Tre modifiche della terapia in cinque giorni. Un linguaggio che, pur con l’understatement del bollettino medico, certifica un crescendo di problemi. E una palpabile apprensione che non spegne la speranza ma conferma che le condizioni di salute di papa Francesco non sono buone. In un breve lasso di tempo il ricovero di Jorge Mario Bergoglio è passato da routine sanitaria a fantasma che agita le sacre stanze e la Chiesa cattolica mondiale.
Un iniziale raffreddore
Jorge Mario Bergoglio ha contribuito alla parabola. Non ha mai drammatizzato il malanno, che ha inizialmente trattato da raffreddore di stagione. Nonostante il freddo, e nonostante i pregressi, non si è risparmiato, così come non lo ha mai fatto in undici anni di pontificato: «Non ho accettato di essere eletto Papa per riposare», il suo refrain con i collaboratori che gli consigliavano maggiore prudenza. Venerdì mattina ha voluto esaurire tutte le udienze in calendario, chi gli ha parlato ha notato che respirava e parlava a fat…
Tre modifiche della terapia in cinque giorni. Un linguaggio che, pur con l’understatement del bollettino medico, certifica un crescendo di problemi. E una palpabile apprensione che non spegne la speranza ma conferma che le condizioni di salute di papa Francesco non sono buone. In un breve lasso di tempo il ricovero di Jorge Mario Bergoglio è passato da routine sanitaria a fantasma che agita le sacre stanze e la Chiesa cattolica mondiale.
Un iniziale raffreddore
Jorge Mario Bergoglio ha contribuito alla parabola. Non ha mai drammatizzato il malanno, che ha inizialmente trattato da raffreddore di stagione. Nonostante il freddo, e nonostante i pregressi, non si è risparmiato, così come non lo ha mai fatto in undici anni di pontificato: «Non ho accettato di essere eletto Papa per riposare», il suo refrain con i collaboratori che gli consigliavano maggiore prudenza. Venerdì mattina ha voluto esaurire tutte le udienze in calendario, chi gli ha parlato ha notato che respirava e parlava a fatica. Solo dopo è salito in macchina e si è fatto portare al policlinico Gemelli «per alcuni necessari accertamenti diagnostici e per proseguire in ambiente ospedaliero le cure per la bronchite tutt’ora in corso». Comunicato asettico, nessun allarme. A sera un primo bollettino medico parlava dell’«acuirsi della bronchite», dal giorno dopo la comunicazione ufficiale virava sulla definizione «infezione delle vie respiratorie»: espressione più vaga, che faceva però trasparire un campo di diffusione più ampio dei soli bronchi. Aveva attecchito sui polmoni?
Cambio di farmaci
Già il secondo giorno di ricovero, ad ogni modo, «la terapia è stata leggermente modificata in base agli ulteriori riscontri microbiologici». Nessun segno di febbre, come quando il Papa era arrivato al policlinico, e anzi «gli esami di laboratorio odierni riscontrano il miglioramento di alcuni valori». Ma il mix farmacologico adottato inizialmente, e in particolare la cura cortisonica alla quale Bergoglio si è sottoposto già nella sua residenza vaticana di Casa Santa Marta, evidentemente non era adeguato. Sabato lo staff medico ha prescritto «riposo assoluto» al Papa, che ha dovuto saltare l’Angelus di domenica. Anche qui, nessun allarme, ma la sensazione che ci fosse bisogno di un irrobustimento delle cure.
“Quadro clinico complesso”
Lunedì è arrivata la doccia fredda. «Tutti gli accertamenti effettuati sino ad oggi sono indicativi di un quadro clinico complesso che richiederà una degenza ospedaliera adeguata», si leggeva nel nuovo bollettino medico. Una permanenza in ospedale più lunga, forse di qualche settimana. Non solo. Quel giorno sono arrivati i risultati degli accertamenti effettuati nei giorni precedenti ed «hanno dimostrato una infezione polimicrobica delle vie respiratorie che ha determinato una ulteriore modifica della terapia». Notizia negativa: gli antibiotici non erano ben tarati perché generici. Notizia positiva: ora la cura era stata ricalibrata e poteva dunque essere più efficace.
La polmonite bilaterale
Il Papa non ha mai smesso di lavorare, ha letto i giornali, ha telefonato alla parrocchia di Gaza e ad alcuni amici. Un quadro tutto sommato rassicurante. Ieri sera, però, l’ulteriore allarme. Il quadro clinico rimane «complesso». Anzi, l’infezione ai bronchi, rende il trattamento terapeutico «più complesso». Ma la novità è nella seconda parte del bollettino medico. SI scopre che il Papa è stato sottoposto ad una «tac al torace« ieri pomeriggio e l’esame ha rilevato «una polmonite bilaterale che ha richiesto un’ulteriore terapia farmacologica». Tra chi segue la salute del Papa da giorni sorge l’interrogativo: possibile che nei controlli fatti al suo arrivo al Gemelli, o anche nella visita che aveva fatto all’ospedale dell’isola Tiberina nei giorni precedenti il ricovero, non sia stata fatta una prima tac? Improbabile che lo stato dei polmoni non sia stato preso in esame. E dunque solo ieri è risultata evidente una polmonite ad entrambi i polmoni. L’infezione sembra essersi diffusa. Il corpo del Papa non ha ancora reagito a dovere. E si impone una terza, ulteriore modifica della terapia farmacologica.