Roma — Andrea Ungar è professore ordinario di geriatria a Firenze e past president della società scientifica della specialità.
Il Papa ha problemi respiratori. Quanto sono diffusi in questo periodo tra gli anziani come lui?
“Molto, tra gennaio e febbraio la situazione è stata davvero pesante. Quest’anno negli ospedali abbiamo osservato un’esplosione di casi, con reparti e pronto soccorso pieni di persone con problemi virali, talvolta legati anche alla non completa estensione della campagna di vaccinazione contro l’influenza”.
Dal Vaticano hanno parlato di “infezione polimicrobica”. Cosa significa?
“Che il problema può essere provocato sia da virus che batteri contemporaneamente. Di solito, come succede anche con la stessa influenza, c’è prima un’infezione virale sulla quale se ne innesta una di origine batterica”.
Perché è stata cambiata la terapia?
“Questo è positivo, come anche il fatto che il Papa non abbia la febbre. Probabilmente all’inizio i colleghi hanno utilizzato degli antibiotici ad ampio spettro. Poi, una volta chiarita la natura del batterio responsabile della malattia, hanno iniziato a somministrare l’antibiotico specifico per contrastarlo”.
Per i batteri ci sono gli antibiotici, e per i virus?
“I farmaci antivirali funzionano soprattutto nelle primissime fasi della malattia. Poi diventa fondamentale l’assistenza ospedaliera. Bisogna lavorare sulla nutrizione, mettere il paziente in poltrona, perché se sta seduto respira meglio, e fargli fare ginnastica respiratoria”.
Si è parlato di bronchite ma non si è fatto cenno a una eventuale polmonite. Qual è la differenza delle due malattie in fatto di gravità?
“I bronchi sono le vie che portano l’aria ai polmoni. Se sono colpiti da un’infezione bisogna usare gli stessi trattamenti farmacologici che vengono messi in atto nel caso della polmonite, che di solito è più grave”.
Si prospetta un ricovero lungo, quanto potrebbe durare?
“Dipende da come funzionano le terapie, di certo ci potrebbe volere anche più di una settimana. Ovviamente, le variabili sono tante. L’organismo è uno e quando a 88 anni non funziona una sua parte bisogna evitare scompensi di altri organi”.
Quanto rischia il Papa?
“Sono problemi che si superano, ma va visto anche lo stato generale di salute con cui vengono affrontati. Il Papa è molto anziano e come tanti suoi coetanei ha una serie di acciacchi. Ma se riescono a tenerlo seduto, gli fanno fare ginnastica respiratoria e hanno individuato la terapia idonea supererà sicuramente anche questa. Giocherà un ruolo anche la grande solidarietà che sta ricevendo da tutto il mondo, perché non essere soli aiuta a guarire”.