Camilla Sanvoisin, la droga ritrovata tra le lenzuola: nelle analisi la chiave del mistero
di Romina MarcecaLa dose di eroina forse sniffata nell’ultima notte trascorsa insieme al compagno, il malore improvviso che non le avrebbe permesso di chiedere aiuto, la droga trovata tra le lenzuola dagli investigatori. Sono i fermo immagine degli ultimi istanti di vita di Camilla Sanvoisin accanto a Giacomo Celluprica, suo convivente da alcuni anni e adesso indagato per la morte della ragazza di 25 anni e per spaccio di metadone. È stato lui a raccontare di avere acquistato la droga a Tor Bella Monaca, la piazza più importante della Capitale.
L’eroina sequestrata
La polizia quell’eroina l’ha ritrovata sul letto della casa della coppia alla Giustiniana, a Roma Nord, dove Camilla è morta. L’involucro è saltato fuori durante il sopralluogo della Scientifica. Dall’analisi di quanto resta di una dose da un grammo, i tossicologi potranno risalire al taglio, cioè se l’eroina era tagliata troppo poco, e comprendere la purezza. Molte overdose, spiegano gli esperti, sono causate dalla troppa purezza della dro…
La dose di eroina forse sniffata nell’ultima notte trascorsa insieme al compagno, il malore improvviso che non le avrebbe permesso di chiedere aiuto, la droga trovata tra le lenzuola dagli investigatori. Sono i fermo immagine degli ultimi istanti di vita di Camilla Sanvoisin accanto a Giacomo Celluprica, suo convivente da alcuni anni e adesso indagato per la morte della ragazza di 25 anni e per spaccio di metadone. È stato lui a raccontare di avere acquistato la droga a Tor Bella Monaca, la piazza più importante della Capitale.
L’eroina sequestrata
La polizia quell’eroina l’ha ritrovata sul letto della casa della coppia alla Giustiniana, a Roma Nord, dove Camilla è morta. L’involucro è saltato fuori durante il sopralluogo della Scientifica. Dall’analisi di quanto resta di una dose da un grammo, i tossicologi potranno risalire al taglio, cioè se l’eroina era tagliata troppo poco, e comprendere la purezza. Molte overdose, spiegano gli esperti, sono causate dalla troppa purezza della droga e dalla poca tolleranza a certi quantitativi da parte di chi l’assume. Non è escluso, però, che il malore che ha ucciso Camilla Sanvoisin possa essere legato a una patologia non diagnosticata. Uno degli aspetti che potrà essere chiarito dai risultati dell’autopsia eseguita al Gemelli.
L’autopsia non scioglie i dubbi
Dai primi esiti dell’esame la giovane, figlia del produttore Axel Egon Sanvoisin e di Eva Audizi, un’artista della ceramica, è morta per un arresto cardiaco. Ma è la causa che ha provocato quell’infarto che adesso va scoperta dagli esami tossicologici e dei tessuti. Non c’era alcun buco da siringa sulle braccia di Camilla e nemmeno segni di violenza sul corpo. Gli investigatori del commissariato Flaminio Nuovo, coordinati dal dirigente Nicola Giantomasi, stanno cercando di rintracciare il pusher che avrebbe venduto la droga a Celluprica. I cellulari dei due fidanzati, sotto sequestro su disposizione del procuratore aggiunto di Roma Giuseppe Cascini, potrebbero fornire la giusta strada per arrivare allo spacciatore.
Le amiche: “Camilla non era una tossica”
Riaggancia il citofono ai giornalisti che le vogliono parlare e resta in silenzio la mamma di Camilla, chiusa nella sua casa a Trinità dei Monti. Ricorda la figlia dal giorno della sua morte, all’alba di giovedì 13 febbraio, con diversi post sui suoi profili social con foto e video in famiglia. Parlano invece, attraverso un pensiero scritto a Repubblica, le amiche di Camilla. Le stesse che lei aveva ricontattato nell’ultimo periodo per confidarsi con loro perché da tempo era “debole e sovrastata dalla situazione in cui si trovava”. Lo raccontano così: “Era venuta a cercare conforto visto i tumultuosi problemi che viveva in quel periodo”. E si scagliano contro quella che definiscono “una narrazione sbagliata”. Scrivono: “Camilla viene descritta come una tossica, cosa che di certo non era”. Ma le amiche non chiariscono quali erano i problemi che stavano stritolando l’anima di Camilla e chiedono solo “silenzio” e “rispetto per una famiglia che sta soffrendo”.