Avrebbe evitato volentieri il ricovero. Sperava che bastasse la visita compiuta qualche giorno fa all’ospedale dell’isola Tiberina, senza farsi notare, per un esame ai bronchi. Ma la situazione è peggiorata, e per evitare che «l’acuirsi della bronchite» si tramutasse in una polmonite, alla fine papa Francesco ha ceduto alle pressioni di infermieri e medici. Da ieri mattina è ricoverato al policlinico Gemelli e ci rimarrà fino almeno a martedì.
“Infezione alle vie respiratorie”
I primi esami «dimostrano una infezione delle vie respiratorie», ha riferito in serata la sala stampa della Santa Sede: «Le condizioni cliniche sono discrete» e Bergoglio «presenta lieve alterazione febbrile». Il Vaticano sparge cauto ottimismo: il Papa, ha detto il portavoce Matteo Bruni, è sereno, di umore buono, e «ha letto qualche giornale». Attorno all’appartamento papale, al decimo piano del policlinico, si respira in effetti una certa tranquillità. I suoi collaboratori gli portano carte di lavoro, è proba…
Avrebbe evitato volentieri il ricovero. Sperava che bastasse la visita compiuta qualche giorno fa all’ospedale dell’isola Tiberina, senza farsi notare, per un esame ai bronchi. Ma la situazione è peggiorata, e per evitare che «l’acuirsi della bronchite» si tramutasse in una polmonite, alla fine papa Francesco ha ceduto alle pressioni di infermieri e medici. Da ieri mattina è ricoverato al policlinico Gemelli e ci rimarrà fino almeno a martedì.
“Infezione alle vie respiratorie”
I primi esami «dimostrano una infezione delle vie respiratorie», ha riferito in serata la sala stampa della Santa Sede: «Le condizioni cliniche sono discrete» e Bergoglio «presenta lieve alterazione febbrile». Il Vaticano sparge cauto ottimismo: il Papa, ha detto il portavoce Matteo Bruni, è sereno, di umore buono, e «ha letto qualche giornale». Attorno all’appartamento papale, al decimo piano del policlinico, si respira in effetti una certa tranquillità. I suoi collaboratori gli portano carte di lavoro, è probabile che domenica reciti l’Angelus di mezzogiorno dalla camera d’ospedale, se non affacciato al balconcino accanto alle sue stanze.
Fragilità e ricoveri
Francesco, però, ha 88 anni. Nessuno si nasconde che la sua fragilità è aumentata col tempo, tanto più da quando, a causa di un ginocchio malconcio, quasi non cammina più. Dal 2021 è la quarta volta che viene ricoverato al Gemelli, la prima volta per un’operazione al colon, l’ultima, a giugno del 2023, per un intervento all’intestino. Ma è stato il ricovero della primavera di quell’anno ad alzare l’asticella dell’allarme: Bergoglio, al quale da ragazzo fu asportato il lobo superiore del polmone destro, iniziò allora a soffrire, con l’arrivo della stagione fredda, di ricorrenti bronchiti. E non se ne curò troppo. All’improvviso, l’infezione ai bronchi si propagò, salì un febbrone e il Papa fu ricoverato in fretta e furia al Gemelli. Quando fu dimesso con i cronisti scherzò, ma fino a un certo punto: «Mi viene in mente una cosa che mi ha detto un vecchietto più vecchio di me: la morte l’ho vista venire, è brutta eh?». Da allora, per prevenire infezioni del genere il Papa assume medicinali cortisonici che in inverno gli gonfiano visibilmente il viso.
Un ricovero programmato
Questa volta, a differenza di due anni fa, il ricovero non è avvenuto in emergenza. E’ stato programmato in modo da permettere al Papa di svolgere a casa sua, durante la mattinata, diverse udienze. Agli ospiti è stato raccomandato di non intrattenerlo a lungo, Francesco respirava con difficoltà e parlava poco. Poi, senza fretta, il trasporto al Gemelli.
Le pressioni di medici e infermieri
Fortemente caldeggiato dagli infermieri ai quali il Papa si fida e dai medici – pneumologi, rianimatori – che, molto discretamente, da tempo lo seguono in Vaticano e al policlinico romano. E che si sono convinti che se non lo avessero forzato a farsi ricoverare, Francesco avrebbe messo a rischio la sua salute. Perché Jorge Mario Bergoglio non si risparmia, tanto più con il Giubileo in corso. La bronchite si trascina da dieci giorni, domenica scorsa, nonostante più di uno lo sconsigliasse, ha voluto presiedere in piazza San Pietro, in una fredda mattinata romana, la messa per le forze dell’ordine e di polizia. Per lunedì già programmava di andare a Cinecittà per il Giubileo degli artisti. Testardo, e un po’ iperattivo, stava moltiplicando gli impegni, nonostante il malanno non passasse. Ha accettato a malincuore di rimanere alcuni giorni chiuso a Casa Santa Marta, la sua residenza, ma smaniava. Ha continuato a lavorare e ricevere gente. «Sono malato», ha confidato lunedì al rettore della moschea di Parigi, «io abito qui e non posso uscire». Come se fosse segregato. Mercoledì è tornato in pubblico per l’udienza generale, ha voluto fare di persona l’appello per la pace nel mondo ma, per la seconda settimana di seguito, ha fatto leggere la catechesi a un collaboratore. «Mi permetto di chiedere al sacerdote di continuare a leggere», ha detto ai fedeli, «perché con la mia bronchite non posso ancora... spero che la prossima volta possa». Ma la salute non è migliorata come sperava.