L’istruttore: “Il pitbull è un cane impegnativo, servono corsi per gestirlo”
di Romina MarcecaL'istruttore cinofilo Pierluigi Raffo
Roma — Pierluigi Raffo, istruttore cinofilo in Trentino Alto Adige, consulente per Lav e riabilitatore per Oipa e Enpa, non ha esitazioni: «Non esistono razze pericolose ma cani più impegnativi, che richiedono maggiore attenzione nell’educazione. Questo vale anche per i pitbull».
Allora perché diventano aggressivi?
«È fondamentale come il pitbull viene allevato nei primi mesi dalla madre. Se è troppo negligente con il cucciolo, lui tenderà a usare in maniera inadeguata la bocca e il morso. L’educazione dei proprietari, poi, è l’altro problema. Il cane prova emozioni, se il padrone lo educa con schiaffi, calci, urla, lui penserà che per difendersi c’è bisogno della violenza. C’è una osmosi, i cani assorbono i nostri stati emozionali. Se l’ambiente è armonico, l’animale è sereno. Se invece vive in una famiglia dove ci sono conflitti, sarà più aggressivo».
Quindi il pitbull non è un cane cattivo?
«È una specie che nasce dall’incrocio tra un terrier e un bull. È aggressivo contro gli …
Roma — Pierluigi Raffo, istruttore cinofilo in Trentino Alto Adige, consulente per Lav e riabilitatore per Oipa e Enpa, non ha esitazioni: «Non esistono razze pericolose ma cani più impegnativi, che richiedono maggiore attenzione nell’educazione. Questo vale anche per i pitbull».
Allora perché diventano aggressivi?
«È fondamentale come il pitbull viene allevato nei primi mesi dalla madre. Se è troppo negligente con il cucciolo, lui tenderà a usare in maniera inadeguata la bocca e il morso. L’educazione dei proprietari, poi, è l’altro problema. Il cane prova emozioni, se il padrone lo educa con schiaffi, calci, urla, lui penserà che per difendersi c’è bisogno della violenza. C’è una osmosi, i cani assorbono i nostri stati emozionali. Se l’ambiente è armonico, l’animale è sereno. Se invece vive in una famiglia dove ci sono conflitti, sarà più aggressivo».
Quindi il pitbull non è un cane cattivo?
«È una specie che nasce dall’incrocio tra un terrier e un bull. È aggressivo contro gli altri cani se non ben socializzato, non contro l’uomo. Negli anni è stato destinato al combattimento e fuori controllo può fare maggiori danni. Per questo è potenzialmente pericoloso. Perché il morso di un pitbull non è certo quello di un barboncino».
Come si spiegano tutte queste aggressioni in famiglia?
«Bisogna porsi delle domande. Nell’ultimo caso, c’è da chiedersi se la bambina fosse stata messa in sicurezza e se lo stesso sia stato fatto per il cane. E come la bambina era stata presentata al pitbull quando è arrivata in casa. Poi dobbiamo capire come mai il pitbull non avesse il microchip. Non dobbiamo prendercela con i cani. Chi possiede certe razze deve avere chiaro qual è il potenziale offensivo. I padroni dovrebbero essere formati con dei corsi».
Ci sono dei Paesi che hanno vietato il possesso dei pitbull.
«Non ha senso tagliare le razze, non è etico. Bisogna educare i padroni e ottenere un’autorizzazione che passi dalla prefettura. Chi ha precedenti per atti violenti o maltrattamenti di animali non dovrebbe avere con sé un cane».
Da anni si discute del patentino.
«Nel 2009 entrò in vigore la legge proposta dall’allora ministra delle Salute, Francesca Martini. Le aziende sanitarie dovevano offrire il patentino gratuitamente ma la formazione non è mai partita a pieno regime. È ora che accada».