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Cavo Dragone: “La Nato sosterrà Kiev. Pronti a forza di pace solo con l’aiuto Usa”

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L’ammiraglio che guida i piani della coalizione: “I crimini russi in Ucraina sono indelebili. Servono garanzie contro ogni futura aggressione”
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La coesione della Nato va conservata a ogni costo e anche se dovesse nascere l’Alleanza “a due teste” ipotizzata dall’amministrazione Trump, il cuore resterà unico. Oggi il sostegno militare all’Ucraina prosegue senza se e senza ma: le stragi di civili commesse dai russi sono indelebili e i negoziati dovranno garantire la sicurezza di quel Paese da ogni aggressione. Pure in un momento di grande turbolenza, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone ha le idee chiare sul futuro della Nato. L’ex capo di Stato maggiore della Difesa ha assunto l’incarico di presidente del Comitato militare che concretizza i piani dell’Alleanza in una fase storica in cui tutti gli equilibri vengono messi in discussione. «Ma io credo che la Nato di domani non si possa discostare molto dall’attuale e la vedo impostata a realizzare gli obiettivi programmati: l’Alleanza è un elemento fondamentale della sicurezza internazionale ed europea. Credo che la parola chiave sia sempre e comunque coesione: la forza e la coesion…

La coesione della Nato va conservata a ogni costo e anche se dovesse nascere l’Alleanza “a due teste” ipotizzata dall’amministrazione Trump, il cuore resterà unico. Oggi il sostegno militare all’Ucraina prosegue senza se e senza ma: le stragi di civili commesse dai russi sono indelebili e i negoziati dovranno garantire la sicurezza di quel Paese da ogni aggressione. Pure in un momento di grande turbolenza, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone ha le idee chiare sul futuro della Nato. L’ex capo di Stato maggiore della Difesa ha assunto l’incarico di presidente del Comitato militare che concretizza i piani dell’Alleanza in una fase storica in cui tutti gli equilibri vengono messi in discussione. «Ma io credo che la Nato di domani non si possa discostare molto dall’attuale e la vedo impostata a realizzare gli obiettivi programmati: l’Alleanza è un elemento fondamentale della sicurezza internazionale ed europea. Credo che la parola chiave sia sempre e comunque coesione: la forza e la coesione della Nato devono essere conservate a ogni costo. Soprattutto in questa fase negoziale in cui le parti dovrebbero essere pronte a parlarsi, i ranghi vanno tenuti serrati perché la Nato resti un punto di riferimento».

Il ministro della Difesa Usa Pete Hegseth ha delineato una sorta di “Nato a due teste”, con gli Usa rivolti all’Indo-Pacifico e gli europei che si fanno carico da soli della sicurezza del Continente. Questa visione non rischia di incrinare la solidità del Patto atlantico?

«Secondo me no, perché va interpretata con un approccio strettamente operativo. Partiamo da un punto fermo: nessuno riesce a fare qualcosa da solo in uno scenario internazionale così complesso. Vediamo che la Russia e la Cina attualmente lavorano in maniera molto coordinata nel tutelare i loro interessi: un esempio è l’Artico. Se il risultato degli accordi futuri dovesse essere “una Nato a due teste”, una nell’Indo-Pacifico e una in Europa, a me va benissimo: vorrà dire che l’Alleanza sarà una risorsa preziosa per la stabilità mondiale pure in teatri lontani. Possiamo però dire una cosa: anche con due teste, ho la certezza che il cuore della Nato rimarrà uno solo».

C’è un forte dibattito sull’aumento della spesa militare. Trump ha chiesto di portarla al 5% del Pil. Quale pensa che sia il livello di spesa sostenibile per i Paesi europei?

«Diciamo anzitutto che non è assolutamente sufficiente una spesa del 2 per cento per rendere operativi i piani per contrastare le minacce, già approvati dai Paesi membri. Servono forze e armamenti, per cui è necessario avere fondi. Credo che il 5% sia alto, ma il 2% è sicuramente inadeguato: la problematica va affrontata con scelte intelligenti e sistematiche. Un esempio fra tutte quella di non considerare la spesa militare nel Patto di Stabilità della Ue: una posizione che l’Italia sostiene da molto tempo. E poi bisogna chiarirci su cosa significa spendere di più: credo vada aperta una nuova stagione di cooperazione industriale, come nel secondo dopoguerra. Questo ci porterà a razionalizzare gli investimenti con un impatto qualitativo decisamente maggiore di quello attuale. I Paesi europei stanno spingendo le loro industrie in questa direzione: se devo trovare un anello debole nella catena è proprio l’industria che non ha fatto il salto di qualità necessario. Finora ha ragionato sul breve termine, massimizzando i profitti: adesso non è più accettabile».

Nella conferenza di Monaco sono emerse posizioni divergenti sui negoziati per chiudere il conflitto in Ucraina. Come pensa si possa arrivare a fermare le armi?

«La Conferenza di Monaco è stata per molti aspetti sorprendente. Ma bisogna stare attenti alle dichiarazioni del momento: c’è stato un polverone e quando si placherà potremo vedere l’orizzonte. Monaco ha dimostrato che la diplomazia internazionale è in grande movimento, anche perché c’è tantissimo lavoro da fare: l’Ucraina è il primo elemento, ma non l’unico. L’incontro Trump-Putin sarà a vasto spettro: ritengo che non parleranno solo di Ucraina ma di Europa, Artico, Medio Oriente, Africa e Asia. Perché la competizione Usa-Russia è di portata globale, con la Cina che entra ed esce dal palcoscenico a suo piacimento ed è un attore con cui tutti devono fare i conti. Secondo me l’Europa sta reagendo e mi aspetto che nasca una rinnovata spinta per la creazione di una Difesa della Ue, che ormai è ineludibile».

Lei già nell’autunno 2023 ha sottolineato lo stallo nelle operazioni militari: nessuno dei belligeranti era in grado di ottenere una vittoria definitiva. Ora è appena stato in Ucraina: che situazione ha trovato?

«Ho visto un popolo determinato che sta combattendo per la sua libertà e per la nostra, con sacrifici incalcolabili provocati dall’aggressione russa. Noi come Nato continuiamo a sostenere le forze armate ucraine con determinazione e con convinzione. Lo scopo è far sedere l’Ucraina al tavolo delle trattative con una posizione di forza. Mi lasci dire che il popolo e i militari ucraini sono un esempio cristallino di eroismo: dobbiamo confermare il nostro supporto senza se e senza ma».

Lei ha citato Mariupol, Bucha, Irpin dichiarando che questi crimini contro l’umanità non verranno mai dimenticati. Non le sembra che oggi tanti chiudano gli occhi sugli orrori dell’invasione russa?

«Tra i militari della Nato, no: queste stragi lasciano cicatrici indelebili. La questione secondo me è politica: servono negoziati che siano propedeutici a una pace definitiva e duratura. Nel diritto bellico c’è l’obbligo di rispettare i civili e i prigionieri, cosa che non è avvenuta in queste località dove sono successi crimini che hanno inorridito tutti e non vanno dimenticati».

Si discute di forze di pace da schierare in Ucraina. Gli Usa hanno detto che non ne faranno parte. Che tipo di missione sarà necessaria?

«I negoziati devono ancora partire e il conflitto è in una fase dinamica: la Russia sta premendo e non accenna a fermarsi. Io credo che potremo capire quello che serve quando ci sarà il cessate il fuoco. Dopo Monaco in tutti i consessi c’è stata una richiesta univoca: se ci sarà un contingente da schierare - e i Paesi Nato europei si sono resi a vario titolo disponibili - anche se gli americani non saranno presenti con militari sul terreno, lo siano comunque come enablers, cioè come forze di supporto. Credo che possa sicuramente essere messo in conto: ci vuole una garanzia duratura contro ogni rischio di invasione. Serve a loro e a noi».

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