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Ceri, preghiere e disegni per Papa Francesco: “Abbiamo bisogno di lui in un’epoca così travagliata”

Alcuni lumini posizionati sotto la statua di Giovanni Paolo II all’ingresso del Policlinico Gemelli, dove è ricoverato Papa Francesco, Roma, 19 febbraio 2025. ANSA/ALESSANDRO DI MEO 

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La preoccupazione dei fedeli provenienti da tutto il mondo radunati in piazza San Pietro e davanti al policlinico Gemelli
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ROMA — Anche il chiosco di souvenir in via di Porta Angelica racconta che qualcosa è cambiato: «Da un paio di giorni i pellegrini comprano più portarosari con l’immagine del Papa, è il loro modo per sentirlo vicino».

Non è una giornata qualunque in piazza San Pietro: tra le migliaia di fedeli che percorrono via della Conciliazione verso la Porta Santa e i turisti in coda davanti al Colonnato c’è la presenza pesante di un’assenza.

Ana è con sua figlia, argentina come Papa Francesco e si commuove: «Lo amiamo — dice — Che migliori al più presto». Rosaria arriva dal Perù: «Siamo preoccupati, è una persona speciale». E Marcos: «Preghiamo per lui, non solo noi qui ma anche i nostri familiari in Messico».

C’è una signora che ha preso il pullman da Acerra: «Sia…

ROMA — Anche il chiosco di souvenir in via di Porta Angelica racconta che qualcosa è cambiato: «Da un paio di giorni i pellegrini comprano più portarosari con l’immagine del Papa, è il loro modo per sentirlo vicino».

Non è una giornata qualunque in piazza San Pietro: tra le migliaia di fedeli che percorrono via della Conciliazione verso la Porta Santa e i turisti in coda davanti al Colonnato c’è la presenza pesante di un’assenza.

Ana è con sua figlia, argentina come Papa Francesco e si commuove: «Lo amiamo — dice — Che migliori al più presto». Rosaria arriva dal Perù: «Siamo preoccupati, è una persona speciale». E Marcos: «Preghiamo per lui, non solo noi qui ma anche i nostri familiari in Messico».

C’è una signora che ha preso il pullman da Acerra: «Siamo in pensiero, come per ogni uomo, questo ci ha insegnato Francesco, a essere umani». Giovanni, palermitano, è ottimista: «Ha una grande fibra, ce la farà». E Francesca, di Roma: «Abbiamo bisogno di una figura così, un mediatore, la persona giusta in quest’epoca assai travagliata».

C’è anche un gruppo di ragazzi che fa selfie davanti alle transenne dopo l’esame di diritto canonico, ripetono quel che potrebbe accadere, il conclave, le fumate: «Ma non è ancora il suo tempo, aspettiamo come tutti il ritorno del nostro Papa».

Ci sono sette chilometri tra qui e il policlinico Gemelli, la distanza che separa l’attesa da quelle due finestre illuminate al decimo piano del Vaticano 3, come lo ribattezzò Papa Wojtyla. È sotto la sua statua che altri fedeli, pazienti, cittadini si riuniscono in un continuo via vai di preghiera. Ci sono i lumini con il volto di Francesco, le candele accese, fiori, lettere, poster: «Per il Papa» e un cuoricino; «Riprenditi, dagli Stati Uniti».

Brunella è venuta da Sorrento con suo figlio, 10 anni e un delicato intervento: in borsa ha una busta per il Pontefice, dentro c’è il disegno della Madonna del Rosario di Pompei e alcune righe: «Capiamo la sofferenza, le siamo vicino». Giuseppe si raccoglie a lungo in silenzio: «L’ho sentito spiritualmente con me in un momento di difficoltà e ora ho voluto essere qui. Confido in un miracolo». Una donna col volto rigato di lacrime, racconta: «Ho raccomandato mio marito al Santo Padre: ce la faranno insieme».

Tra i banchi della cappella c’è una folla ad ascoltare don Nunzio Currao: «Che il Signore custodisca Papa Francesco affinché possa continuare a guidare la Chiesa con la sua saggezza e il suo amore», dice a messa accompagnato dal coro del Gemelli, «perché la musica arrivi fin su», al decimo piano.

Ma più di tutti sono i bambini a tifare per il Papa. Una ventina di cappellini arancioni si fermano a mezzogiorno sotto le finestre. Sono gli alunni dell’istituto Lambruschini di Roma, li ha portati qui la maestra Michela Gigante: «Il Papa si è speso per la pace e volevano salutarlo, ci tenevano, per loro è come un nonno».

Alcuni giovani studenti durante un momento di preghiera sotto la statua di Giovanni Paolo II all’ingresso del Policlinico Gemelli, dove è ricoverato Papa Francesco, Roma, 19 febbraio 2025. 

Da ogni parte del mondo arrivano disegni: chi lo ritrae malato con bimbi-medici che gli portano biberon di farmaci, chi con Peppa Pig, o in un arcobaleno di colori o di nuovo al suo posto, a casa, a San Pietro.

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