diventata. Come si elabora un lutto in una condizione del genere?
“Io non ho mai mostrato la mia sofferenza più privata agli altri. Quello che vedo di positivo nella sua decisione di rendere il suo percorso pubblico, è che ha fatto capire come due ragazzi semplicissimi come noi, persone comuni, possono cambiare le cose. Abbiamo acceso qualcosa”.
Almeno per i toscani, potrebbero ridursi i viaggi in Svizzera. Il vostro come è stato?
“Pesante. Quella non è casa tua e nel mio caso ho dovuto comprendere le regole e pure la lingua. E poi per lui, in quelle condizioni, il viaggio è stato molto stressante. Sono difficoltà enormi, ma chi guarda da fuori, come il politico che decide, spesso non può capire. Io da quella zona della Svizzera non ci passerò mai più nella vita”.
Da allora come sono cambiati i suoi rapporti affettivi, con familiari e amici?
“Quelli con i familiari sono rimasti immutati. Ma nelle relazioni con gli altri sono cambiata: oggi sono più netta nel giudicare le persone, nel decidere a chi dare spazio e a chi no. Ero sempre stata tollerante e a Fabiano dava fastidio, mi diceva: “Ma, insomma, quella la mandi a quel paese?”. In effetti, vuoi perché ho ereditato un tratto del suo carattere, che tra l’altro a suo tempo non mi piaceva, vuoi per quello che ho passato, oggi sono diventata molto più selettiva”.