Un attacco mirato: hacker russi contro siti di infrastrutture italiane. Porti, aeroporti, banche. Un’azione dimostrativa dal basso impatto pratico ma dall’evidente significato politico: è stato aperto un canale ad hoc per rivendicare l’azione e attaccare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo le parole del Cremlino contro il Quirinale.
Il gruppo di hacker filorussi NoName057(16) è tornato a colpire siti web di soggetti italiani. Sono azioni cominciate già dall’inizio della guerra in Ucraina ma negli ultimi mesi hanno avuto un incremento, seppur i risultati fortunatamente non siano particolarmente importati. Si tratta infatti di attacchi di Ddos: niente furti, quindi, ma mole di dati che si muovono verso un’infrastruttura per rallentarla o impedire il normale funzionamento. Questa volta sono stati colpiti gli aeroporti di Linate e Malpensa, l’Autorità dei trasporti, i porti di Taranto e Trieste e alcuni server di Intesa. Nelle scorse settimane era toccato ad altre banche e porti.
La mano è sempre la solita. La differenza è che, questa volta, nella rivendicazione – fatta circolare su canali Telegram ad hoc – viene citato direttamente il presidente Mattarella, il “russofobo” in relazione alle stesse dichiarazioni per cui era stato attaccato dalla portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. “Hanno voluto rendere evidente” spiega a Repubblica una fonte che lavora a questo tipo di attacchi, “l’attacco di tipo ‘statuale’: in questi casi è sempre difficile capire chi ci sia dietro questi gruppi, ma qui la matrice politica appare evidente”. La Postale ha preparato un’informativa da inviare alla procura di Roma: i server colpiti sono 14, ma arriviamo a un centinaio se si valutano gli ultimi mesi. L’Agenzia nazionale per la cybersicurezza si è mossa anche per supportare e mitigare gli effetti degli attacchi che, comunque, anche grazie alle buone difese dei siti, sono stati abbastanza contenuti.