Stress e troppo lavoro, i medici specializzandi in fuga dagli ospedali
di Michele BocciUn test super selettivo per entrare nella facoltà di Medicina, sei anni per laurearsi e poi di nuovo studio, per fare bene il concorso di specializzazione e poter così scegliere la disciplina e la sede dove impararla. È qui, nel reparto universitario dove si dovrebbe praticare il mestiere per conoscerlo al meglio, che il sogno per molti giovani laureati si schianta contro una realtà diversa. “Siamo stati in servizio anche per 70 ore alla settimana invece di 36, a fare i turni in reparto e in ambulatorio da soli, a prenderci responsabilità non previste”. Il racconto è di uno studente di Genova che ha deciso di mollare la specializzazione nei giorni scorsi, a pochi mesi dall’inizio del primo anno.
Problemi in tante università
Ma le storie sono tante, in tutta Italia. Le raccoglie Als, l’Associazione liberi specializzandi. All’azienda ospedaliera delle Marche, ad esempio, qualcuno ha pure fatto delle registrazioni, come quella in cui un medico strutturato dice a dei colleghi che stanno …
Un test super selettivo per entrare nella facoltà di Medicina, sei anni per laurearsi e poi di nuovo studio, per fare bene il concorso di specializzazione e poter così scegliere la disciplina e la sede dove impararla. È qui, nel reparto universitario dove si dovrebbe praticare il mestiere per conoscerlo al meglio, che il sogno per molti giovani laureati si schianta contro una realtà diversa. “Siamo stati in servizio anche per 70 ore alla settimana invece di 36, a fare i turni in reparto e in ambulatorio da soli, a prenderci responsabilità non previste”. Il racconto è di uno studente di Genova che ha deciso di mollare la specializzazione nei giorni scorsi, a pochi mesi dall’inizio del primo anno.
Problemi in tante università
Ma le storie sono tante, in tutta Italia. Le raccoglie Als, l’Associazione liberi specializzandi. All’azienda ospedaliera delle Marche, ad esempio, qualcuno ha pure fatto delle registrazioni, come quella in cui un medico strutturato dice a dei colleghi che stanno facendo il corso: “Non è la velocità che vi si chiede, è l’attenzione; perché se con i pazienti ci parlate solo voi, se una roba vi sfugge, io non lo vedo proprio, però la firma è la mia”. Il punto è che le norme richiedono che accanto allo specializzando ci sia sempre un tutor, proprio per rendere la formazione più efficace e garantire al paziente l’assistenza di uno strutturato.
Le ragioni dell’uso improprio degli specializzandi
Ci sono anche i problemi di organico di molti reparti pubblici dietro l’uso improprio degli specializzandi, medici che guadagnano circa 1.700 euro al mese netti dai quali devono toglierne 200 per le tasse universitarie. In certe realtà fanno molto di più di quanto è previsto dal loro contratto, in altre invece sono sottoutilizzati, soprattutto in alcune chirurgie dove non vengono praticamente fatti entrare in sala operatoria (o dove possono accedere solo alcuni giovani dottori). Due facce della stessa medaglia.
Gli abbandoni
L’effetto è che il numero di abbandoni dell’agognata borsa è alto. Tra il 15 e il 20% dei 10 mila giovani medici arruolati in un anno (cioè da 1.500 a 2.000 persone) lascia. La maggior parte ci riprova in altre discipline, magari in una facoltà diversa. Altri, spiegano dall’Anaao, il sindacato degli ospedalieri, cambiano strada, puntano sul tirocinio per diventare medici di famiglia, vanno all’estero, oppure si mettono a lavorare come guardie o comunque fanno attività che non richiedono specializzazione. “I motivi per cambiare sono più di uno – spiega Massimo Minerva, di Als – Alcuni non possono essere modificati, come quando il giovane medico capisce che quella non è la sua strada. In molti casi invece si potrebbe agire, ad esempio quando ci sono orari che non rendono possibile la vita privata”. Da Padova, ad esempio, è arrivata una testimonianza in questo senso, da parte di una specializzanda che poi ha lasciato. “Mi sono interrogata più volte se abbandonare la scuola fosse giusto - ha scritto sempre ad Als - Sono giunta alla conclusione che ci sono priorità nella vita, in primis il benessere personale, questi ritmi non sono compatibili con uno stile di vita sano ed è inaccettabile che un giovane medico nel 2025 non possa specializzarsi in quello che ha sempre desiderato dopo anni di studio alle spalle”. La dottoressa ha riferito di turni che iniziavano alle 7.15 e finivano alle 20.30. Nelle giornate normali, con urgenze o reperibilità si rimaneva ad oltranza.
Soldi buttati
Il percorso di specializzazione dura 4 o 5 anni a seconda della disciplina. Quando qualcuno abbandona, c’è anche uno spreco. Lo Stato butta i soldi usati per pagare, anche per pochi mesi, lo stipendio al dottore. Minerva ha calcolato che in un anno vadano perduti fino a 35 milioni di euro. Una cifra che dovrebbe suggerire a chi gestisce le scuole di specializzazione di rispettare le regole su orari e responsabilità, per evitare almeno gli abbandoni dovuti al troppo lavoro. Ma la questione economica è solo una di quelle che entrano in gioco. Sprechi a parte, far funzionare tutte le scuole di specializzazione serve a formare meglio i medici del futuro e a dare l’assistenza migliore possibile ai malati.