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Licenziati i lavoratori dei centri in Albania. Piantedosi: “Restano”. Schlein: “Spreco di risorse”

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I contratti sono stati annullati. Il ministro però ribadisce che i centri per migranti riprenderanno a funzionare. La segretaria del Pd sottolinea che con gli “800 milioni di euro degli italiani si potevano assumere medici e infermieri”
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Il governo non ha intenzione di svuotare i centri per migranti in Albania. Lo ribadisce il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha risposto a una domanda dei giornalisti sul tema. I cronisti gli chiedevano cosa succederà da sabato, quando nei centri per migranti in Albania rimarranno solo pochi poliziotti di guardia e qualche medico. Perché per tutti i lavoratori della Medihospes, la società che ha in gestione i centri di Shwngjin e Gjader, infatti, scatta il licenziamento.

Alla domanda se il governo avesse intenzione di svuotarli, Piantedosi ha riposto con un secco “no”. Una risposta che, naturalmente, fa riferimento al personale delle forze dell’ordine perché comunque la Medihospes, vista l’inattività dei centri che da ottobre ad oggi sono rimasti aperti solo due settimane, ha comunque mandato a casa un centinaio di dipendenti.

I licenziamenti

La notizia, anticipata da Il Domani, conferma che se dovesse andare in porto la modifica in Cpr, a cui da giorni stanno lavorando gli…

Il governo non ha intenzione di svuotare i centri per migranti in Albania. Lo ribadisce il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha risposto a una domanda dei giornalisti sul tema. I cronisti gli chiedevano cosa succederà da sabato, quando nei centri per migranti in Albania rimarranno solo pochi poliziotti di guardia e qualche medico. Perché per tutti i lavoratori della Medihospes, la società che ha in gestione i centri di Shwngjin e Gjader, infatti, scatta il licenziamento.

Alla domanda se il governo avesse intenzione di svuotarli, Piantedosi ha riposto con un secco “no”. Una risposta che, naturalmente, fa riferimento al personale delle forze dell’ordine perché comunque la Medihospes, vista l’inattività dei centri che da ottobre ad oggi sono rimasti aperti solo due settimane, ha comunque mandato a casa un centinaio di dipendenti.

I licenziamenti

La notizia, anticipata da Il Domani, conferma che se dovesse andare in porto la modifica in Cpr, a cui da giorni stanno lavorando gli uffici legislativi di Palazzo Chigi e Cpr, sarebbe necessario bandire un nuovo appalto con caratteristiche del tutto diverse. In Italia, infatti, la gestione dei Centri per il rimpatrio è affidata a società private e multinazionali, con costi già esorbitanti (30 milioni di euro in due anni per i 10 Cpr italiani) che in Albania sarebbero di fatto triplicati.

Ma torniamo al licenziamento di quasi tutti i dipendenti dei centri albanesi. Nella lettera ricevuta dai lavoratori, Medihospes cita come causa del licenziamento "una serie di pronunce giudiziarie contraddittorie e non conformi agli orientamenti della Corte di cassazione italiana nonché l'impossibilità momentanea di accogliere nuovi flussi di migranti".

I contratti dunque - prosegue la lettera - "sono considerati risolti a partire dal 15 febbraio in attesa di una soluzione giuridica stabile e definitiva". Un fatto che ha fatto appunto ipotizzare uno stop dell’operazione in Albania.

Schelein: “Meloni si fermi”

Una risposta arriva dalla segretaria del Pd Elly Schlein: "Con le lettere di licenziamento ai lavoratori dei due centri in Albania tanto voluti da Giorgia Meloni arriva anche l'ennesima certificazione del fallimento di questa operazione che calpesta i diritti fondamentali e le leggi italiane ed europee".

"Uno spreco di risorse economiche, 800 milioni di euro degli italiani che potevano usare per assumere medici e infermieri, e di risorse umane, con centinaia di esponenti delle forze dell'ordine tenuti in Albania a sorvegliare una prigione vuota”, prosegue Schlein. “Solo pochi mesi fa Giorgia Meloni diceva che i due centri in Albania sarebbero stati un investimento, pochi giorni prima di Natale giurava che avrebbero funzionato. Oggi, insieme alla liberazione di Almasri - uno dei più crudeli trafficanti di esseri umani -, sono la rappresentazione plastica della catastrofica e inumana gestione del suo governo del fenomeno migratorio. Basta, si fermi, c'è un Paese che tra calo di produzione industriale, costo dell'energia e salari bassi richiede risposte, non becera propaganda".

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