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Dietrofront su Regeni, il diplomatico ritratta: “Ero in Giappone”

Giulio Regeni, ucciso in Egitto nel 2016

 

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Varricchio cambia versione dopo l’udienza di qualche giorno fa. I giudici inviano il documento in procura: ipotesi falsa testimonianza
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ROMA — «Illustrissimo presidente, a margine della mia audizione, ritengo opportuno precisare che soltanto dopo l’udienza, consultando le mie agende, ho verificato di essere partito dall’Italia il 26 gennaio del 2016 per il Giappone. Ho fatto rientro a Roma alla fine dei lavori, il 31 gennaio. A partire da quel momento ho potuto occuparmi personalmente della drammatica vicenda di Giulio Regeni. Distinti saluti, Armando Varricchio». Il colpo di scena nel processo Regeni arriva da queste poche righe depositate agli atti dell’udienza dal diplomatico italiano, ex consigliere diplomatico dell’allora presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Un documento che la Corte di assise di Roma ha immediatamente inviato in Procura per fare le sue valutazioni: il rischio è una contestazione per falsa testimonianza a carico del diplomatico.

ROMA — «Illustrissimo presidente, a margine della mia audizione, ritengo opportuno precisare che soltanto dopo l’udienza, consultando le mie agende, ho verificato di essere partito dall’Italia il 26 gennaio del 2016 per il Giappone. Ho fatto rientro a Roma alla fine dei lavori, il 31 gennaio. A partire da quel momento ho potuto occuparmi personalmente della drammatica vicenda di Giulio Regeni. Distinti saluti, Armando Varricchio». Il colpo di scena nel processo Regeni arriva da queste poche righe depositate agli atti dell’udienza dal diplomatico italiano, ex consigliere diplomatico dell’allora presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Un documento che la Corte di assise di Roma ha immediatamente inviato in Procura per fare le sue valutazioni: il rischio è una contestazione per falsa testimonianza a carico del diplomatico.

Varricchio ha infatti smentito quanto lui stesso aveva dichiarato nella scorsa udienza nel ricostruire i giorni dopo il sequestro di Giulio. L’allora consigliere del premier aveva raccontato di aver ricevuto dall’ambasciata italiana al Cairo il 28 gennaio una nota classificata e con la dicitura «urgenza». «Ogni giorno le comunicazioni sono moltissime — ha detto l’ambasciatore in aula durante l’udienza dell’11 febbraio scorso — la comunicazione del 28 la ricordo bene. Si dava conto di passi svolti a fronte di un caso che stava acquisendo particolare rilevanza». È rilevante ma non viene comunicata subito al presidente del Consiglio aveva detto Varricchio confermando così la versione di Renzi che in aula aveva spiegato di essere stato messo a conoscenza del «rapimento di un ricercatore italiano» soltanto il 31 gennaio. «Se lo avessi saputo prima, forse, avrei potuto fare qualcosa».

Le dichiarazioni di Varricchio nella scorsa udienza avevano provocato la rabbia della famiglia Regeni. «Sappiamo benissimo che le responsabilità sono in Egitto e chi ha preso torturato e ucciso Giulio sta lì» aveva detto l’avvocata Alessandra Ballerini. «Ma oggi quella dell’ambasciatore è una deposizione imbarazzata e imbarazzante. Le parole dell’ex premier Renzi pesano come “dei macigni”. Ha detto “se lo avessi saputo prima Giulio sarebbe salvo…” e invece abbiamo sentito una delle persone che avrebbe potuto dirglielo prima e che non lo ha fatto».

Ora si scopre che in realtà Varricchio non lo aveva comunicato al premier perché non c’era. «E noi siamo basiti» dice Ballerini. «Eravamo rimasti sorpresi dalle sue precedenti dichiarazioni: era stata una testimonianza nella quale si dava atto di una serie di cose ed aveva riferito contatti frequenti con la Farnesina e oggi viene fuori che si è occupato della scomparsa di Giulio solo il 31 sera». Al di là delle decisioni che prenderà la procura sulla retromarcia, la nuova versione di Varricchio alimenta i sospetti su come l’Italia abbia gestito i primi giorni dopo la scomparsa di Regeni. Se davvero, cioè, sia stato fatto tutto il possibile per tirare fuori dalle prigioni egiziane il ricercatore italiano quando era ancora vivo.

Il processo riprenderà l’8 aprile. In discussione le dichiarazioni dell’ambulante che vendette Regeni ai servizi egiziani.

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